Pietro Pasqualini, per tutti Piero, nato il 10 agosto 1926, è salito di recente agli onori della cronaca locale per le sue doti sportive legate all’età: 100 primavere.
Piero è un lugagnanese “acquisito” da quando, quattro anni fa, ha iniziato a frequentare il circolo tennis partecipando al “torneo dei Mostri”, in coppia con il lugagnanese doc Massimo Gasparato.
Con i suoi modi semplici e sinceri, il carattere aperto e affabile, pur non amando la luce dei riflettori, è diventato subito il beniamino del Torneo, fonte di ispirazione – e probabilmente di sana invidia – per tutti.
Il Baco gli aveva dedicato un servizio video, incentrato sulle sue vicende sportive, già lo scorso anno, ora possiamo conoscerlo un po’ di più, aggiungendo a quanto già noto qualche elemento e tratto biografico più personale.
Nasce secondogenito a Verona dove il padre militare era di stanza. La madre lombarda e il padre marchigiano si erano conosciuti per uno di quegli strani casi del destino a Treviglio qualche anno prima.

Sua madre apparteneva ad una famiglia della buona borghesia, discendente di una nobile casata con padre medico. Suo padre giovane reduce della grande guerra originario di un piccolo paese delle Marche: famiglia povera e fratelli emigrati in Argentina a “cercar fortuna”.
Dopo Piero nascono altri tre figli, lui è parecchio discolo, molto fisico. Gli piace correre, giocare, arrampicarsi, sfidarsi con i compagni: è una vita libera. Soffre solo le adunate fasciste che lo costringono a stare fermo per ore “inquadrato, allineato e coperto”.
E’ il tipico monello. Quando scoppia la guerra non ha ancora 14 anni e quando finisce ne ha quasi 19; ha vissuto esperienze che si sono impresse per sempre nella sua memoria: i bombardamenti, i corpi dei morti per strada, la penuria di cibo, il lavoro a scavare trincee sulle Torricelle, sotto il comando tedesco, ma anche l’incontro con Silvana, quella che sarebbe diventata sua moglie, sfollata da Firenze, con la quale arrivano i due figli, Giusi e Francesco.
Il padre dopo la guerra, vende tutti i terreni, e compra una corriera. Inizia l’avventura della ditta Pasqualini, anche Piero spesso guida i pullman e intanto studia medicina a Padova e poi a Ferrara.
L’aneddoto singolare è che una delle prime tratte percorse dalle corriere Pasqualini – con Piero al volante – prevedeva l’attraversamento del paese di Lugagnano e, visto l’alto polverone sollevato sulla strada bianca, il detto popolare diffuso fosse “ariva la diligensa”.
L’EDITORIALE DEL BACOBrian May dice basta ai tour. Ma la magia dei Queen non va in pensioneSi sposa e si trasferisce a Firenze la città della moglie. Quando si apre un’opportunità a Verona di rilevare uno studio ritorna in Veneto, per più di trent’anni ha fatto il medico di famiglia tra Santa Croce e Borgo Venezia.
Il suo fisico ha bisogno di movimento sempre, d’inverno lo sci, d’estate la bicicletta e la montagna. Ritaglia il tempo, tra un ambulatorio e le visite domiciliari che ogni giorno sono numerose, come capitava un tempo ai medici di famiglia, per caricare l’attrezzatura in macchina e portare i figli a sciare al Branchetto o a San Giorgio, che negli anni Settanta erano pieni di neve già a novembre.

Si avvicina al tennis verso i 40 anni, grazie alla sorella Maria, che lo pratica da anni. Lo ritiene inizialmente uno sport di scarso impegno sportivo, più adatto alle donne, ma ben presto si appassiona.
La pensione arriva nel 1996, a 70 anni, e apre un periodo intenso e pieno: con gli amici di una vita va spesso in montagna a camminare per rifugi, d’inverno a sciare, discesa e fondo. Sono anni sereni anche di viaggi. D’estate due mesi in montagna, in Tirolo subito al di là delle Alpi a cercare funghi, la passione della moglie.
Gli piace anche studiare: tedesco, inglese, informatica. Scopre anche il ballo. Non riesce mai a stare fermo, ogni cosa lo appassiona, lo incuriosisce. Quando scopre di poter giocare a scacchi al computer può perdere delle ore in partite estenuanti. Gli piace anche la sfida logica che richiede la risoluzione degli schemi di sudoku.
E’ stato tranquillo forse solo negli anni nei quali ha assistito la moglie (scomparsa nel 2022) con dedizione e affetto senza limiti, dosandole le medicine, consolandola con la sua presenza positiva e propositiva.
Dopo la morte della moglie si riorganizza le giornate: scarica le ricette da internet, impara a tirare la pasta, fa la spesa al supermercato e va a prendere il pane dal suo fornaio di fiducia a San Felice Extra, mantenendo comunque vivo l’interesse e il tempo per gli altri hobby e, soprattutto, l’attività fisica e sportiva, raggiungendo due/tre volte alla settimana con la sua macchina gli impianti di Caselle di Sommacampagna per l’immancabile sfida a tennis con Calogero.
Il suo segreto è forse qui, nel riuscire a trovare nelle cose sempre il lato positivo, ad accogliere i conti che la vita ti pone davanti senza recriminazioni o rancore, a sperimentare cose nuove e appassionarsi a tutto e soprattutto, come dice sempre, cercare di non arrabbiarsi mai.
E il traguardo del secolo di vita, in piena autonomia e indipendenza fisica e mentale, suggerisce che, con la complicità certamente della genetica, quel segreto funziona e con un po’ di fortuna può essere alla portata di tutti.
Buon compleanno e buona vita Piero, e grazie per l’esempio.
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