“Zona rossa” no, “rosso sangue” sì. La Fidas di San Giorgio in Salici fa il punto sulle donazioni

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Il colore rosso, che da qualche tempo a questa parte tiene tutti col fiato sospeso, sull’orlo di un baratro in cui speriamo di non cadere, non è solo quello che identifica un lockdown completo. È anche il colore di un dono prezioso del quale molte associazioni si occupano: il sangue. Tra queste, anche la Fidas di San Giorgio in Salici.

Tra le novità più importanti emerse negli ultimi giorni, c’è quella stabilita dalla Regione Veneto sulla possibilità, per chiunque effettui una donazione, di poter fare entro 7 giorni dalla stessa, un tampone rapido per Covid19 gratuito. Il servizio viene offerto a tutti i donatori tramite la richiesta di un certificato, indistintamente dall’iscrizione all’una o all’altra associazione. Avviene inoltre su base volontaria e non è quindi vincolante per il prelievo. Nessuna obbligatorietà, dunque.

Giorgio Bortignon, presidente della Fidas San Giorgio in Salici (nella foto), rende noti alcuni dati: “Tra le uscite e le entrate del 2020, il numero di iscrizioni alla nostra Associazione non è variato molto. Contiamo circa 240 donatori attivi, che è un buon numero (Per donatori attivi si intende chi ha effettuato almeno una donazione negli ultimi due anni, ndr). Nonostante la pandemia siamo quindi riusciti a mantenere all’incirca le cifre dell’anno scorso”.

Nei mesi di quarantena totale però, tra marzo, aprile e maggio, anche le donazioni hanno subito un duro colpo, che non si è sanato durante l’estate. “Fortunatamente, abbiamo avuto un ottimo recupero tra settembre e ottobre. La nostra sezione Fidas ha una media di 30 donazioni al mese. In quel periodo erano calate ad una ventina, ma in autunno sono aumentate a 35/40. In totale però si attesta la perdita di un 8/10% delle donazioni annue”. 

Altro punto su cui porre l’attenzione sono i vaccini. I donatori possedevano già da prima della pandemia la possibilità di avere il vaccino antinfluenzale gratuito. Per quando riguarda il vaccino del Covid19 invece, c’è ancora un grande vuoto. I donatori di sangue svolgono un ruolo essenziale a livello sanitario, ed è per questo che costituiscono in maniera indiscussa una categoria da tutelare. Lo status odierno delle vaccinazioni però non permette ancora di avere un’ipotesi riguardo al destino dei donatori.

Ma l’emergenza coronavirus ha messo in crisi soprattutto l’attività associazionistica, specialmente per la difficoltà, o l’impossibilità, di organizzare ogni manifestazione. Fidas San Giorgio in Salici ha però sempre cercato però di mantenere vivo lo spirito del dono del sangue, nonostante tutte le attività che il Covid ha cancellato nel 2020.

“All’8 marzo ci sarebbe stata la nostra consueta festa sezionale, in cui solitamente si consegnano anche i riconoscimenti ai donatori. Invece, tra le 12 sezioni della zona Sud-Ovest di Verona, siamo stati i primi a far saltare ogni evento. Non si sapeva cosa sarebbe successo. Da lì in poi abbiamo provato a rimandare, ma è stato inutile”, spiega Giorgio Bortignon.

Un altro evento annullato è stato poi il giro ciclo-turistico per le campagne del territorio, programmato ogni anno al 1° maggio. Costituiva infatti un appuntamento importante per adulti, ragazzi e famiglie del nostro Comune, soprattutto perché contava anche la partecipazione delle Avis di Sona e Lugagnano, a testimonianza della solidarietà fra tutte le associazioni che promuovono il dono di sangue e plasma.

“Oltre a questo evento – spiega Bortignon – avremmo dovuto partecipare alle manifestazioni con il resto delle associazioni del paese, tra cui ViviSangiorgio e i Fanti, con la tradizionale castagnata per la festa di San Martino e il torneo di calcio balilla”.

Tutti i ritrovi dal vivo sono sospesi anche per quanto riguarda gli incontri del direttivo. “Abbiamo fatto qualche riunione solamente questa estate, e poi abbiamo trasferito tutto online”. Ecco quindi che viene in salvo la tecnologia. Oltre ai meeting virtuali, grazie a Whatsapp l’associazione comunica direttamente con i donatori, mantenendo un contatto con ognuno di loro. Ma anche in modo più classico: una lettera d’auguri imbustata e un calendario come augurio per il nuovo anno.

“Quello del sangue è un gesto che deve essere mantenuto vivo sempre – afferma Bortignon -. Per questo la nostra associazione deve tenersi attiva anche in questo particolare momento storico. Sembra banale, ma alla fine il riscontro c’è”.