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“Imbarazzanti le foto di piazze strapiene dove si vive come se non ci fosse un domani. Non veniteci a dire che è tutta una invenzione perché muoiono una ventina di persone al giorno e non venite a dirci dell’età dei morti perché tutti hanno diritto di vivere e bisogna avere rispetto degli altri e di chi sta lavorando in ospedale. Non credo che rinunciare a uno spritz e allo struscio sia così grave, continuando così ci troviamo tutti alle porte dell’ospedale. E poi non lamentatevi delle barelle nei corridoi perché c’è un limite fisico, un punto di non ritorno nella gestione degli ospedali e delle risorse. Non devo insegnare niente a nessuno, abbiamo un sistema sanitario che tiene, ma ha un limite, non è infinito”.

Con queste durissime parole ha iniziato oggi la consueta conferenza stampa il Presidente del Veneto Zaia, nel corso della quale ha comunque confermato che in base alla situazione degli ospedali il Veneto non rischia di finire in zona arancione.

Circostanza confermata in serata dal Presidente della Regione Abruzzo che ha dichiarato che il Ministro Speranza gli ha anticipato l’esito della riunione che ha stabilito il passaggio di Abruzzo, Umbria, Basilicata, Liguria e Toscana nella zona arancione. Mentre sembra che a finire direttamente dalla zona gialla in zona rossa sarà la Campania Gli effetti del provvedimento che il ministro si appresta a firmare in serata avranno decorrenza dalla giornata di mercoledì.

“Almeno il 10-15 per cento è asintomatico e contagioso – ha proseguito Zaia nel corso della conferenza stampa -, quindi se andate in un posto pieno di gente aumentate il rischio di prendervi il Coronavirus e di portarlo a casa, magari a qualcuno che si ammalerà. Non posso credere che ci sia ancora qualcuno che pensa che questo è un problema del singolo e non comunità. Se passa questo principio siamo nei guai. 2.500 morti sono un comune che se ne è andato e non ditemi che c’è qualcuno che non conosce qualcuno che si è ammalato o che è morto. Questa non è politica, è etica, è senso civico. Chiederemo la collaborazione a tutte le amministrazioni non possiamo pensare che il fine settimana sia occasione di diffusione del virus. Questi assembramenti rischiano di portarci direttamente in fascia arancione, non è un sacrificio che dura una vita”.

“Se quindi mi chiedete che problema abbiamo noi sul territorio – ha concluso Zaia – dico gli assembramenti. Perché le terapie intensive da noi sono ancora disponibili. Da un punto di vista scientifico si chiede il lockdown perché non si riesce ad evitare gli assembramenti, ma io dico, così difficile evitarli?”.