Zagara: il fiore degli agrumi tra nozze, luce e nostalgia

Portrait of a young bride wearing a flower crown and lace veil, with a jeweled necklace, facing left.

“C′è la zàgara. È il nome arabico che dà al fiore d′arancio la Sicilia saracena… tanto mi piace che, se nomino il nome, sento il profumo”.
Gabriele d’Annunzio

L’aria fresca e vivificante di aprile diffonde le fragranze floreali che si schiudono al tepore della prima stagione. Le fioriture primaverili ispirano gli animi sensibili, diventando immagini sulla tela, voci nella poesia e profumi custoditi in raffinati flaconi che risvegliano sensi e ricordi lontani nel tempo. Il legame tra l’olfatto e la memoria è talmente profondo che alcune scie odorose vi si imprimono con maggiore intensità, diventando esse stesse simboli di stagioni, luoghi e stati d’animo. Nell’avvolgente essenza della primavera, le note persistenti della zagara si accordano allo splendore dei loro stessi fiori, evocando la purezza dei nuovi inizi.

La zagara è il fiore degli agrumi, riferito in particolare all’arancio, al limone e al bergamotto ed è tra i più antichi simboli nuziali del Mediterraneo. Il suo nome viene dall’arabo zahara, “splendere di bianco” e zahr, “fiore”. L’omonima fragranza — tra le più amate dai maestri profumieri — si ottiene dai fiori dell’arancio amaro, originario della Cina e introdotto dagli arabi in Sicilia intorno al X secolo.

Osservando da vicino una zagara, si distingue nettamente la consistenza materica della corolla eburnea che racchiude gli stami dorati. Il fiore riflette la luce e spicca dal verde scuro delle foglie lucide con un’intensità quasi scultorea, mentre la sua fragranza si diffonde per diversi giorni dall’apertura dei boccioli. Come un raggio di fiori freschi che illumina la penombra di una stanza, il profumo delle zagare è caratterizzato dalla combinazione di una nota floreale dolce e di un accento agrumato fresco, percepibile fin dal primo istante e dotato allo stesso tempo di una profondità viva, avvolgente, sensuale e ipnotica.

Per il valore olfattivo, l’elevato costo di produzione e la resa esigua, l’assoluta di zagara rientra tra le materie prime “nobili” della profumeria, al pari di rosa, iris e lavanda. La raccolta manuale dei fiori d’arancio, effettuata tra aprile e maggio, consente una selezione accurata delle zagare in base al grado di maturazione, preservando al contempo l’integrità dei petali e il loro contenuto aromatico. L’assoluta si ottiene mediante l’estrazione dell’essenza con solventi volatili, una tecnica sviluppata e perfezionata tra il XIX e l’inizio XX secolo che, rispetto al metodo di distillazione o di enflourage, preserva con maggiore fedeltà l’aroma del fiore appena colto.

Nel clima di sperimentazione reso possibile dai nuovi procedimenti estrattivi e dall’introduzione delle prime fragranze di sintesi, si sviluppavano composizioni olfattive all’avanguardia, elevate a vera e propria forma d’arte. In “Quelques Fleurs”, l’iconica creazione di Houbigant del 1912, l’assoluta di zagara assumeva un ruolo significativo, aprendo la strada a bouquet olfattivi più strutturati destinati a definire la profumeria del Novecento. La natura duale dell’essenza dei fiori d’arancio, univa le note contrastanti di gelsomino, rosa e lillà in un accordo armonioso e conferiva “struttura e luce” all’intera composizione, che sprigionava “l’odore di un giardino fiorito dopo la pioggia”.

Nella scia calda e persistente del profumo di zagara, si rievoca la purezza e la freschezza di un’antica promessa nuziale, un passato che si rinnova a ogni fioritura nell’essenza profonda della rinascita primaverile.

Nell’immagine: Franz Xaver Winterhalter, “Queen Victoria”, 1872 (dettaglio)

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Emanuela Rigo
Le nostre origini ci accompagnano per tutta la vita e io non ho mai dimenticato le mie radici montanare. Sonese di adozione, dopo diverso tempo trascorso in città, colgo ora una nuova dimensione esistenziale attraverso la scoperta delle consuetudini e degli antichi valori di questo territorio. Passeggiare tra le colline moreniche e in aperta campagna, ispira la mia passione per la scrittura e la fotografia trasportandomi in una realtà di profumi, suoni e colori, dove si percepisce lo scorrere naturale del tempo. La mia curiosità innata, unita a un animo sensibile, si esprime nella rubrica del Baco "Il salotto di Madre Natura", un viaggio di attenta ricerca nelle memorie del passato che, dalla primavera del 2022, si lascia guidare dal magico divenire delle stagioni.