C’è qualcosa di diverso quando inizia Wimbledon. Non è soltanto uno Slam. È il torneo che ogni tennista sogna fin da bambino, il luogo dove la tradizione incontra la leggenda, dove il bianco è ancora un obbligo, il silenzio durante gli scambi è quasi sacro e ogni filo d’erba sembra custodire un pezzo di storia.
Da lunedì il tennis torna nella sua casa più prestigiosa e, ancora una volta, gli occhi dell’Italia saranno puntati soprattutto su Jannik Sinner, chiamato a difendere il titolo conquistato dodici mesi fa.
Il sorteggio ha consegnato a Sinner un debutto contro il serbo Miomir Kecmanović, avversario da non sottovalutare ma certamente alla portata del numero uno del mondo. Il tabellone sembra sorridere all’azzurro almeno nelle prime battute, ma nella seconda settimana il livello si alzerà inevitabilmente. Nella sua metà incombe infatti Novak Djokovic, possibile rivale in una semifinale che avrebbe il sapore di una finale anticipata. Dall’altra parte del tabellone, invece, spiccano Alexander Zverev, Taylor Fritz e Ben Shelton, candidati a contendersi un posto nell’ultimo atto del torneo.
Alle spalle del numero uno del mondo, l’Italia si presenta a Wimbledon con una pattuglia numerosa e ambiziosa. Flavio Cobolli, Matteo Arnaldi, Lorenzo Sonego, Luciano Darderi e Mattia Bellucci completano un primo turno che offre concrete possibilità di avanzare. Su tutti svetta Cobolli, che arriva sull’erba londinese con la fiducia di chi ha disputato la finale del Roland Garros: il romano è cresciuto, ha imparato a gestire i grandi palcoscenici e sull’erba potrebbe sorprendere. Peccato per l’assenza di Lorenzo Musetti, fermato da un infortunio.
Merita un discorso a parte Matteo Berrettini. Il romano ritroverà subito il fascino delle grandi occasioni affrontando Stan Wawrinka, all’ultima apparizione della sua carriera sui prati di Wimbledon. Un incrocio dal sapore speciale tra due giocatori che, in epoche diverse, hanno saputo lasciare il segno nei tornei dello Slam e che promette spettacolo fin dal primo quindici.
E poi c’è lui, Novak Djokovic. A trentanove anni continua a sfidare il tempo e ad inseguire un traguardo che appartiene ormai alla storia dello sport: il 25° titolo del Grande Slam. Per molti osservatori questa potrebbe essere davvero la sua occasione migliore. L’erba di Wimbledon resta la superficie che più valorizza il suo tennis e, con l’assenza di Carlos Alcaraz, il serbo sa di avere davanti forse l’ultima grande possibilità di scrivere un’altra pagina immortale della sua carriera.
Le previsioni sorridono allo spettacolo: dopo le settimane di caldo anomalo che hanno flagellato anche il Regno Unito, Wimbledon dovrebbe aprire i battenti con temperature tra i 22 e i 26 gradi, qualche rovescio tipicamente londinese e nessuna delle ondate di calore che quest’anno hanno già lasciato il segno sulla stagione. Proprio Sinner ne sa qualcosa: dall’Australian Open al Roland Garros, passando per Cincinnati, il campione altoatesino ha pagato più di una volta il caldo torrido, con malori, crampi e quel momento di Parigi in cui ha mormorato allo staff “ho bisogno di vomitare” prima di crollare contro Cerúndolo da una posizione di dominio assoluto. Gli esperti lo spiegano così: fisico da montagna, capelli rossi, carnagione chiara, il suo organismo soffre il caldo come pochi altri sul circuito. Detto tra noi, è l’unica cosa che l’Orso scrivente ha in comune con il numero uno del mondo. Anche lui, sotto il sole, non è esattamente nella sua forma migliore. Almeno però qui, sul divano, il tetto non si apre.
Permettetemi una piccola nota personale. Tra i consigli ricevuti in vista di Wimbledon ce n’è uno che mi ha colpito particolarmente: il direttore Mario mi ha suggerito la lettura de Il giardiniere di Wimbledon di Jane Crilly. Non è, a quanto pare, un romanzo sul tennis: è una storia d’amore ambientata nella Seconda guerra mondiale, in cui Wimbledon diventa il luogo dove un uomo aspetta per cinquant’anni la donna che ama, perché giocare qui era il suo sogno. Le vacanze sono dietro l’angolo e non vedo l’ora di aprirlo: certi posti diventano leggenda anche per quello che custodiscono fuori dal campo.
Infine, una grande novità arriva dalla nostra Tribuna VIP del Divano. Quest’anno il gruppo si allarga con un ospite d’eccezione: il Padrino. Ex commerciante che per anni ha gestito “gli affari” di una buona fetta del mercato delle scarpe della città, è un uomo che di tennis ne ha visto e giocato parecchio. Ancora oggi, nonostante l’età, si diverte a prendere a pallate ragazzi con parecchi anni in meno sulle spalle e racconta con orgoglio di aver intuito il talento di Jannik Sinner quando era ancora un ragazzino. Tra un pronostico, un aneddoto e qualche inevitabile esagerazione da bar sport, promette di diventare un protagonista assoluto delle nostre cronache.
Con l’Orso, Nostradamus e adesso anche il Padrino, la Tribuna VIP del Divano è ufficialmente pronta ad affrontare due settimane di emozioni, analisi, gufate, risate e grandi partite. Perché Wimbledon, per chi ama il tennis, non è mai un torneo qualunque: è semplicemente il torneo.
L’EDITORIALE DEL BACOLa trappola della denatalità: quando fare un figlio diventa un lussoForza Sinner sempre!
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