Durante il corso dei cinque anni di liceo, gli studenti del triennio hanno la possibilità di passare il quarto anno scolastico all’estero, così vivendo un’esperienza unica che possano ricordare negli anni a venire. Questa è stata la scelta che tre delle mie compagne di classe hanno deciso di intraprendere.
Abbiamo avuto modo di intervistare Cristina Fasoli, della classe 4A, ad Indirizzo Scientifico Cambridge, che ha scelto di fare la sua esperienza in Canada.
Cosa ti ha portato alla scelta di trascorrere il quarto anno di liceo all’estero?
Ho deciso di fare l’anno all’estero per imparare una nuova lingua e anche per migliorare il mio inglese. Infatti, ho scelto una regione francofona per imparare il francese perché penso che sia importante conoscere altre lingue e quindi sono qui principalmente per questo. Un secondo motivo per il quale ho intrapreso questa nuova esperienza è per conoscere nuove persone, ma soprattutto per riscoprire me stessa e mettermi in gioco, uscendo dalla mia comfort zone.
Stai trovando quello che cercavi e speravi?
Non avevo molte aspettative. Diciamo che non volevo averne di troppo alte per non rimanere delusa. A dirla tutta, se avessi avuto aspettative, ora come ora le avrei superate proprio perché mi sto trovando molto bene a scuola: mi piace molto, faccio tante attività e mi piacciono molto le persone con cui mi relaziono. Sento di essere molto cambiata, in positivo ovviamente, e sono ben accolta dalla famiglia, quindi sono super contenta. Sono in una posizione in cui posso dire di essermi divertita molto.
Quali differenze riscontri tra la scuola italiana e quella che stai attualmente frequentando in Canada?
La prima che mi passa per la mente è che nella scuola canadese invece di fare la decina di materie obbligatorie del tuo indirizzo, sei portato a scegliere cinque materie tra cui solo due sono obbligatorie: matematica e francese. Quindi ho scelto in particolare le materie scientifiche. Devo dire che è molto strano fare ogni giorno sempre le stesse materie, quindi, a dir la verità, è un po’ noioso. Secondo me non esiste il concetto di gruppo classe, perché ad ogni cambio di materia si cambiano anche le aule in base al professore della disciplina studiata. Questo significa che ad ogni cambio di aula cambi anche i tuoi compagni di classe e fai più fatica a creare rapporti con altri ragazzi. La scuola inizia la mattina alle 8.50 e finisce il pomeriggio verso le 16 e dopo facciamo tutte le attività extra scolastiche qui a scuola. Anche gli sport vengono fatti sul suolo scolastico. I test sono molto, ma molto più facili; sto studiando una decina di pagine per volta se è tanto ed è quindi molto più semplice studiare rispetto alle verifiche italiane.
Quale aspetto ti manca maggiormente dell’Italia?
Qui in Canada le persone sono un po’ più chiuse ed è stato più difficile fare nuove amicizie. Dopo un po’ di tempo mi sono integrata bene, ma sono proprio le persone uno degli aspetti che mi mancano di più dell’Italia, poi sicuramente i miei amici e la mia famiglia.
Quale è stato il tuo primo impatto con la famiglia ospitante e con la tua nuova camera?
Inizialmente mi sentivo molto a disagio, nel senso che uscivo poco dalla mia camera e non sapevo come comportarmi. Non sapevo come muovermi nella casa perché comunque si trattava di uno spazio del tutto nuovo e non sentivo la mia camera come mia. C’è voluto un po’, forse dopo un mese ho iniziato ad abituarmi a tutto ciò, però devo dire che all’inizio è stata veramente dura.
Come è cambiato il legame con la tua famiglia ospitante nel corso dei mesi?
Dopo tutto questo tempo devo dire che il rapporto con loro è molto migliorato. Sono molto contenta perché dopo cena parlo un sacco con la famiglia e con un’altra studentessa della mia età che abita con noi e con cui mi trovo benissimo perché è molto simpatica.
Intervista scritta in collaborazione con Mattia Marconcini.
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