Vivere la malattia nella fede. Filippo Palmisciano da San Giorgio, una testimonianza forte

Lui la chiama la sua compagna, perché lei è fedele: non lo tradisce e non gli dice bugie.

Lui è Filippo Palmisciano, è nato e vissuto a Catania e da dieci anni si è trasferito nel nostro Comune, a San Giorgio in Salici, per lavoro. Lei invece è la sua malattia.

Filippo ha condotto un’esistenza all’insegna del volontariato: 15 anni in Croce Rossa gli hanno permesso di conoscere la sofferenza e la malattia, ma non abbastanza per capirla del tutto. Dieci anni fa la Croce Rossa lo ha portato a lavorare nel nostro Comune, dove dopo il primo anno ha scoperto di avere una grave malattia.

Ci ha raccontato come ha vissuto la notizia: “I primi sei mesi sono stati atroci, il mondo mi è crollato addosso. La vedevo come una punizione, quando invece non è il Signore che ci punisce, ma siamo noi che ci flagelliamo da soli, attaccandoci ai beni materiali e trascurando chi ci ha donato ciò che abbiamo. È solo grazie ad un amico tetraplegico a cui sono molto legato che mi sono risvegliato, lui mi ha incoraggiato a ricominciare da capo e ad affrontare il problema vivendo veramente. È solo grazie a lui che nei momenti più bui riesco a fronteggiarmi con lei faccia a faccia. Mi aggrappo al suo insegnamento e alla grande fede che ho in Dio. Perché è lui che ci illumina quando vediamo tutto nero.”

Oltre al volontariato nella Croce Rossa Filippo ha partecipato con l’Associazione UNITALSI (Unione Nazionale Italiana Trasporto Ammalati a Lourdes ed altri Santuari Internazionali) a cinque viaggi a Lourdes: il primo come pellegrino, un po’ per curiosità, due come barelliere volontario e due come invalido. “Ciò che mi ha colpito di quel posto alla prima impressione è come un paesino così piccolo riesca a

riunire una moltitudine di persone di etnie, idee e culture diverse, ma accomunate dalla stessa gioia, dalla stessa fede e dallo stesso amore… insomma dallo stesso desiderio: pregare Dio e la Madonna, non per sé stessi, ma per chi sta peggio! Dopo il primo incontro è scattata la scintilla, è stata una cosa indescrivibile, magica: mi sentivo chiamato da quel posto.”

La curiosità che lo aveva spinto la prima volta si è trasformata in passione, a tal punto da offrirsi come strumento di Dio per aiutare le persone meno agiate.

Quando si accenna a queste persone gli si illuminano gli occhi e parlando dei ragazzi gli spunta un sorriso: “Vivere a contatto con le persone che hanno delle diversità e soffrono fa diventare ricco e fa capire quali sono le vere fortune. Ricorderò sempre la frase che mi ripeteva un mio amico tetraplegico appena dopo la scoperta di questa malattia: non ti puoi abbattere, perché tu non sai cosa significa nascere e crescere su una sedia a rotelle! Aveva ragione: credevo che fosse la fine del mondo, ma mi sbagliavo! Io ho provato l’emozione del correre e del camminare e mi lamentavo, ci sono persone che non sanno cosa significhi poggiare un piede a terra e vivono comunque felici. Questo mi ha insegnato anche a viverla diversamente: non posso aiutare con le mie forze, ma posso contribuire in modo diverso. Per esempio uno dei contributi più grandi è il trasmettere valori: perché anche dalla sedia a rotelle ci si riesce! Purtroppo l’aiuto fisico è quello più gradito ma quando si è debilitati risulta impossibile.”

Dopo la scoperta della malattia ha vissuto uno scambio di ruoli: lui, che prima aiutava le persone disagiate si è trovato a dover chiedere aiuto: “Sulle prime è stato molto difficile, anche perché si vuol dimostrare la propria autonomia. Ma con il passare degli anni ho imparato anche a fare quello, anche per il fatto che oltre a ricevere in quel modo si può anche dare: al ritorno dal lavoro mi faccio accompagnare a casa a pagamento da un ragazzo che grazie a me ha ottenuto un lavoro.”

Il suo rapporto con il pellegrinaggio adesso è cambiato, migliorato nel corso degli anni: “Nonostante il grande cambiamento, lo spirito e la motivazione con cui vado là sono gli stessi, anche se amplificati. Perché Lourdes ti arricchisce: stare a contatto con le persone che soffrono ti rende ricco dentro. E poi Lourdes ti insegna: i malati mi hanno insegnato a vivere la vita. Sto meglio ora, con le mie difficoltà e con i miei problemi, che prima quando godevo di una salute perfetta ma non sapevo cosa fosse la vera gioia.”

Con quest’ultima frase ha voluto lanciare un’appello: “I ragazzi di oggi devono imparare ad accostarsi alle persone in difficoltà, aiutarle. Fare volontariato aiuta il prossimo ma anche chi ne è partecipe: infatti può ‘preparare’ a quello che può capitare in ogni momento; un incidente, la perdita di una persona o una malattia. Perché i ragazzi si sentono “invincibili” fino a quando non si trovano di fronte alle negatività, ma come è successo a me può capitare a chiunque altro di trovarsi di fronte ad una situazione complicata e di poterne uscire solo con una mentalità positiva.”

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Nata nel 1996, risiede a Lugagnano. Diplomata presso il liceo scientifico Messedaglia a Verona nel 2015, si è laureata in infermieristica presso l'Università di Verona nel dicembre 2018. Scrive per il Baco dal 2010, alla ricerca di persone del Comune di cui raccontare le storie, per valorizzare ulteriormente il nostro territorio.