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Il fantasma della TAV indossa un candido lenzuolo bianco con due strisce nere che corrono rombanti dalle spalle ai talloni, la talare del fantasma della TAV brucia le tappe e oscura i contorni.
Il fantasma della TAV è lento a partire ma poi diventa velocissimo, sbuffa come un mantice e corre incauto su binari inclinati, corre in galleria, corre contro vento e corre anche alle Siberie!
E quando corre contro vento si lascia alle spalle una scia di alberi che ondeggiano, fluttuano e dondolano, finanche si sradicano al suo passaggio, e trascina con sé nidi e tane e i piccoli rifugi degli amici scoiattoli.
Sulle sue vie ferrate non più macerie ma massicciate! Non più vie, ma cavalcavia.
Il suo motto è partire presto e arrivare prima; partire, certo! Ma per andare dove? A Trieste? A Pordenone? A Porto Marghera? Al fantasma della TAV poco importa, egli solo sa di dover correre veloce come un bimbo corre veloce sui binari della fantasia, come un ministro corre frettoloso sui binari del consenso, come una boccia di bowling corre irruente sulla pedana ed abbatte i birilli.
E attorno a sé fa strage di casupole, corti, monasteri e chiesette; alberi e pini, cimiteri di auto e robivecchi; capannoni industriali, capannoni artigianali, capannoni agricoli e semplici capannoni senz’altro titolo…
Il fantasma della TAV, nel suo andare e tornare, nasconde illusioni e speranze, proteste e ricordi, semafori a rilento e rallentamenti ai semafori, alimenta speranze e distrugge sogni, crea grandi aspettative e stermina piccole economie…
Il fantasma della TAV è cieco! Non guarda in faccia nessuno; il fantasma della TAV mostra sempre le spalle, come un treno che ci esibisce le luci dell’ultimo vagone; un treno che schizza all’improvviso come un gatto nero che schizza rapido e fa imbizzarrire i cavalli vapore.
Ebbene sì! Quando un tempo i treni sbuffavano vapore e i loro tender erano carichi di carbone la TAV era un fantasma bambino. Un fantasma cresciuto troppo in fretta che, come tutti i fantasmi cresciuti troppo in fretta, incespica sulle traversine, zoppica sui tralicci dell’alta tensione e gioca sui passaggi a livello!
Eccolo!
Il fantasma della TAV spunta all’improvviso, dalla nebbia della brughiera come dal sole che sale all’orizzonte e che ci abbaglia all’improvviso, e rincorre se stesso e la vana speranza di un mondo veloce.
Lo riconosciamo per un attimo… il tempo di uno zoom, poi ci rimane solo il ricordo del suo rombo feroce.

(Testi di Marco Bertoncelli ed illustrazione originale di Giorgio Mazzurega)