Il segnale acustico taglia l’aria proprio quando sembra tutto già finito: oltrepassata la barriera delle casse, il negozio “parla” e dice che qualcosa non torna. A Villafranca, nel pomeriggio del 16 aprile, è andata così: un cliente tenta di allontanarsi e l’antitaccheggio scatta. È l’istante che fa scattare anche l’intervento dei Carabinieri della Stazione locale, chiamati dal personale di sicurezza dell’esercizio commerciale.
I militari controllano subito l’uomo e ricostruiscono il tentativo di furto: addosso, nascosti nei pantaloni, ci sono tredici capi d’abbigliamento. Non solo. Per evitare i controlli, secondo quanto accertato, erano stati manomessi i dispositivi antitaccheggio applicati alla merce. Un passaggio che pesa anche per l’effetto pratico: quei capi, così trattati, risultano non più commerciabili, e il danno per il punto vendita non è soltanto la sottrazione tentata, ma anche la perdita di prodotto.
La scena si chiude in pochi minuti. Le “Gazzelle” arrivano, fermano il soggetto e lo accompagnano negli uffici del Comando. È un 37enne colombiano, domiciliato nel milanese. Informata la Procura della Repubblica di Verona, l’uomo viene arrestato perché gravemente indiziato di furto aggravato e trattenuto nelle camere di sicurezza in attesa del rito direttissimo.
Il giorno dopo, nella mattinata del 17 aprile, l’arresto viene portato davanti al giudice del Tribunale di Verona: la convalida arriva e, a seguito di richiesta di patteggiamento, il 37enne viene condannato a sei mesi di reclusione, con pena sospesa. Una conclusione giudiziaria rapida, che fotografa la traiettoria di questi episodi: azioni fulminee, tentativi pensati per durare lo spazio di una corsia e di un’uscita, ma che spesso inciampano proprio nel dettaglio più banale, l’allarme che si accende al momento sbagliato.
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