Villafranca, la chirurgia al seno cambia passo: 15 pazienti operate senza anestesia generale

In sala operatoria il cambiamento si misura anche in ciò che non serve più. Al Magalini di Villafranca, per quindici donne nell’arco di un solo mese, non è stata necessaria l’anestesia generale. Al suo posto un protocollo che combina chirurgia senologica mininvasiva, anestesia loco-regionale e sedazione controllata, con l’obiettivo di mantenere intatta l’accuratezza oncologica e, nello stesso tempo, alleggerire il più possibile il peso dell’intervento sulla paziente.

I numeri raccontano la prima dimensione concreta di questo percorso: 15 pazienti trattate nell’ultimo mese, quattordici per una patologia oncologica e una per una patologia benigna. Donne che, al termine della procedura, risultano vigili, orientate e collaborative, con una ripresa precoce dell’alimentazione e delle normali relazioni. Secondo quanto riferisce l’Ulss 9, il protocollo consente inoltre di tornare alle attività quotidiane già poche ore dopo l’intervento, senza dolore significativo e senza necessità di terapie analgesiche aggiuntive.

Un caso, inevitabilmente particolare e quindi da leggere come tale, rende però bene l’idea della direzione presa. Una paziente di circa cinquant’anni, dopo una quadrantectomia e il trattamento del cavo ascellare, a una settimana dall’operazione è riuscita a partire per una vacanza al mare. Non è una promessa valida per ogni intervento e per ogni paziente, ma è l’immagine concreta di quanto possa incidere un approccio meno invasivo sul recupero postoperatorio.

Dietro il risultato non c’è soltanto un diverso modo di praticare l’anestesia. Il percorso costruito a Villafranca si regge su più elementi che devono funzionare insieme. Da una parte ci sono accessi chirurgici molto precisi e incisioni contenute, pensati per garantire adeguati margini di sicurezza oncologica preservando, per quanto possibile, il tessuto mammario e l’armonia estetica. Dall’altra c’è l’anestesia loco-regionale, realizzata attraverso blocchi della fascia toracica sotto guida ecografica, con anestetici a lunga durata d’azione e una sedazione blanda e controllata.

Il punto centrale è proprio questo: evitare l’anestesia generale e la gestione invasiva delle vie aeree, mantenendo il respiro spontaneo e consentendo un risveglio praticamente immediato al termine dell’intervento. Una scelta che ha anche un riflesso sull’organizzazione della sala operatoria, perché elimina i tempi necessari per l’induzione e il successivo risveglio dall’anestesia generale.

La partita, però, non si gioca soltanto sul corpo della paziente. A Villafranca il percorso è stato collegato anche ai principi della Green Surgery e della Green Anesthesiology, cioè al tentativo di ridurre l’impatto ambientale dell’attività chirurgica senza diminuire la qualità e la sicurezza delle cure.

Qui la sostenibilità smette di essere una parola generica e scende dentro le pratiche quotidiane della sala operatoria: evitare procedure non necessarie, prevenire le complicanze, rendere più efficiente il percorso prima e dopo l’intervento, utilizzare materiali riutilizzabili quando le norme lo permettono, non aprire in anticipo dispositivi che potrebbero poi restare inutilizzati, migliorare la raccolta differenziata e contenere i consumi energetici delle sale.

Sono dettagli che, presi uno per uno, possono sembrare piccoli. Ma in un ambiente complesso e ad alta intensità di materiali come una sala operatoria possono diventare il confine tra una sostenibilità raccontata e una sostenibilità praticata. La scelta di Villafranca prova quindi a mettere nello stesso percorso tre esigenze che spesso vengono considerate separatamente: sicurezza oncologica, recupero della paziente e uso più responsabile delle risorse.

Non perderti questa rubrica del Baco
Il salotto di Madre Natura

Il modello si regge poi su una rete multidisciplinare che coinvolge Chirurgia Senologica, Anestesia e Rianimazione, Anatomia Patologica, Oncologia, Radiologia e Radioterapia. È una catena nella quale ogni passaggio conta, perché la riduzione dell’invasività non può diventare una scorciatoia clinica: deve rimanere dentro un percorso oncologico rigoroso.

A sottolinearlo è Luca Bortolasi, direttore della UOC Chirurgia Generale di Villafranca: “L’esperienza maturata in questi anni, l’avvento di giovani colleghi e la passione per il lavoro rappresentano una garanzia per le pazienti”. Bortolasi lega direttamente la scelta dell’anestesia loco-regionale a una chirurgia attenta sia alla precisione oncologica sia al risultato estetico e inserisce il percorso nel tema più ampio della Green Surgery, fatto anche di preparazione mirata degli strumenti, riciclo e riduzione degli sprechi.

Sullo stesso fronte interviene Filippo Righetti, direttore della UOC Anestesia, Rianimazione e Terapia del Dolore del Magalini: “Dal punto di vista anestesiologico, l’impiego di tecniche loco-regionali associate a una sedazione controllata permette di ridurre l’invasività, mantenere il respiro spontaneo, migliorare il comfort e favorire un recupero più rapido”. Un passaggio nel quale Righetti mette l’accento anche sulla prevenzione delle complicanze, sulla riduzione del rischio clinico e sull’uso responsabile di procedure e materiali.

La novità di Villafranca, dunque, non sta in una singola tecnica presa isolatamente. Sta nel tentativo di far combaciare dentro lo stesso intervento precisione chirurgica, anestesia meno invasiva, recupero più rapido e attenzione ambientale. Le 15 pazienti trattate in un mese rappresentano un primo dato concreto. Sarà il consolidamento del percorso, nel tempo e su numeri più ampi, a misurarne fino in fondo la portata.

© 2026 Riproduzione riservata

IL BACO OGNI GIORNO

Segui il Baco

Scegli il canale che preferisci per ricevere e trovare più facilmente le notizie del territorio.

La Redazione
Dall'anno 2000 tutte le notizie del tuo territorio approfondite e verificate