A Villafranca la misura sulla carta era netta: non avvicinarsi, non contattare, stare lontano. Ma nei fatti quella linea è stata oltrepassata più volte, fino a rendere inevitabile un passo più duro. Nel pomeriggio del 23 marzo, al termine di un’attività definita “articolata” di monitoraggio e contrasto alla violenza di genere, i Carabinieri hanno arrestato un 27enne italiano, raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Tribunale di Verona.
La vicenda affonda le radici in dicembre, quando una chiamata porta una pattuglia del Nucleo Operativo e Radiomobile dentro un esercizio pubblico di Villafranca. È lì che una lite di coppia esplode in qualcosa di più grave: una donna di 29 anni, italiana, viene trovata a terra, priva di sensi, con una ferita alla testa. L’uomo viene arrestato in flagranza per lesioni personali aggravate.
Da quel momento, però, la storia non si chiude. Arriva il divieto di avvicinamento e contatto con la persona offesa, ma secondo quanto documentato dai Carabinieri il 27enne avrebbe mostrato “totale incuria” verso le prescrizioni dell’Autorità giudiziaria. Qui entra in scena la parte meno visibile e più lunga: i controlli, le verifiche, i passaggi annotati e trasmessi, le violazioni che si ripetono e vengono segnalate con continuità alla Procura. Il quadro, pezzo dopo pezzo, spinge a un progressivo irrigidimento delle misure.
Il comunicato scandisce anche una tappa fuori provincia: da gennaio l’uomo viene rintracciato a Feltre, nel Bellunese, e sottoposto agli arresti domiciliari. Ma nemmeno quello basta a interrompere la spirale. Si arriva a marzo, con un ulteriore elemento che pesa: nonostante un ammonimento del giudice durante un’udienza, i Carabinieri accertano che la coppia continuava ad avere contatti definiti “quotidiani e violenti”, dentro una situazione descritta come di “grave pericolo e disturbo”. Parole che, tradotte, significano una quotidianità instabile, imprevedibile, potenzialmente esplosiva.
A quel punto la Stazione Carabinieri di Villafranca mette insieme la ricostruzione e la trasmette alla Procura della Repubblica di Verona: per il giudice, il carcere diventa “l’unico strumento idoneo” per garantire la sicurezza della vittima e il rispetto della legge. Così il 27enne viene arrestato e associato alla Casa Circondariale di Verona Montorio, a disposizione dell’Autorità giudiziaria.
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