VIDEO “La lunga partenza”: il documentario del Baco e del Museo degli Alpini di Lugagnano che rimette in cammino nomi e valigie

Ci sono valigie di cartone che ancora scricchiolano quando le apri. Dentro, lettere consumate, biglietti per Ellis Island, fotografie con gli angoli piegati. “La lunga partenza. Storie di emigrazione della provincia veronese” non racconta solo partenze: le fa vedere, con il passo lento della campagna e il rumore secco dei timbri all’anagrafe.

È il nuovo documentario firmato Il Baco da Seta in collaborazione con il Museo Storico degli Alpini di Lugagnano, un lavoro che riconsegna al presente i nomi e gli oggetti di chi ha attraversato l’oceano cercando futuro.

L’opera porta la firma del direttore Mario Salvetti per testo e regia, con la consulenza storica di Renato Salvetti, Mario Nicoli e Valentino Venturini. A cucire le sequenze è la voce dell’attrice Francesca Botti, mentre l’occhio di Marco Bonfichi, Mario Pachera e Alessandro Ceradini porta in campo minuti e sguardi che non si vedono nei manuali. Le cante del Coro ANA Amici della Baita di Lugagnano, diretto dalla Maestra Giulia Favari, aggiungono un respiro corale alle storie familiari, con un impasto sonoro che restituisce la dimensione comunitaria delle partenze.

Il film nasce da un’idea di Gianluigi Mazzi e Alfredo Cottini del Museo, con il sostegno della Regione del Veneto: una scelta che sposta la memoria dall’albo dei ricordi alla responsabilità pubblica, perché conservare significa anche mettere a disposizione, oggi, strumenti per capire. Le immagini d’epoca arrivano dall’archivio del Baco e dalla Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti, un montaggio che intreccia il locale con il mondo, il cortile con l’Atlantico.

La narrazione attraversa date che fanno male e bene insieme. 1872: nei registri del Comune si contano 73 famiglie arrivate e 44 partite. 1876: l’illusione brasiliana per 36 famiglie di Lugagnano che a Genova trovano una banchina senza nave. Il Novecento entra svelto: tra febbraio e settembre 1900 vengono concessi 128 nulla osta per passaporti; nel 1903 i passaporti sono 99, con mestieri appuntiti come chiodi — muratore, fabbro, calzolaio. Nel 1906 la festa di San Rocco si sposta a gennaio perché ad agosto gli uomini sono via: una comunità che adatta il calendario ai treni.

Poi la guerra scava altri solchi. Il nome di Vittorio Zerpelloni (classe 1888, 6° Reggimento Alpini, caduto il 18 ottobre 1916 sul Monte Pasubio) e quello di Ludovico Minotti (classe 1882, 160° Fanteria, morto in prigionia il 25 settembre 1917 in Galizia) diventano cardini di un secolo che costringe a partire per lavorare e, troppo spesso, a partire per non tornare. Nel documentario, ogni cifra diventa un volto, ogni fascicolo un respiro.

La scelta di linguaggio è netta: niente pompa, niente burocrazia. Il racconto si muove tra registri, mappe e fotografie con l’andamento di una ferrovia: fermate brevi, scarti improvvisi, salite che pesano. Le testimonianze raccolte tra i discendenti dagli Stati Uniti e dall’Australia allargano l’orizzonte, mostrando come le rotte di Sona, Lugagnano, San Giorgio in Salici e Palazzolo abbiano trovato case e mestieri lontano, senza mai spegnere il legame con il paese d’origine.

“La lunga partenza” è un documentario che traduce la storia in esperienza: restituisce alla comunità la fatica, le rinunce e le attese che hanno segnato famiglie intere tra Ottocento e Novecento. È un archivio che cammina, sostenuto da ricerca rigorosa e da una regia che non teme i silenzi. Ed è un invito, oggi, a riconoscere negli arrivi di chi cerca casa le stesse domande, le stesse valigie, lo stesso coraggio. Perché le mappe cambiano, ma la misura di un paese resta nei nomi che sa chiamare per intero.

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