Tre punti percentuali possono sembrare quasi nulla. In queste settimane, però, lungo i canali che dall’Adige portano acqua nelle campagne veronesi, anche un margine così piccolo può significare qualche ora in più di irrigazione, qualche terreno raggiunto dalla rete, qualche coltura che riesce ancora a resistere. La Regione Veneto ha alleggerito le restrizioni imposte al Consorzio di Bonifica Veronese, portando dal 55% al 52% la riduzione delle portate derivabili dal fiume.
È un segnale, ma non è la fine dell’emergenza. Anzi, il quadro resta pesantissimo. Il nuovo provvedimento è stato emanato il 6 agosto dalla Direzione Difesa del Suolo e della Costa e arriva dopo le precipitazioni registrate sull’arco alpino, che hanno permesso di rivedere almeno in parte i tagli imposti ai Consorzi di bonifica. Un piccolo cambio di passo dentro una stagione segnata dalla scarsità d’acqua, con le coltivazioni sottoposte da settimane a una pressione crescente.
La stessa Regione continua infatti a descrivere il Veneto come stretto in una “perdurante e gravissima condizione di deficit idrico”. Le cause si sommano: precipitazioni molto inferiori alle medie storiche, neve esaurita anticipatamente sulle montagne e temperature nettamente superiori ai valori normali della stagione. Il risultato si vede nei fiumi, che trasportano meno acqua, ma anche sottoterra, con livelli delle falde in forte sofferenza.
Il problema non riguarda soltanto l’irrigazione agricola. Uno dei punti più delicati rimane Rovigo, dove l’approvvigionamento di acqua potabile continua a essere indicato come in condizioni di estrema criticità. Nonostante i provvedimenti adottati per difendere la portata dell’Adige, si stanno ancora verificando situazioni di carenza idrica.
È dentro questo scenario che va letto quel passaggio dal 55 al 52%. Per il Consorzio di Bonifica Veronese significa poter contare su una quantità d’acqua leggermente superiore rispetto ai giorni precedenti. Una differenza limitata sulla carta, assai meno limitata quando ogni metro cubo deve percorrere chilometri di rete irrigua e raggiungere aziende agricole che stanno cercando di tenere vive le colture.
Non spariscono, quindi, le misure straordinarie già adottate. Nella rete a scorrimento continueranno le modifiche agli orari e ai turni irrigui. E nelle zone più lontane dai punti nei quali l’acqua viene prelevata dall’Adige potranno ancora verificarsi ritardi e difficoltà nella distribuzione.
Il principio resta quello di provare a dividere una risorsa insufficiente nel modo più equilibrato possibile. Ma quando l’acqua manca a monte, nessuna organizzazione della rete può moltiplicarla.
Lo sottolinea con forza il presidente del Consorzio di Bonifica Veronese Alex Vantini, anche presidente di ANBI Veneto. “La rimodulazione decisa dalla Regione ci consente di avere a disposizione un po’ più d’acqua, ed è certamente un segnale positivo, ma dobbiamo essere molto chiari: siamo ancora in una situazione di estrema emergenza”, afferma.
Il richiamo è soprattutto agli agricoltori, perché in una rete sotto pressione anche il rispetto di un turno diventa parte dell’equilibrio complessivo. “Il Consorzio sta facendo ogni sforzo possibile per distribuire la poca acqua disponibile con equilibrio e cercando di tutelare il maggior numero possibile di colture, ma nessun piano può funzionare senza la collaborazione degli utenti”, prosegue Vantini, chiedendo il rispetto rigoroso di orari, turni e quantità assegnate ed evitando prelievi non autorizzati o superiori a quelli previsti.
La ragione è molto concreta: se in un punto della rete viene utilizzata più acqua di quella stabilita, quella stessa quantità non potrà arrivare altrove. “In una situazione come questa, l’acqua utilizzata oltre il necessario o fuori turno viene inevitabilmente sottratta a qualcun altro”, avverte il presidente.
IL PUNTO DEL DIRETTOREPalazzolo e quelle radici che possono ancora tenerci insiemeLe piogge cadute hanno dunque aperto una piccola finestra, non cambiato il paesaggio della crisi. Non bastano alcuni temporali a ricostruire riserve impoverite da mesi di precipitazioni insufficienti, né a riportare rapidamente alla normalità fiumi e falde. “Le piogge degli ultimi giorni ci hanno dato un piccolo margine di respiro, non hanno risolto la crisi”, ribadisce Vantini. “Dobbiamo continuare a comportarci come ciò che stiamo vivendo impone: un’emergenza eccezionale nella quale ciascuno è chiamato a fare la propria parte”.
Il Consorzio di Bonifica Veronese continuerà quindi a controllare giorno dopo giorno le portate disponibili e l’evoluzione meteorologica, mantenendo il confronto con la Regione Veneto. Ogni eventuale nuova modifica delle quantità d’acqua disponibili dovrà poi essere comunicata agli utenti.
Molto, inevitabilmente, dipenderà dal cielo. Le prossime settimane saranno decisive soprattutto per quantità, durata e distribuzione delle precipitazioni. Per ora il dato è uno solo: il taglio si allenta dal 55 al 52%, ma l’acqua continua a essere troppo poca. E nelle campagne veronesi, in questo agosto asciutto, tre punti percentuali sono un sollievo. Non ancora una soluzione.
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