Verona, “Vite sospese”: dentro il carcere delle donne, tra diritti e silenzi

Close-up of a person’s hands gripping vertical prison bars, conveying confinement in a dim prison cell scene.

C’è un luogo, nel cuore delle nostre città, che resta fuori campo anche quando se ne parla: il carcere. E dentro quel luogo ce n’è un altro, ancora più invisibile, fatto di numeri più piccoli e storie spesso più mute: il carcere femminile. A Verona quel fuori campo entra finalmente nell’aula universitaria, con un pomeriggio che mette insieme immagini, diritto e domande scomode.

Martedì 12 maggio, alle ore 16.45, nell’Aula Cipolla del Dipartimento di Scienze Giuridiche dell’Università di Verona, va in scena “Vite sospese: la condizione femminile in carcere”, appuntamento inserito nelle iniziative per l’8 marzo dal titolo “La Repubblica delle donne, 80 anni di futuro”. L’organizzazione è curata dal professor Ivan Salvadori, associato di Diritto penale e Diritto penale dei minori e della famiglia, in collaborazione con il Garante dei diritti delle persone private della libertà personale del Comune di Verona, don Carlo Vinco, e con Luisa Ceni, assessora ai Servizi Sociali.

Il cuore dell’incontro sarà la proiezione del documentario “Le farfalle della Giudecca”. Non un semplice racconto “sul” carcere, ma uno sguardo che prova a stare “nel” carcere, nella quotidianità delle recluse della Casa di reclusione della Giudecca di Venezia. La voce narrante è quella dell’attrice Ottavia Piccolo: una guida che accompagna lo spettatore dentro un universo dove il tempo si contrae, le relazioni cambiano peso, e perfino i gesti ordinari diventano misura di resistenza.

Il titolo scelto per l’evento, “Vite sospese”, dice già molto: la detenzione interrompe, sposta, congela. Ma la domanda che resta, e che spesso nella discussione pubblica viene accantonata, è un’altra: cosa succede quando a essere “sospesa” è una vita che porta con sé maternità, legami familiari, fragilità e percorsi di cura? E quanto il sistema penitenziario, pensato storicamente su una popolazione detenuta maschile, riesce davvero a vedere le specificità femminili senza trasformarle in eccezioni da gestire in fretta?

Dopo la visione è previsto un dibattito aperto con i registi Rosa Galantino e Luigi Ceccarelli e con avvocati della Camera penale veronese. È qui che l’incontro prova a fare un passo ulteriore: non fermarsi all’impatto emotivo delle immagini, ma riportare tutto sul terreno delle responsabilità, delle scelte e delle conseguenze.

Un confronto che può diventare utile anche per Verona, perché parlare di carcere non significa parlare di “altrove”: significa parlare di diritti, reinserimento, tutela della dignità, e del modo in cui una comunità decide di misurare la propria idea di giustizia. L’ingresso è libero e gratuito, fino ad esaurimento dei posti disponibili. 

© 2026 Riproduzione riservata

IL BACO OGNI GIORNO

Segui il Baco

Scegli il canale che preferisci per ricevere e trovare più facilmente le notizie del territorio.

La Redazione
Dall'anno 2000 tutte le notizie del tuo territorio approfondite e verificate