Verona, truffa del falso poliziotto: medico perde oltre 150mila euro, due arresti

In appena due giorni gli avrebbero portato via oltre 150mila euro tra contanti, bonifici e preziosi. E quando i truffatori sono tornati alla carica, questa volta la Polizia era pronta ad aspettarli. Si è conclusa con due giovani campani arrestati in flagranza una pesante truffa ai danni di un medico veronese di 64 anni, finito nella rete organizzata del cosiddetto “falso poliziotto”.

L’arresto è avvenuto giovedì 17 settembre a Verona, nell’ambito dei servizi della Polizia di Stato contro i reati predatori. I due giovani italiani sono ritenuti responsabili di truffa aggravata e, al termine degli accertamenti, sono stati accompagnati nella casa circondariale di Montorio, a disposizione dell’Autorità giudiziaria.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, tutto era iniziato con una telefonata di un uomo che si era presentato come poliziotto. Un contatto studiato per mettere sotto pressione la vittima e convincerla che fosse necessario collaborare immediatamente con le forze dell’ordine.

Il professionista sarebbe stato così indotto a raggiungere una banca di San Pietro in Cariano, dove custodiva una cassetta di sicurezza, e a prelevarne il contenuto. Il motivo prospettato dal sedicente agente era quello di dover verificare la provenienza dei preziosi, per accertare che non fossero collegati a un non meglio precisato reato.

A quel punto il medico avrebbe dovuto consegnare la borsa contenente i beni a due fantomatici operatori di polizia, che lo aspettavano sotto il suo studio medico a Verona. La consegna è effettivamente avvenuta, ma subito dopo i due giovani sono stati bloccati dagli agenti della Polizia di Stato.

Solo ricostruendo quanto accaduto nelle ore precedenti è però emersa la dimensione ben più grave della vicenda. Lo stesso medico era già stato truffato il giorno precedente, sempre, secondo gli investigatori, attraverso le indicazioni dello stesso telefonista.

In quella prima occasione altri due complici, ancora in corso di identificazione, sarebbero riusciti a farsi consegnare il contenuto della cassaforte presente nell’abitazione del professionista. E non solo. La vittima era stata convinta anche a effettuare due bonifici istantanei, con la giustificazione che fosse necessario spostare il denaro per proteggerlo da presunti attacchi hacker in corso contro il suo patrimonio.

Il bilancio complessivo è pesantissimo: più di 150mila euro tra denaro, bonifici e oggetti preziosi. La Procura della Repubblica di Verona coordina ora le indagini per individuare gli altri componenti del gruppo e tentare di recuperare quanto sottratto durante il primo episodio, compreso il denaro trasferito attraverso i bonifici.

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Quello descritto dagli investigatori è un sistema organizzato, nel quale i diversi componenti avrebbero ruoli precisi. Centralini con base logistica in Campania contatterebbero soprattutto persone anziane del Centro-Nord, mentre altri complici si troverebbero già in viaggio, pronti a raggiungere rapidamente l’abitazione della vittima individuata dal telefonista.

Un passaggio fondamentale della truffa consiste proprio nel mantenere la persona costantemente al telefono. La pressione continua impedisce alla vittima di ragionare con calma, confrontarsi con familiari o conoscenti e soprattutto chiamare autonomamente le forze dell’ordine per verificare quanto le viene raccontato.

Il copione cambia nei dettagli ma non nella sostanza: una volta si parla di un parente coinvolto in un incidente o trattenuto in caserma, un’altra di gioielli da controllare, conti correnti sotto attacco o automobili utilizzate per commettere reati. L’obiettivo resta quello di generare paura e urgenza, togliendo alla vittima il tempo necessario per capire che qualcosa non torna.

Un meccanismo che purtroppo continua a presentarsi anche sul territorio veronese. Solo pochi giorni fa a Sona – come raccontato dal Baco – un’anziana, raggiunta dalla telefonata di sedicenti carabinieri che sostenevano fosse stato commesso un reato con l’automobile del marito, aveva riconosciuto il tentativo di raggiro e interrotto la comunicazione.

Da qui il nuovo richiamo della Questura, che insiste su una regola semplice ma decisiva: nessun poliziotto si presenta in casa per chiedere denaro o oggetti preziosi e nessun appartenente alle forze dell’ordine chiede di trasferire soldi attraverso operazioni bancarie.

L’appello rivolto ai cittadini è netto: “I poliziotti non vengono in casa a chiedere soldi o oggetti preziosi. Diffidate di chiunque vi chieda di effettuare movimenti bancari”. Davanti a telefonate di questo tipo, la cosa più importante è interrompere la comunicazione e contattare direttamente il 112 o il 113, senza utilizzare numeri indicati da chi sta chiamando.

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