Ci sono figure che la storia consegna ai libri e altre che, dopo secoli, continuano a lasciare tracce nelle pietre, nei racconti, nei nomi dei luoghi e perfino a tavola. Teodorico il Grande appartiene decisamente alla seconda categoria. A Verona il re degli Ostrogoti non è soltanto un protagonista remoto dell’età romano-barbarica: è una presenza che attraversa la memoria della città, si confonde con la leggenda e riaffiora in luoghi e tradizioni che ancora oggi fanno parte del paesaggio culturale veronese.
Il 30 agosto sono trascorsi esattamente 1500 anni dalla morte di Teodorico, nato nel 454 e morto nel 526. Un anniversario che Verona ha scelto di non lasciare scorrere come una semplice ricorrenza sul calendario.
Da aprile il Comune di Verona, insieme ai Dipartimenti di Culture e Civiltà, Lingue e Letterature Straniere e Scienze Giuridiche dell’Università di Verona, ha costruito un percorso di incontri pubblici dedicati al sovrano goto, con l’obiettivo di riportarne la figura dentro i luoghi nei quali la sua storia, o la memoria che di quella storia si è formata nei secoli, ha lasciato un segno.
Perché il rapporto tra Teodorico e Verona va ben oltre una semplice presenza politica. Il sovrano scelse la città tra quelle predilette del proprio regno e il suo nome entrò progressivamente in una dimensione nella quale storia e mito finirono per sovrapporsi. Da qui nasce anche la figura leggendaria di Teodorico da Verona, Dietrich von Bern, protagonista di uno dei grandi cicli eroici della tradizione germanica medievale e postmedievale.
È proprio questo doppio volto, quello del re realmente esistito e quello del personaggio trasformato dal racconto popolare, a rendere ancora oggi particolarmente affascinante il rapporto tra Verona e Teodorico. “Tra storia e leggenda, la figura di Teodorico appartiene in modo indissolubile all’identità culturale di Verona e alla memoria collettiva della nostra comunità”, sottolinea l’assessora alla cultura Marta Ugolini.
Una memoria che nella città assume forme molto diverse. “Il suo nome risuona ovunque nella città: dai racconti popolari sulla demolizione di parte dell’ala dell’Arena al leggendario palazzo sul colle di San Pietro, fino ai riferimenti nella toponomastica e persino nella tradizione enogastronomica locale”.
Non si tratta quindi soltanto di ricostruire la biografia di un sovrano morto quindici secoli fa. Il percorso proposto durante il 2026 prova piuttosto a mostrare quanto il nome di Teodorico sia stato capace di attraversare epoche differenti, cambiando forma e significato ma continuando a restare aggrappato alla storia veronese.
Un legame che passa anche attraverso uno dei patrimoni più preziosi custoditi in città, la Biblioteca Capitolare. Ugolini richiama in particolare il Codice di Ursicino del 517, manoscritto dell’età teodericiana conservato nella biblioteca, testimonianza concreta di un’epoca che spesso rischia di apparire lontanissima e che invece a Verona può ancora essere osservata attraverso documenti arrivati fino a noi.
“In occasione di questo anniversario, desidero esprimere profonda gratitudine all’Università di Verona, che ha collaborato con efficacia e competenza scientifica insieme alla Direzione Cultura e alle diverse realtà del territorio per rendere un rigoroso omaggio a questa figura della nostra storia”, aggiunge l’assessora.
Dopo gli incontri organizzati nei mesi scorsi, il programma entra ora nella sua parte conclusiva con tre ultimi appuntamenti, e ancora una volta saranno soprattutto i luoghi a raccontare Teoderico.
IL PUNTO DEL DIRETTOREPalazzolo e quelle radici che possono ancora tenerci insiemeIl primo è in calendario giovedì 24 settembre alle 16 in piazza San Zeno. Fabio Coden e Tiziana Franco, entrambi dell’Università di Verona, guideranno la visita-lezione “Teodorico e San Zeno”.
Qui il racconto passa attraverso la facciata della basilica romanica e le sculture realizzate da maestro Nicolò, dove trova spazio una parte della saga di Teoderico. Ma il sovrano che emerge dalla pietra non coincide più necessariamente con il personaggio della storia: nella rilettura medievale viene infatti rappresentato come figura demoniaca. È uno dei passaggi più evidenti di quella trasformazione che, secolo dopo secolo, ha portato il re ostrogoto fuori dalla sola dimensione storica e dentro quella della leggenda.
La visita sarà a numero chiuso, fino a 25 partecipanti, e richiederà la prenotazione obbligatoria attraverso Eventbrite, disponibile dal 10 settembre.
Il viaggio continuerà venerdì 9 ottobre alle 16.30 nella Chiesa di Santo Stefano, con la visita-lezione “Teodorico e la basilica paleocristiana di Santo Stefano”, condotta da Fabio Coden e Marco Stoffella dell’Università di Verona.
Al centro dell’incontro ci sarà il complesso paleocristiano e il suo sviluppo durante l’epoca del sovrano goto. Anche in questo caso i posti disponibili saranno 25 e la prenotazione obbligatoria su Eventbrite partirà dal 25 settembre.
L’ultimo passaggio porterà invece molto più vicino alla quotidianità dei veronesi. Giovedì 12 novembre alle 17, al Museo di Storia Naturale, Andrea Brugnoli ed Edoardo Ferrarini dell’Università di Verona terranno la conferenza “Medievalismi nella tradizione enogastronomica veronese”.
Qui Teodorico esce dalle basiliche, dalle sculture e dai manoscritti ed entra direttamente nei piatti. La pastisada de caval e la pearà, due simboli della cucina veronese, sono state infatti collegate nel tempo, attraverso tradizioni costruite successivamente, rispettivamente alle vicende del re goto e a quelle del re longobardo Alboino. Non dunque prove storiche da prendere alla lettera, ma racconti sedimentati nel tempo, capaci di mostrare quanto profondamente il Medioevo continui a essere utilizzato per spiegare, reinventare e dare un’origine anche alle abitudini più familiari.
Ed è forse proprio qui che il lungo anno dedicato a Teoderico trova il suo significato più evidente. 1500 anni sono una distanza enorme, eppure a Verona quel nome continua a riemergere. Sulla facciata di una basilica, dentro un manoscritto del 517, nei racconti attorno all’Arena e al colle di San Pietro, nelle leggende tramandate per generazioni e perfino nelle storie raccontate attorno a un piatto.
Il re morì nel 526. La sua seconda vita, quella costruita nei secoli dalla memoria di Verona e dell’Europa, è durata molto più a lungo.
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