Tre persone sono indagate per danneggiamento seguito da incendio nell’inchiesta sul rogo che il 14 aprile ha distrutto sei furgoni di ditte di trasporto all’interno di Veronamercato, in via Sommacampagna a Verona. Nella mattinata del 10 settembre, la Polizia di Stato ha eseguito perquisizioni personali e nei locali riconducibili ai sospettati, sequestrando cellulari e altro materiale ritenuto utile alle indagini.
Ai tre sono stati notificati altrettanti avvisi di garanzia. L’inchiesta, condotta dalla Squadra mobile di Verona e coordinata dalla Procura della Repubblica, segue la pista di contrasti privati legati ai rapporti di lavoro nelle aziende colpite. Si tratta dell’ipotesi investigativa sulla quale sono in corso gli accertamenti: le responsabilità dei singoli indagati devono ancora essere stabilite.
L’incendio aveva richiesto l’intervento degli agenti delle Volanti e dei Vigili del Fuoco, chiamati nel centro logistico per le fiamme che stavano coinvolgendo furgoni e camion frigoriferi. Sei mezzi erano andati completamente distrutti.
Un passaggio centrale nella ricostruzione è arrivato dall’esame dei filmati. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, le immagini mostrano un gruppo di almeno tre persone che raggiunge il mercato dalla tangenziale: dopo aver accostato un’auto lungo il tratto parallelo alla struttura, scavalcano il muro di cinta ed entrano nell’area con due borsoni. Il fuoco viene poi appiccato ai mezzi utilizzando inneschi preparati appositamente.
Una sequenza che gli agenti hanno approfondito attraverso ulteriori accertamenti e attività tecniche, arrivando a individuare i tre sospettati. L’attenzione si è concentrata sui rapporti interni all’ambiente delle ditte danneggiate e su dissidi che, secondo l’ipotesi degli investigatori, potrebbero essere all’origine dell’incendio.
A questo quadro si è aggiunto un episodio avvenuto a luglio, sempre all’interno del Centro agroalimentare: l’ex titolare di una delle imprese di trasporto ha ricevuto ulteriori minacce. Gli investigatori considerano anche questo fatto rilevante per l’inchiesta, nella quale resta da chiarire il ruolo attribuibile a ciascuna delle persone coinvolte.
Le perquisizioni del 10 settembre, disposte dall’autorità giudiziaria, erano finalizzate alla ricerca di ulteriori elementi di prova, compresi gli smartphone utilizzati dai sospettati. I dispositivi e il materiale sequestrati saranno oggetto dei successivi approfondimenti.
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