Una vita di scelte, rinunce e libertà incastrata in un portagioie di legno, a prendere polvere. È Maria Vittoria Adami, giornalista de L’Arena, a riportarla alla luce. Si tratta della storia di Lucia Nutrimento, raccontata nel libro Ogni scelta è una rinuncia, pubblicato nel 2023 per i tipi di Scripta Edizioni.
Dopo essere venuta a conoscenza della vicenda di Lucia attraverso diversi intrecci familiari, Maria Vittoria Adami ne racconta il vissuto, restituendone una memoria alta e fedele, senza inciampare nel romanzo storico.
Iniziamo dall’autrice. Chi è Maria Vittoria Adami?
Sono nata a Villafranca nel 1978. Ho fatto il liceo classico Maffei a Verona e mi sono laureata in Storia a Venezia, nel ramo contemporaneo. Una passione che avevo è quella dello scrivere: da quando ho imparato a leggere e scrivere ho tenuto un diario, giocavo con la macchina da scrivere a casa. Un giorno un amico mi chiede se voglio iniziare a collaborare per un free press, L’Altro Giornale, e da lì sono partita. Poi sono andata a Verona Fedele, dove seguivo i consigli comunali. E’ qui che mi ha notata quello che poi è diventato il mio referente per L’Arena, mi ha chiamata e mi ha chiesto se volessi scrivere per loro. Poi nel 2011 ho fatto l’esame da professionista, lavoro da vent’anni per L’Arena ed ora sono redattore ordinario nella redazione provincia.
Quali sono le motivazioni che l’hanno spinta a scrivere il libro su Lucia Nutrimento, e quali motivazioni poi che l’hanno convinta a pubblicarlo?
In casa di mia mamma c’è una scatola portagioie di legno. Era di mio nonno, che l’aveva ricevuta da Lucia Nutrimento perché erano parenti. Da sempre mia mamma me ne parlava come fosse una cosa sacrale, preziosa. Ma io di Lucia Nutrimento non sapevo nulla. Mia mamma mi aveva detto che era stata una filosofa, una staffetta partigiana e che aveva studiato al Maffei. Non avevo altre indicazioni. A distanza tempo, una decina di anni fa, ho iniziato a occuparmene, ho provato a vedere sul serio se qualcuno se la ricordava.
E ha trovato qualcosa?
Non c’era assolutamente niente su di lei, cercando su internet trovavi solo i suoi scritti. Ho iniziato ad andare per luoghi in cui sapevo che era stata. Il professor Filippi, dell’Accademia di Agricoltura, Scienze e Lettere di Verona, mi ha suggerito di realizzare un libro su Lucia basandomi sui saggi che lei aveva scritto per l’Accademia, che lui stesso mi ha fornito. Sono quindi partita nel mio lavoro di ricerca e ricostruzione dalle istituzioni culturali che aveva frequentato. E da un aspetto fondamentale: sapendo la data di morte di Lucia, sono andata a consultare L’Arena dell’epoca. Lì ho trovato un articolo che la descriveva, e tutti i necrologi che dimostravano che era stata parte attiva della Resistenza, una filosofa, un’intellettuale. Un pezzo alla volta, è nata come ricerca personale di famiglia ma per restituire, in realtà, una storia importante alla città di Verona. La storia di un’intellettuale completamente dimenticata, un po’ perché era una donna e un po’ perché è morta molto giovane, per malattia. Lucia Nutrimento muore infatti nel 1959, alla mia età, a quarantotto anni, quindi forse non ha avuto tutto il tempo che hanno avuto invece i suoi coevi maschi di affermarsi. Ed è morta insegnando fino all’ultimo giorno di scuola al liceo Maffei. Sono partita quindi sulla scia di una linea familiare e poi, però, ho scoperto una storia enorme, che la città di Verona doveva conoscere, e che andava restituita.
Sulla base di quali elementi afferma che sia stata una storia enorme? Perché vale la pena raccontarne?
Perché Lucia è stata una figura importantissima. Lei, pur operando in ambiti molto maschili, è riuscita a inserirsi e a lavorare da pari a pari con gli uomini in anni in cui questo era quasi inaudito. Tra le altre cose, contribuisce a fondare il Circolo Filosofico Zamboni. Lei è coeva di Zamboni, di Rensi, un altro filosofo nato a Villafranca, e di Giovanni Giulietti, amico, collega e filosofo. Lucia poi, come si diceva, avrà anche un ruolo fondamentale nella Resistenza: sarà una staffetta tra il Cln Veneto di Padova e quello di Verona. E l’occasione nasce dal fatto che si iscrive ad una seconda laurea in giurisprudenza, quando è già grande, e durante la guerra è quindi una studentessa universitaria di Padova. Tra l’altro, in quell’anno, è addirittura l’unica donna di Italia ad essersi iscritta a giurisprudenza. A Verona è durissima la vita per chi opera clandestinamente per la Resistenza, perché Verona costituisce un fulcro della Repubblica Sociale Italiana. Lei in questo drammatico contesto ha un ruolo cruciale, porta le comunicazioni, i documenti e le informazioni da Padova a Verona. Ma Lucia non è solo questo. È stata anche un’insegnante che ricorderanno tutti i suoi studenti. È stata pure socia della Società Letteraria. È una donna che ha lasciato realmente il segno, un’intellettuale che andava riscoperta e regalata a Verona.
Crede sia una figura attuale, nel panorama italiano odierno?
È una figura attualissima, soprattutto perché insegna ai ragazzi a trovare la loro strada e a seguirla. Lei sosteneva di educarli non ad una fede, ma a trovare una loro fede. C’è un episodio che va raccontato. Lucia il primo giorno di scuola scrive alla lavagna: “ogni scelta è una rinuncia”. Che poi è il titolo del mio libro. Perché per lei il principio massimo è la libertà in ogni sua forma, soprattutto la libertà di pensiero. Ed è il principio da cui parte il suo antifascismo, che non è un antifascismo ideologico e di partito. È proprio una condizione umana. Negli anni Trenta si dedica all’insegnamento e capisce subito che non riesce a conciliare il fatto di educare i ragazzi a ragionare con la propaganda, che ti fornisce idee precostituite e impedisce al giovane di criticare o formulare i pensieri. Sceglie di educare i ragazzi a seguire la loro strada e, quindi, a scegliere. E la scelta è azione, che è la massima espressione di libertà. È una scelta che però comporta delle responsabilità, dei pro e dei contro. Ci sono degli effetti collaterali. Ci sono conseguenze. Però occorre saperlo fare. Questo, secondo me, è un concetto ed un modo di insegnare attualissimo di Lucia. Che vale anche oggi.
Quest’anno scadono gli ottant’anni dal primo voto delle donne in Italia, che si recarono alle urne con un’affluenza dell’89%. È un dato che certifica la volontà forte di partecipare alla vita attiva del proprio Paese. La figura di Lucia Nutrimento cosa può insegnarci, a tal proposito?
Lei sicuramente ha fatto tutto quello che ha fatto nella consapevolezza di essere una donna. Un altro passaggio importante della mia ricerca mi ha portata dentro l’archivio personale di Lucia, oggi conservato da una parente di mia madre. A lei Lucia ripeteva spesso: “Ricordati che sono sempre una donna”. Una frase che, detta così, sembra quasi quotidiana, ma che racconta molto. Racconta una vita in cui Lucia faceva tante cose, spesso le stesse che facevano gli uomini, senza però ricevere lo stesso riconoscimento. Ciononostante, non ha mai vissuto questo come un alibi. Quando si laurea in filosofia, la sua tesi è pubblicata dai relatori perché colgono nella sua giovinezza una capacità di ragionamento straordinaria, rispetto alla sua età. Inizia ad insegnare. Come dicevamo, prende poi una seconda laurea in legge. Partecipa al circolo filosofico. Partecipa all’Accademia, che è veramente un ambito maschile, di socie donne non ce ne sono proprio. E lo fa con la ferrea determinazione di andare sempre avanti, nonostante tutto. Un tema attualissimo anche per noi donne di oggi: possiamo fare tante cose ma ci troveremo sempre a dover fare i conti con qualche incrostazione, qualche ostacolo, qualche impedimento. Ma questo non deve mai diventare un alibi, si va avanti per la propria strada. Ed è ciò che ha fatto lei. Ho trovato un documento dove una sua studentessa dice di lei che è stata la sua guida per sempre. Lucia anche sull’emancipazione delle donne e delle ragazze, ha sicuramente lasciato un segno.
Come si sente, da donna, ad aver raccontato una storia così forte di una donna?
La mia ricerca ed il mio libro sono nati in un contesto che sta diventando piano piano più favorevole alle donne. Oggi si guarda di più alle donne, si fa più ricerca sulle loro storie e si dà finalmente più spazio alle figure femminili. Ma non si tratta di andare a cercare per forza un nome di donna da mettere accanto a quelli degli uomini. Il punto è un altro: quelle storie ci sono, sono sempre state lì, spesso coperte da un silenzio lungo e ingiusto. Vanno riportate alla luce con la stessa cura con cui sono state tramandate le vicende maschili. Per me questa ricerca è nata quasi da un obbligo: Lucia non poteva restare fuori dal racconto storico e collettivo di Verona.
Terminata l’intervista, Maria Vittoria Adami si munisce di penna e segna una copia del suo libro. Me la consegna. Ne apro la prima pagina, sembra che le sue parole facciano eco a quelle di Lucia Nutrimento: “A Irene, trova la tua strada e seguila”.
L’EDITORIALE DEL BACOL’amore esiste perché qualcuno domanda “Stai bene?”Le foto del servizio sono di Mario Pachera.
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