Verona, lavori energetici “a costo zero” e fondi PNRR inesistenti: truffa da 68mila euro

Lavori di riqualificazione energetica delle abitazioni praticamente a costo zero, con la promessa di recuperare quanto versato grazie a presunti fondi del PNRR. A rendere l’offerta ancora più credibile, il nome di un noto istituto bancario svizzero presentato come garanzia dell’operazione. Ma, secondo quanto ricostruito dalla Guardia di Finanza di Verona, dietro quella proposta ci sarebbe stata una truffa che ha già consentito di incassare almeno 68mila euro.

I Finanzieri del Comando Provinciale di Verona, coordinati dalla Procura della Repubblica scaligera, hanno eseguito nei giorni scorsi perquisizioni nei confronti di tre persone, ritenute responsabili, allo stato delle indagini, di un’associazione per delinquere finalizzata alla truffa ai danni di privati cittadini.

Il meccanismo ricostruito dagli investigatori partiva da una campagna promozionale sulla riqualificazione energetica, diffusa anche attraverso messaggi di posta elettronica. Ai potenziali clienti venivano proposti interventi nelle proprie abitazioni presentati come “a costo zero”.

Secondo la ricostruzione della Guardia di Finanza, ai cittadini veniva prospettato il rimborso dell’intero importo dei lavori, compreso l’anticipo versato come caparra, grazie a una presunta copertura attraverso fondi PNRR. A carico del cliente sarebbe rimasta solamente una percentuale indicata come necessaria per sostenere le spese di gestione dell’operazione.

A rafforzare la credibilità della proposta interveniva un altro elemento: il riferimento a un noto istituto di credito elvetico, il cui nome, secondo gli investigatori, sarebbe stato utilizzato abusivamente per far apparire affidabili l’impresa e le garanzie offerte ai committenti.

Ed è stata proprio la banca a far partire il meccanismo che ha portato alla scoperta della presunta truffa. Alcune persone raggiunte dall’offerta, insospettite, avevano infatti contattato direttamente l’istituto per chiedere chiarimenti sull’iniziativa. La banca, dopo essere stata così allertata, ha presentato denuncia.

Da qui sono partite le indagini coordinate dalla Procura di Verona, che hanno permesso di interrompere il sistema prima che il numero delle persone coinvolte e le somme versate potessero aumentare.

Sono 14 le vittime finora accertate. Tre di loro avevano già effettuato bonifici per diverse migliaia di euro. Complessivamente, secondo gli elementi raccolti dagli investigatori, il sistema avrebbe consentito di incamerare almeno 68mila euro.

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La sbandata controllata

Una volta ricevuti i pagamenti, il denaro non sarebbe rimasto a lungo sui conti utilizzati per raccoglierlo. Le somme sarebbero state infatti rapidamente trasferite all’estero, su rapporti bancari aperti in Olanda, Irlanda e Germania.

Le perquisizioni sono state effettuate nelle abitazioni dei tre indagati. Una di queste, secondo gli investigatori, sarebbe stata utilizzata anche come sede operativa della società attraverso la quale veniva promossa l’iniziativa.

Durante le operazioni i Finanzieri hanno sequestrato numerosa documentazione e diversi dispositivi informatici. Il materiale, che secondo la Guardia di Finanza avrebbe fornito ulteriori riscontri sul collegamento tra la società e le persone coinvolte nell’indagine, sarà ora sottoposto ad analisi.

L’indagine mette in evidenza anche un aspetto particolarmente delicato di queste forme di truffa: l’utilizzo di nomi conosciuti e apparentemente rassicuranti per superare la diffidenza delle potenziali vittime. In questo caso sarebbe stato proprio il richiamo a un istituto bancario a fornire alla proposta commerciale una garanzia che, secondo gli investigatori, in realtà non esisteva.

La Guardia di Finanza ricorda quindi l’importanza, davanti a offerte di investimento, agevolazioni o campagne promozionali particolarmente vantaggiose, di verificare direttamente con la banca o con l’ente indicato l’esistenza delle garanzie prospettate, utilizzando esclusivamente i rispettivi canali ufficiali.

Un controllo può riguardare anche l’impresa alla quale si stanno affidando i lavori, verificandone l’esistenza, le informazioni disponibili online ed eventuali segnalazioni. In presenza di elementi sospetti, l’indicazione è quella di non effettuare pagamenti e di rivolgersi alle forze di polizia.

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