Perdersi in ospedale è una delle piccole grandi ansie che accompagnano molte visite: corridoi che si somigliano, ascensori da scegliere, reparti distribuiti su piani diversi, ambulatori da raggiungere con il foglio della prenotazione in mano e il tempo che corre. Da oggi, dentro gli ospedali dell’Aoui Verona, quel labirinto diventa un po’ meno ostile. L’app MyAouiVerona, pensata per orientare pazienti e utenti negli spazi interni delle strutture sanitarie, è infatti operativa anche al Policlinico “Rossi” di Borgo Roma e all’Ospedale donna bambino di Borgo Trento.
Il nuovo passaggio completa il servizio, partito inizialmente con le mappe dell’ospedale di Borgo Trento. Con l’estensione a Borgo Roma e all’Ospedale donna bambino, l’app diventa uno strumento più ampio per muoversi tra sedi, reparti e ambulatori, offrendo indicazioni precise, mappe digitali, percorsi dedicati e feedback vocali pensati per accompagnare l’utente passo dopo passo.
La logica è quella di un navigatore, ma trasferita dentro l’ospedale. MyAouiVerona non indica una strada urbana, ma un tragitto interno: l’ingresso giusto, il corridoio da seguire, il reparto da raggiungere, il percorso più adatto in base alle necessità della persona. È un dettaglio che pesa, soprattutto per chi arriva in ospedale in una condizione di fragilità, per chi accompagna un familiare, per chi ha difficoltà motorie o per chi non conosce la struttura.
L’app è disponibile per Android e iOS ed è dotata di mappe digitali, comandi vocali e feedback vocali. Una caratteristica che ne rafforza il valore sul piano dell’accessibilità e che ha portato al patrocinio dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti. Il servizio, infatti, è pensato per essere utilizzato da tutti, con attenzione anche a chi ha bisogno di percorsi alternativi.
Uno degli aspetti più concreti riguarda proprio la possibilità di individuare itinerari adatti a persone in sedia a rotelle o con difficoltà motorie. In un ospedale, dove anche pochi metri possono diventare complicati se ci sono scale, passaggi stretti o cambi di piano, la differenza tra un percorso qualunque e un percorso accessibile non è un dettaglio tecnico: è il confine tra autonomia e fatica, tra orientamento e smarrimento.
Alla base del sistema ci sono i ripetitori bluetooth iBeacon, già attivi da tempo nei due ospedali Aoui e utilizzati finora dai Vigili del Fuoco per gli interventi di emergenza. Sono dispositivi alimentati a batteria, con una durata compresa tra 4 e 10 anni, pensati per richiedere poca manutenzione e costi di gestione contenuti. È questa rete tecnologica a consentire la localizzazione anche negli spazi chiusi, dove i normali sistemi di navigazione non riescono a funzionare con la stessa precisione.
L’applicazione è stata sviluppata da TapMyLife srl, società specializzata nel settore sanitario, e consente la localizzazione indoor di apparecchiature, persone e attrezzature. Nel caso dell’uso rivolto al pubblico, il cuore del servizio resta però l’accompagnamento del paziente dentro strutture spesso grandi, complesse e attraversate ogni giorno da migliaia di persone.
A chi aveva già scaricato MyAouiVerona nella fase precedente viene consigliato di disinstallare e installare nuovamente l’app, così da ottenere un migliore reset degli aggiornamenti. È un’indicazione pratica, ma importante: il servizio ora contiene mappe e funzioni aggiornate e la nuova installazione permette di usarlo nella versione completa.
La novità racconta una trasformazione silenziosa ma significativa del rapporto tra sanità e tecnologia. Non si tratta solo di digitalizzare un servizio, ma di rendere più leggibile uno spazio che per molti utenti resta complicato. Un ospedale non è un luogo neutro: chi entra spesso è preoccupato, di fretta, disorientato, magari con una visita da non perdere o una persona cara da accompagnare. In questo scenario, un’app che guida lungo il percorso giusto può diventare uno strumento semplice, ma molto concreto, di accoglienza.
Con MyAouiVerona, l’Aoui Verona porta così la navigazione indoor dentro il quotidiano degli ospedali. Meno cartelli da inseguire, meno corridoi percorsi a vuoto, più attenzione alle diverse capacità motorie e sensoriali degli utenti. È una tecnologia discreta, che non sostituisce il personale e non cancella la complessità degli spazi ospedalieri, ma può rendere più umano il primo gesto di ogni accesso: trovare la strada.
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