Verona, l’Adige ai minimi: taglio del 55% all’acqua per i campi

Large sprinkler irrigation arc spraying water over a green field with trees in the background.

L’acqua dell’Adige continua a scorrere, ma da oggi nei canali della pianura veronese ne entrerà molta meno. Dietro quella corrente più debole, destinata a farsi sentire chilometro dopo chilometro, c’è una crisi idrica che la Regione Veneto definisce di “estrema criticità” e una scelta pesante: ridurre del 55% le derivazioni affidate al Consorzio di Bonifica Veronese.

Il provvedimento è stato emanato il 31 luglio dalla Direzione Difesa del Suolo e della Costa. La priorità indicata dalla Regione è salvaguardare l’acqua destinata al consumo umano, soprattutto nella provincia di Rovigo, dove si sono già verificate gravi difficoltà nell’approvvigionamento potabile.

A monte della decisione c’è una lunga sequenza di segnali negativi. Le precipitazioni delle ultime settimane sono rimaste largamente al di sotto della media, la neve accumulata durante l’inverno si è esaurita in anticipo e le temperature eccezionalmente elevate hanno spinto il livello dell’Adige verso i valori più bassi degli ultimi anni.

Il Consorzio di Bonifica Veronese aveva già cominciato nelle ultime ore a diminuire progressivamente i prelievi, anticipando di fatto le misure regionali. Parallelamente è stato avviato un piano straordinario per gestire una rete irrigua che, con poco più della metà dell’acqua normalmente disponibile, dovrà essere governata metro per metro e turno dopo turno.

Il tentativo è soprattutto quello di evitare lo scenario più duro: la sospensione completa delle derivazioni dall’Adige. Non significherebbe soltanto chiudere le prese e interrompere l’irrigazione. Una volta svuotati i canali, anche un eventuale miglioramento delle condizioni non consentirebbe una ripartenza immediata. Per riportare l’acqua lungo tutta la rete servirebbero diversi giorni.

Le conseguenze della riduzione saranno comunque profonde. Nei canali principali la corrente perderà forza e l’acqua impiegherà più tempo a raggiungere le campagne. Alcuni utenti potrebbero ricevere quantitativi insufficienti, altri dovranno attendere più a lungo il proprio turno. Nelle zone più lontane dai punti di derivazione, soprattutto nella pianura meridionale veronese, diversi canali rischiano di rimanere completamente asciutti.

A rendere ancora più fragile il sistema c’è il progressivo esaurimento delle risorgive e degli scarichi naturali, che in condizioni ordinarie contribuiscono ad alimentare la rete. Con queste fonti sempre più deboli, ogni riduzione operata sull’Adige si traduce quasi direttamente in meno acqua disponibile per i terreni.

Il Consorzio sta preparando una distribuzione emergenziale fondata, per quanto possibile, su criteri di equilibrio tra territori e colture. Ma con una disponibilità ridotta del 55% non esiste un piano capace di cancellare i disagi. La rete irrigua a scorrimento dovrà subire una rimodulazione degli orari e dei turni, con effetti inevitabili sul lavoro delle aziende agricole.

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Nota a margine della vicedirettrice

Una situazione diversa riguarda i territori serviti dall’irrigazione a pressione, dove al momento non sono previste ripercussioni. Sono impianti che permettono di utilizzare quantità inferiori d’acqua e di distribuirla con maggiore precisione. La differenza tra i due sistemi, in queste giornate di emergenza, diventa visibile: da una parte una rete più efficiente e controllabile, dall’altra lunghi canali nei quali la risorsa deve avanzare per gravità, disperdendosi lungo il percorso e impiegando più tempo per raggiungere le aree a valle.

Il punto più delicato resta la durata della crisi. Le riserve consentono di affrontare soltanto un periodo limitato e molto dipenderà dalle precipitazioni attese sull’intero bacino dell’Adige. Qualche temporale isolato potrebbe non essere sufficiente. Servirebbero piogge consistenti e diffuse, capaci di alimentare il fiume lungo tutto il suo corso. In caso contrario le restrizioni potrebbero protrarsi e diventare ancora più rigide.

Il presidente del Consorzio, Alex Vantini, descrive un quadro che non lascia spazio a letture rassicuranti. “Siamo di fronte a una delle situazioni più difficili che il nostro territorio abbia affrontato negli ultimi decenni. Comprendiamo perfettamente le preoccupazioni del mondo agricolo, ma oggi la priorità è evitare il collasso del sistema e garantire innanzitutto l’acqua destinata al consumo umano.”

La gestione dell’emergenza ricadrà in queste ore sui tecnici, sui guardiani della rete e sugli stessi agricoltori, chiamati a rispettare turni e quantità assegnate. In un sistema così impoverito, infatti, anche un prelievo superiore al previsto può sottrarre acqua ai terreni situati più a valle. “Ogni litro d’acqua disponibile dovrà essere gestito con il massimo equilibrio per salvaguardare il maggior numero possibile di colture”, sottolinea Vantini, richiamando gli utenti a uno sforzo di responsabilità.

La crisi apre anche una questione che supera l’emergenza di queste settimane. Per il presidente del Consorzio, quanto sta accadendo dimostra la necessità di investire in nuove infrastrutture idrauliche e in sistemi capaci di accumulare acqua quando è disponibile, per poi utilizzarla nei periodi più secchi. “Questa emergenza dimostra ancora una volta quanto sia ormai indispensabile investire in nuove infrastrutture idrauliche e sistemi di accumulo della risorsa idrica per affrontare un cambiamento climatico che non rappresenta più un’eccezione, bensì una nuova realtà.”

Intanto la rete resta sotto osservazione continua. Il Consorzio di Bonifica Veronese manterrà il collegamento con la Regione Veneto e comunicherà agli utenti eventuali variazioni nei turni e nella distribuzione. Nei prossimi giorni saranno il cielo e la portata dell’Adige a decidere quanto a lungo potrà reggere questo equilibrio. Nei campi, però, l’emergenza è già cominciata: meno acqua nei canali, tempi più lunghi e una pianura costretta a dividere una risorsa diventata improvvisamente troppo scarsa.

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Giulio Braggio
Abita a San Giorgio dalla nascita (14 marzo 1960). Sposato con Paola, è attivo da sempre nel mondo del volontariato. Ha fatto anche un’esperienza politica a livello locale come Consigliere comunale dal 1990 al 1998. Da una decina d’anni lavora nel sindacato Cisl. E’ appassionato di fotografia, informatica, automobilismo e amante dei cani. Collabora con il Baco da Seta dal 2002.