Verona, la luce scava nel tempo: Virgilio torna leggibile dopo quindici secoli

Two old manuscript pages opened side by side, heavily stained and burnt with faint lines of text visible across the worn parchment.

“Fa freddo nello scriptorium, il pollice mi duole. Lascio questa scrittura, non so per chi, non so più intorno a che cosa: stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus”.

Più di qualcuno, probabilmente, potrà riconoscere in queste poche frasi la conclusione di uno dei romanzi più noti scritti intorno all’antica arte dell’amanuense: “Il nome della rosa” di Umberto Eco; e lontano – ma non troppo – dal romanticismo e dal facile citazionismo, non è irreale che anche nello scriptorium della Biblioteca Capitolare di Verona si sia trovato in una situazione simile un anonimo copista, che nel V secolo dopo Cristo avrà a un certo punto terminato di vergare, in una chiara grafia maiuscola denominata capitalis rustica, un manoscritto contenente le opere dell’autore latino Publio Virgilio Marone.

Le Bucoliche, le Georgiche, l’Eneide: opere della letteratura latina divenute un riferimento anche nell’insegnamento scolastico già pochissimi anni dopo la morte del loro autore, nel I secolo a.C.; testi noti, copiati, diffusi, letti, studiati, ampiamente commentati. Anche di commenti – scritti dappertutto: a margine, in alto, in basso, tra le righe di scrittura – è ricco questo codice di cui si parla, usando un termine con cui la filologia (la scienza che studia la trasmissione manoscritta del patrimonio letterario) indica il libro manoscritto in pergamena o carta.

Il Virgilio Veronensis è catalogato con il numero XL presso la Biblioteca Capitolare di Verona, in cui è conservato da più di millecinquecento anni, e non è un manoscritto dalla storia semplice: vergato inizialmente nel V secolo dopo Cristo, circa trecento anni dopo è stato raschiato e riscritto, ospitando tra i suoi fogli, sopra il testo virgiliano, il testo dei Moralia di San Gregorio Magno e diventando così un codex rescriptus o palinsesto.

I codici palinsesti sono quei manoscritti che, spesso per ragioni di risparmio del materiale scrittorio, presentano una cancellazione della scrittura inferiore tramite raschiatura e una successiva riscrittura di un testo, che è spesso molto più tardo, di ambito teologico o di importanza ecclesiastica.

L’interesse per i codici palinsesti ha radici ottocentesche: è stato tra i primi il cardinale Angelo Mai, agli inizi del XIX secolo, a scoprire nelle Biblioteche Ambrosiana e Vaticana codici con testi “nascosti” spesso appartenenti a importanti autori della letteratura latina, che cercava di rendere leggibili tramite l’applicazione di reagenti chimici come la noce di galla: i reagenti, se inizialmente davano il vantaggio di far apparire più nitida la scriptio inferior, danneggiavano irreparabilmente il manoscritto, generando macchie, fori, scurimenti della pergamena e un deterioramento negli anni progressivo e inevitabile.

Nel Novecento, compreso il prezzo dell’utilizzo dei reagenti chimici, si passò alle lampade di Wood a raggi ultravioletti e poi alla fotografia per cercare di decifrare le scritture nascoste tra le pieghe della pergamena.

È il caso anche del nostro manoscritto del Virgilio Veronensis, letto e decifrato unicamente con l’ausilio di mezzi “analogici”, almeno fino al marzo 2026, quando circa 60 studenti provenienti da 9 scuole della provincia veronese e dal Liceo classico “Virgilio” di Mantova hanno avuto un’opportunità straordinaria: approcciare la trascrizione di circa il 50% dei frammenti virgiliani di questo codice, leggendo le carte del manoscritto scansionate attraverso le ultime potenti tecniche dell’imaging multispettrale (MSI) e iperspettrale (HSI), che sfruttano i diversi gradi di rifrazione della luce per generare immagini digitali ad altissima definizione.

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La musica che gira intorno

Calligraphy practice sheets on a table, showing uppercase alphabet in a rustic capital style and the words 'CAPITALE RUSTICA' with a dip pen and ink nearby.Il merito di aver coinvolto dei liceali incuriositi e appassionati di letteratura latina è del consorzio AntCom “From Antiquity to Community: rethinking classical heritage through citizen humanities”, sparso tra quattro poli (Università di Odense, Santiago de Compostela, Salento, Verona) e finanziato dal bando competitivo Horizon MSCA Doctoral Network.

In particolare, l’Unità di Verona, guidata dal Prof. Paolo Scattolin e dal Prof. Paolo De Paolis insieme ai dottorandi Panagiotis Leontaridis e Konstantina Tsakona, ha pensato di proporre un progetto seguendo l’anima della Citizen Science: la scienza “partecipata” dalla società civile, che vuol dimostrare che possono essere proprio i cittadini possessori di un bene culturale e sociale a essere attivi protagonisti del processo scientifico di analisi che lo riguarda.

Aderendo a questo progetto di FSL (Formazione Scuola Lavoro) “Virgilio (invisibile) a Verona”, circa 60 studenti provenienti dai licei della provincia (Educandato agli Angeli, Liceo G. Galilei, Liceo Guarino Veronese di San Bonifacio, Istituto Lavinia Mondin, Liceo G. Fracastoro, Liceo Virgilio di Mantova, Liceo Enrico Medi di Villafranca di Verona, Liceo A. Messedaglia, Liceo S. Maffei)  hanno seguito un percorso di 30 ore tra i mesi di marzo e maggio 2026, articolato in una prima parte didattica e una seconda parte laboratoriale.

Le prime cinque lezioni, tenutesi presso l’Università degli Studi di Verona e la Biblioteca Capitolare, hanno permesso agli studenti di conoscere i fondamenti della filologia, la tradizione del testo virgiliano, i fondamenti della paleografia latina con particolare riguardo per il tratteggio della capitalis rustica, la fotografia multispettrale e l’interfaccia dell’applicazione Transkribus; nel corso dei restanti incontri settimanali hanno trascritto, divisi in gruppi e revisionando reciprocamente le relative trascrizioni, più di 500 versi virgiliani contenuti nel palinsesto.

L’applicazione Transkribus è una piattaforma basata sull’intelligenza artificiale dedicata alla digitalizzazione, al riconoscimento del testo e alla trascrizione automatica di documenti storici: ha permesso ai nostri studenti di segnalare, oltre alla trascrizione, tutti gli elementi notevoli del testo emersi dalla consultazione delle immagini multispettrali, e costituirà la banca dati dei risultati cui i ragazzi e le ragazze, filologi in giovanissima età, sono pervenuti, confliggendo o trovando riscontri con la più recente e autorevole lettura del manoscritto, quella condotta dal filologo Mario Geymonat nel 1976.

Lo scorso 29 maggio, presso il Palazzo di Lingue dell’Università di Verona, il seminario internazionale “Virgilio (invisibile) a Verona” ha ospitato gli interventi di Maria Luisa Delvigo (Università di Udine), Alessandro Garcea (Sorbonne Université), Angeliki Boiku (Sorbonne Université), che hanno preceduto la presentazione della trascrizione collaborativa a gruppi degli studenti veronesi, i cui risultati saranno raccolti in Open Access con piena disponibilità per ogni futuro riesame del manoscritto.

Due mesi: un arco di tempo per certi versi brevissimo, per altri versi importante e cruciale nelle tappe forzate di trasformazione del nostro modo di vedere e di pensare lo studio dei testi antichi; una visione che esce dalle stanze misteriose e affascinanti delle biblioteche per irrompere potente nella nostra realtà di tutti i giorni, forte di un aiuto concreto – quello della tecnologia che avanza turbinosa e ci permette se non di fermare almeno di competere contro lo scorrere inesorabile del tempo – e splendente di un approccio che rifiuta individualismo e autoreferenzialità, quello del lavoro cooperativo tra pari e della condivisione del sapere con la cittadinanza, a tutti i livelli.

Nomina nuda tenemus, possediamo solo i nudi nomi e nient’altro, è vero: ma è in momenti come questi che la “favola” degli studenti di liceo che hanno potuto vedere e analizzare le fragili pagine di una pergamena del V secolo e farle dialogare con il 2026 (e oltre) ci permette di immaginare quella dimensione in cui le capacità dell’essere umano, al netto della sua finitezza, possono giocare con il tempo e lo spazio.

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Claudia D'Arcamo
Laurea triennale in Lettere Classiche, laurea specialistica in Scienze dell'antichità, prese entrambe all'università degli studi di Palermo. E' docente di lettere presso il Liceo Medi di Villafranca di Verona.