Verona, la fede si rimette in cammino: Pompili consegna “Sulla via”

Ci sono parole che chiedono di essere custodite. Altre, invece, sembrano fatte apposta per mettere in movimento. Nella Cattedrale di Verona, gremita di fedeli, sacerdoti, religiosi e rappresentanti del mondo della scuola, il vescovo Domenico Pompili ha scelto la seconda strada: la fede, ha ricordato, non è qualcosa da mettere al sicuro su uno scaffale, ma una via da percorrere. E proprio Sulla via è il titolo della sua quarta lettera pastorale, consegnata martedì 8 settembre, al termine della Messa per la Natività di Maria.

Il filo che lega celebrazione, omelia e lettera pastorale è quello del cammino. Maria, definita dal vescovo “pellegrina della fede” richiamando la Lumen gentium, diventa l’immagine di una Chiesa che non può permettersi di restare ferma, aspettando che tutto sia chiaro, semplice e già predisposto prima di cominciare.

Pompili lo ha spiegato attraverso un’immagine elementare e per questo particolarmente efficace: quella del bambino che prova a mettere un piede davanti all’altro, con il rischio di cadere ma sapendo di avere vicino chi lo sostiene. “La fede è un cammino che si scopre camminando e non sopporta stanzialità ed immobilismo”, ha detto il vescovo. Il punto, quindi, non è possedere tutte le risposte prima di partire. È accettare che alcune risposte arrivino proprio mentre si percorre la strada.

Una prospettiva che Pompili ha legato direttamente alla Chiesa di Verona e al nuovo anno liturgico-pastorale. Non una fede ridotta a idea da difendere o a insieme di regole da osservare, ma qualcosa che prende forma nel movimento, nelle scelte e soprattutto nella capacità delle comunità di uscire dall’attesa.

La cornice era quella solenne della festa mariana, ma dentro la Cattedrale entravano anche pezzi molto concreti della vita quotidiana. Alla celebrazione hanno partecipato centinaia di sacerdoti e religiosi insieme alle comunità parrocchiali e a una grande presenza di fedeli. C’erano anche esponenti della scuola e insegnanti di religione cattolica, ricordati nelle preghiere proprio alla vigilia della ripartenza delle lezioni e di un nuovo anno che li richiama alla responsabilità educativa.

L’omelia è partita da una pagina evangelica che, almeno apparentemente, potrebbe sembrare lontana dall’idea del movimento: la Genealogia di Gesù secondo Matteo, una lunga sequenza di nomi, storie e generazioni. Pompili vi ha letto invece una trama fatta di luce e ombra, dentro la quale la Parola riesce ad aprirsi un passaggio. “Viene accolta nell’ordinarietà di una vita che si apre all’imprevisto”, ha osservato.

È proprio qui che entra in scena Maria, indicata anche attraverso una definizione di don Tonino Bello: la donna del primo passo. Non semplicemente colei che cammina, dunque, ma colei che parte prima. Il vescovo ha richiamato anche il Paradiso di Dante e le parole affidate a san Bernardo per descrivere una disponibilità che anticipa perfino la domanda.

“Non arriva in ritardo, e nemmeno puntuale: arriva prima che la domanda sia stata fatta”, ha detto Pompili. Un’immagine che toglie al “primo passo” ogni carattere retorico. Quel passo avviene quando non ci sono ancora garanzie, prima che il terreno sia completamente sicuro, perfino prima che Giuseppe si fidi.

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Ed è esattamente questo il passaggio che porta dalla figura di Maria alla vita della Diocesi. Sulla via, infatti, non viene presentata come un documento calato dall’alto o costruito soltanto negli uffici ecclesiastici. Il vescovo ne ha ricondotto l’origine all’Assemblea diocesana, ai tavoli di lavoro e alle indicazioni emerse dal confronto interno alla Chiesa veronese. La lettera raccoglie quel materiale e lo rimette nelle mani delle comunità con una richiesta precisa: non aspettare che tutto sia perfetto prima di cominciare.

È probabilmente questo il cuore più concreto della nuova lettera pastorale. Le parrocchie vengono chiamate a compiere passi possibili, anche piccoli, senza usare le proprie dimensioni o le proprie fragilità come giustificazione per restare immobili. “Nessuna parrocchia è troppo piccola per dare vita a qualcosa di grande”, ha affermato Pompili, estendendo lo stesso ragionamento a ogni comunità che si percepisca debole o insufficiente.

Dentro questa prospettiva compare anche un tema più largo e meno strettamente organizzativo: quello dell’umano. Per il vescovo non basta interrogarsi su strutture, programmi e strumenti pastorali. C’è prima una capacità da riaccendere, quella di costruire fiducia tra le persone.

Il riferimento torna ancora una volta alla vicenda di Maria e Giuseppe. Pompili invita a recuperare una fiducia concreta, non astratta: la disponibilità a credere nell’altro anche quando non tutto è immediatamente spiegabile o garantito. È un passaggio che sposta la nuova lettera pastorale fuori dal recinto delle sole attività ecclesiali e la porta sul terreno delle relazioni, delle comunità e della loro capacità di non chiudersi.

La scena finale della serata ha restituito fisicamente il senso di quella consegna. Terminata la celebrazione, nella Cattedrale si sono formate lunghe file di persone in attesa di ricevere una copia di Sulla via. Un gesto semplice che ha trasformato un documento pastorale in qualcosa da prendere in mano, portare fuori dalla chiesa e leggere.

Da oggi, 9 settembre, la lettera è disponibile anche nelle parrocchie della Diocesi e nelle librerie cattoliche di Verona. Ma il punto indicato da Pompili non sembra stare soltanto nelle pagine. Sta in quello che accadrà dopo, quando quelle pagine incontreranno parrocchie molto diverse tra loro, comunità grandi e piccole, situazioni solide e altre più fragili.

Perché il messaggio consegnato in Cattedrale è, in fondo, estremamente concreto: aspettare che ogni condizione sia favorevole può diventare il modo più elegante per non partire mai. Il cammino proposto alla Chiesa veronese comincia invece da un passo, magari incerto, purché sia davvero il primo.

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