Dentro Palazzo Capuleti, in via delle Franceschine a Verona, domenica 17 maggio non ci sarà il solito viavai di convegni o cerimonie. Ci saranno schede, cabine e quel silenzio teso dei giorni in cui la politica si conta davvero. È qui che si terranno le elezioni per il rinnovo del Consiglio Provinciale, con due seggi allestiti al primo piano e un orario lungo, da mattina a sera: dalle 8 alle 20.
Non voteranno i cittadini, ma la fascia che li rappresenta ogni giorno nei Municipi: 1.293 amministratori tra consiglieri comunali e sindaci dei Comuni veronesi. Una platea numerosa, compatta, chiamata a scegliere fra due liste: “Rete!” e “Centrodestra Verona”. Ogni elettore potrà esprimere un solo voto per una delle due liste e, se lo vorrà, aggiungere una preferenza per un candidato o una candidata della stessa lista. È un gesto semplice, in apparenza. Ma qui la semplicità finisce presto.
Perché il voto, in questa tornata, sarà ponderato. Tradotto: la scheda depositata nell’urna non pesa uguale per tutti. Il “valore” del voto cambia in base al numero di abitanti del Comune in cui l’amministratore esercita il proprio mandato. È il meccanismo che mescola rappresentanza e demografia e che, alla fine, sposta gli equilibri: chi arriva da un Comune più grande porta con sé un peso diverso rispetto a chi amministra realtà più piccole.
Nel caso della Provincia di Verona le fasce sono sei. Si parte dai Comuni con meno di 3mila abitanti, poi quelli da 3mila a 5mila, da 5mila a 10mila, da 10mila a 30mila (di cui fanno parte Sona, Sommacampagna e Bussolengo), da 30mila a 100mila (qui rientra Villafranca di Verona) e infine la fascia da 250mila a 500mila, quella di Verona. In altre parole, domenica non conterà solo “quanti” voti prenderà una lista, ma anche “da dove” arriveranno. È la matematica istituzionale che rende questa elezione meno lineare di quanto sembri: una gara in cui i numeri hanno una seconda faccia, quella dei territori.
Lo spoglio è fissato per il mattino di lunedì 18 maggio. Da quel momento si capirà come si comporrà il nuovo Consiglio: saranno 16 i consiglieri e le consigliere eletti. Rimarranno in carica due anni o, comunque, fino a quando resteranno in carica nei rispettivi Comuni. È un mandato agganciato alla vita amministrativa locale: se cambia il ruolo in Municipio, può cambiare anche il posto a Palazzo della Provincia.
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