Verona, i numeri 1 dell’Hellas tornano tra pali, rigori e memoria

Ci sono ruoli che sembrano nati per stare un passo fuori dal coro. Il portiere è lì, separato dagli altri da metri di prato e da una responsabilità che pesa più del pallone. Guarda il gioco arrivargli addosso, aspetta, decide in una frazione di secondo. E quando sbaglia è solo. Quando salva, invece, può diventare leggenda.

È da questa solitudine speciale, ruvida e affascinante, che nasce “La solitudine dei numeri 1: i portieri dell’Hellas, Gregori, Battistini e altri ancora”, l’incontro in programma giovedì 18 giugno alle ore 18.30 a CasaVerona, negli spazi della Palazzina 20 dell’Arsenale.

Il ciclo di appuntamenti dedicato alle storie di sport continua così a pescare nel patrimonio emotivo di Verona, dentro quelle vicende che non sono soltanto risultati, classifiche e tabellini, ma pezzi di vita collettiva. In questi giorni d’estate, CasaVerona sta diventando un piccolo teatro della memoria sportiva: un luogo in cui il pubblico non assiste soltanto, ma partecipa, riconosce volti, episodi, domeniche, trasferte, ferite e imprese.

Questa volta il centro della scena sarà occupato dai portieri, figure per natura laterali e decisive. Uomini chiamati a tenere insieme coraggio, lucidità e una dose di follia. Perché tra i pali non basta essere bravi: bisogna avere nervi elastici, testa fredda e quella strana disponibilità a farsi giudicare da un intero stadio in un solo istante.

Sul palco ci sarà Attilio Gregori, nome che per tanti tifosi dell’Hellas Verona porta con sé il sapore di un calcio robusto, sanguigno, imprevedibile. Gregori appartiene a quella categoria di portieri che non si limitano a difendere la porta: la abitano. Forte, spigoloso, “matto” quanto basta per entrare nel cuore di una città che della propria vena fuori dagli schemi ha spesso fatto un marchio identitario.

La sua storia gialloblù è fatta anche di episodi rimasti appesi nella memoria popolare. Come quel rigore calciato in un Verona-Venezia, finito in curva sud sullo 0-0: gesto folle, certo, ma anche perfetto per consegnare un portiere alla mitologia dei tifosi. E poi c’è quell’Inter-Verona di Serie A, con Eugenio Fascetti in panchina, in cui contro Gregori furono fischiati quattro rigori. Una scena quasi irreale, da racconto di spogliatoio più che da cronaca sportiva. A CasaVerona sarà lui a riaprire quel cassetto, restituendo voce e dettagli a una pagina che ancora oggi incuriosisce.

Accanto a lui ci sarà Graziano Battistini, portiere diverso per temperamento, forse meno istrionico, ma profondamente legato a Verona. Anche Battistini ha lasciato un’impronta forte nella storia dell’Hellas, fino a innamorarsi della città e a restarci. Il suo nome richiama una promozione in Serie A, quella dell’anno di Cesare Prandelli, ma anche una prova rimasta impressa nel derby contro il Chievo, con due rigori parati a De Cesare. Il derby fu amaro per l’Hellas, ma dentro una sconfitta può comunque restare una prodezza. E quelle due parate sono ancora lì, come lampi dentro una partita sfortunata.

La serata non sarà però soltanto un dialogo con chi salirà fisicamente sul palco. Perché parlare dei portieri dell’Hellas significa anche evocare due presenze enormi, Claudio Garella e Giuliano Giuliani, legate da un filo che attraversa Verona, Napoli e Udine.

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Claudio Garella arrivò all’Hellas nel 1982 e diventò uno dei simboli della stagione dello scudetto 1984-85. Le sue parate furono parte viva di quel miracolo sportivo, non un dettaglio laterale. Tra le immagini più forti resta l’intervento su Mark Hateley a San Siro, nell’aprile dell’85, una di quelle parate che non stanno soltanto nelle statistiche, ma nella memoria visiva di un popolo. Garella non era il portiere elegante da manuale. Era istinto, gomiti, ginocchia, riflessi, concretezza. Poco accademico, tremendamente efficace. Un modo di stare in porta che sembrava contraddire l’estetica e confermare la sostanza.

Dopo di lui arrivò Giuliano Giuliani, chiamato nel 1985 a raccoglierne l’eredità proprio mentre Garella passava al Napoli. Anche Giuliani entrò nella storia gialloblù con un primato pesante: fu l’unico portiere italiano di quegli anni a neutralizzare due rigori a Diego Armando Maradona con la maglia dell’Hellas. Poi, quasi seguendo una rotta già tracciata dal destino, anche lui passò da Napoli e poi da Udine.

Ma la vicenda di Giuliani porta con sé anche una ferita più profonda, una zona d’ombra che il calcio per molto tempo non ha saputo guardare con umanità: la scoperta della sieropositività, vissuta nel silenzio, e una progressiva emarginazione dal mondo che lo aveva applaudito. Dentro una serata dedicata ai numeri 1, anche questo conta. Perché la memoria sportiva non è fatta solo di parate e ovazioni, ma anche di ciò che resta quando i riflettori si spengono.

A moderare l’incontro sarà il giornalista Raffaele Tomelleri, collaboratore del Baco da Seta, chiamato a guidare una conversazione che promette di essere insieme racconto, confessione sportiva e viaggio nella nostalgia gialloblù.

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Massimo Giacomelli
Nato nel 1967, vivo da sempre a Palazzolo con moglie e 2 figli ormai proiettati nel mondo dei grandi. Sono appassionato di storia, di tutti gli sport, (qualcuno provo a praticarlo a livello amatoriale) e con parecchio trasporto ed un po' di nostalgia ascolto sempre volentieri la musica degli anni Ottanta. Dopo gli studi all’istituto tecnico commerciale ho scelto la strada imprenditoriale ed ora sono impegnato nel settore immobiliare; negli anni scorsi la mia collaborazione col Baco da Seta era piuttosto saltuaria; a partire dal 2019 però sta diventando sempre più intrigante.