Fumo, grida, corrente che salta, persone a terra e vie di fuga che possono essere bloccate o difficili da individuare. Non è una discoteca in fiamme, ma per i ragazzi che entrano nella simulazione la situazione deve sembrare abbastanza reale da costringerli a decidere cosa fare. A Verona la tragedia di Crans Montana diventa così il punto di partenza di “NoPanicSim”, una settimana di maxi simulazioni organizzata per insegnare agli studenti come comportarsi quando un’emergenza improvvisa trasforma in pochi istanti un luogo conosciuto in uno spazio pericoloso.
Per la prima volta il Centro di Formazione e Simulazione avanzata Practice dell’Aoui di Verona dedica una settimana a questo tipo di esercitazioni con le classi terze, quarte e quinte di otto istituti superiori veronesi. Da lunedì a giovedì saranno coinvolti 240 studenti e 70 insegnanti, chiamati non soltanto ad ascoltare una lezione, ma soprattutto a misurarsi direttamente con due scenari: un incendio in discoteca e un arresto cardiaco all’aperto.
La scelta di puntare su situazioni così concrete nasce anche da quanto accaduto a Crans Montana. La tragedia, spiega l’Aoui, ha evidenziato quanto possa essere importante preparare i giovani a riconoscere i pericoli e soprattutto a non lasciare che il panico prenda il controllo delle decisioni. Il progetto è stato organizzato dall’équipe del Practice insieme a Sicurscuola Verona – Rete SiRVeSS, con il contributo della Fondazione Santa Toscana e dello Spisal dell’Ulss 9 Scaligera.
Il punto non è trasformare gli studenti in soccorritori, ma fornire loro poche conoscenze essenziali che possano diventare decisive quando ogni secondo conta. Prima di intervenire bisogna infatti capire se ci si trova in un luogo sicuro, evitare di diventare a propria volta vittime dell’emergenza, riconoscere pericoli spesso sottovalutati come la folla o il traffico e capire quando sia arrivato il momento di allontanarsi.
Nello scenario dell’incendio i ragazzi devono confrontarsi con fumo, scarsa visibilità, interruzioni della corrente, persone a terra e difficoltà nell’individuare le uscite. Un esercizio che parte anche da un’abitudine molto semplice e spesso trascurata: quando si entra in una discoteca o in un locale affollato, raramente si presta attenzione alla posizione delle uscite di emergenza. Imparare a leggere subito l’ambiente può invece fare la differenza quando la situazione precipita.
Accanto all’evacuazione c’è il primo soccorso. Il personale del Suem 118, gli addetti antincendio del Servizio Prevenzione Aoui e il personale sanitario dell’Azienda ospedaliera insegnano come riconoscere un arresto cardiaco e respiratorio, affrontare un’ostruzione delle vie aeree e praticare le manovre di Basic Life Support. Una parte importante riguarda anche la chiamata alla Centrale operativa del 118: chiedere aiuto non significa soltanto comporre un numero, ma riuscire a comunicare rapidamente le informazioni necessarie ai soccorritori.
È però quando comincia la prova che la teoria viene davvero messa alla prova. La simulazione dura un’ora e gli studenti vengono divisi in due squadre, che affrontano a turno i due scenari. Devono osservare, comunicare tra loro, scegliere cosa fare e mettere in pratica le manovre apprese. Alla fine studenti e formatori tornano insieme per il debriefing, ricostruendo quanto accaduto e analizzando decisioni e comportamenti.
Per la direttrice Uoc Formazione dell’Aoui Maria Angela Cerruto, quanto accaduto a Crans Montana ha dato una spinta precisa al progetto: “La tragedia di Crans Montana è stata l’origine che ci ha fatto vedere l’utilità per creare questo corso in simulazione per evitare che si generi panico nelle situazioni di emergenza”. Un percorso che, sottolinea Cerruto, si inserisce nel lavoro portato avanti da anni con le scuole di Verona e provincia: “Si parte dalla conoscenza, che è la base, ma si impara anche a lavorare in gruppo, comunicare e essere più preparati in un caso emergenziale”.
Anche la direttrice sanitaria Aoui Marianna Lorenzoni mette al centro la capacità di decidere quando la situazione diventa critica: “La capacità decisionale in una maxi emergenza serve ad arginare il panico, a salvare la propria e la vita dell’amico che abbiamo accanto”. È questo il passaggio che porta competenze normalmente utilizzate nella formazione sanitaria fuori dall’ospedale e direttamente tra i ragazzi.
La cultura della prevenzione, del resto, non si esaurisce nel sapere dove si trova un estintore. Per Andrea Burato, coordinatore della Rete SiRVeSS Verona, significa imparare a “percepire i rischi e adottare comportamenti sicuri sul lavoro, in strada, a casa, ma anche nel tempo libero”. L’obiettivo è fare in modo che i giovani assumano un ruolo attivo e consapevole anche quando si trovano dentro una situazione collettiva di emergenza.
L’EDITORIALE DEL BACOSona: Suona la campanella tra volti nuovi e l’entusiasmo di sempreAlle spalle di “NoPanicSim” c’è una struttura nata proprio per rendere l’esperienza uno strumento di formazione. Il Centro Practice è stato istituito nel 2012 ed è ormai parte integrante del sistema formativo dell’Azienda ospedaliera veronese, con laboratori dedicati alla chirurgia, all’emergenza-urgenza, alle competenze non tecniche, all’area ostetrico-ginecologica e alla radiologia interventistica. Dal 2021 la sua attività è stata estesa alle scuole e ha coinvolto oltre 20mila giovani.
Con questa settimana il salto è ulteriore: non limitarsi a spiegare ai ragazzi che cosa dovrebbero fare, ma metterli nella condizione di doverlo fare davvero, sia pure dentro un ambiente controllato. Perché quando arrivano il fumo, il buio, le urla e la paura, ricordare una regola studiata su un foglio può essere difficile. Averla già vissuta, anche soltanto in una simulazione, può essere tutta un’altra cosa.
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