Verona, cent’anni e la racchetta in mano: Piero scende in campo con Panatta in piazza Bra

Dall’altra parte della rete c’è Adriano Panatta. Da questa parte c’è Pietro Pasqualini, per tutti Piero, cent’anni compiuti da poche settimane e una racchetta che continua a essere parte della sua vita. Stamattina, 12 settembre, sul campo allestito in piazza Bra a Verona, i due hanno scambiato alcuni palleggi. Un incontro breve, dentro una giornata di sport per le famiglie, ma con una forza che va ben oltre il tennis: a un secolo di vita si può ancora entrare in campo e aggiungere qualcosa di nuovo alla propria storia.

Le immagini raccontano Piero nel modo più semplice e più fedele: mentre gioca. Maglietta sportiva, pantaloncini, scarpe da tennis, segue la pallina, prepara il colpo, la rimanda oltre la rete. Di fronte ha uno dei nomi più grandi del tennis italiano, che gli anche chiesto di fermarsi lungo tutta la mattina per fare qualche scambio con i tantissimi presenti. Intorno, una delle piazze più conosciute del Paese. E in mezzo a tutto questo c’è quel gesto familiare, ripetuto tante volte sui campi del circolo, che oggi lo mette in dialogo con un campione.

L’occasione è stata la partenza della quarta edizione di “Un Campione in Famiglia”, l’appuntamento ludico-sportivo gratuito promosso da Generali. Una mattinata dedicata alle famiglie, con la presenza di grandi protagonisti dello sport, tra cui Andrea Lucchetta e Ciccio Graziani, oltre a Panatta. Fra i giovanissimi coinvolti nelle attività ha trovato posto anche un giocatore di cent’anni. E proprio la naturalezza con cui Piero ha impugnato la racchetta ha dato un significato particolare alla manifestazione.

Per i lettori del Baco, quel volto è già familiare. Il 17 agosto avevamo raccontato il suo secolo di vita e il legame con Lugagnano: da quattro anni frequenta il circolo tennis, dove ha partecipato al torneo dei Mostri in coppia con Massimo Gasparato. Il suo carattere aperto e i modi affabili gli hanno conquistato l’affetto degli altri giocatori. La mattinata in Bra aggiunge a quella storia una pagina che merita di essere conservata.

Piero, ex medico di famiglia, continua a giocare a tennis due volte alla settimana e raggiunge il circolo guidando la propria automobile. È in questa abitudine che si comprende meglio anche l’incontro con Panatta. Il campo resta un luogo della sua quotidianità, un appuntamento da rispettare, un’occasione per uscire di casa e incontrare qualcuno con cui condividere una passione. Oggi, dall’altra parte della rete, quel qualcuno aveva un nome che appartiene alla storia dello sport.

La mattinata gli ha riservato anche un posto sul palco insieme ai campioni. Dal campo al palco, Piero è entrato così nel cuore della festa. Nella fotografia accanto a Panatta tiene ancora la racchetta davanti a sé: un dettaglio che racconta bene il senso della sua presenza in piazza. È venuto anche per giocare, e lo ha fatto.

Ad accoglierlo c’era il sindaco di Verona, Damiano Tommasi, che tanto si è speso per la sua presenza e che ha fatto gli onori di casa richiamando il valore dell’attività sportiva lungo tutte le età della vita: “La mia carriera è sempre stata legata allo sport, ma lo è anche la mia vita di cittadino. Da sindaco credo molto nell’attività sportiva per le persone di tutte le età e la manifestazione di oggi lo dimostra più che mai”.

Quelle parole hanno trovato nel palleggio di Piero un’immagine concreta. In una piazza dove bambini e ragazzi potevano avvicinarsi allo sport, c’era anche chi continua a praticarlo dopo aver attraversato un secolo. Generazioni lontanissime, riunite attorno a un campo e alla possibilità di divertirsi insieme.

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È questo che emoziona della mattinata di piazza Bra: vedere una passione conservare il suo posto nella vita di una persona, fino a regalarle un incontro così speciale. Cent’anni sono un traguardo immenso. Piero li ha festeggiati da poche settimane e ha già qualcosa di nuovo da raccontare agli amici del tennis: quella volta in cui, nel centro di Verona, dall’altra parte della rete c’era Adriano Panatta.

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Davide Rudari
Nato a Bussolengo nel 1974, risiede da sempre a Corte Salvi, tra Lugagnano e Verona. Sposato con Chiara ha un figlio di nome Emanuele. Analista programmatore presso il Banco BPM. E’ appassionato di tecnologia, computer, fotografia, di manga/anime. Nel tempo libero gioca (male) a tamburello e segue con passione la squadra della propria contrada A.T. Salvi per la quale è segretario fotografo e reporter. Amante del freddo e dell’inverno, della buona cucina e delle persone che ridono di gusto.