Verona, celle piene e spazi vuoti: i penalisti portano Montorio in Tribunale

Spazi grandi e inutilizzati da una parte, celle sovraffollate dall’altra. È il contrasto che la Camera Penale Veronese vuole portare davanti agli occhi della città, attraverso le fotografie scattate nel carcere di Montorio e una mobilitazione che mette al centro le condizioni di detenzione. Dal 23 al 29 settembre i penalisti veronesi aderiscono all’astensione nazionale dalle udienze e dalle attività giudiziarie del settore penale, affiancando alla protesta due iniziative aperte alla cittadinanza.

La mostra “Vuoto dentro”, annunciata nei corridoi del Tribunale, raccoglie gli scatti dell’avvocata Irene Udali (alcuni li pubblichiamo in questo servizio), realizzati nella casa circondariale veronese durante l’iniziativa “Ristretti in Agosto”. Le fotografie documentano gli ambienti che è stato possibile riprendere. Le celle piene, spiegano i penalisti, sono invece rimaste fuori dalle immagini: una realtà osservata durante la visita e affidata al racconto di chi vi ha partecipato.

Il secondo appuntamento è previsto martedì 29 settembre, dalle ore 12 alle 14, nell’aula della Corte d’Assise. Gli avvocati Mirko Zambaldo e Fabiana Treglia, componenti della Commissione Carcere della Camera Penale Veronese, dialogheranno con l’avvocata Stefania Amato, del Foro di Brescia e della Camera Penale Lombardia Orientale. Il tema sarà la detenzione inumana sottoposta al vaglio della Corte costituzionale.

Al centro dell’incontro ci sarà la questione di legittimità costituzionale sollevata dall’avvocato Mimmo Passione, del Foro di Firenze, collegata alla vicenda del carcere di Sollicciano. I promotori richiamano il sequestro di alcuni bracci dell’istituto e le gravi condizioni igieniche nelle quali vivevano le persone detenute. Da questo caso partirà il confronto sulla compatibilità delle condizioni carcerarie con i principi costituzionali.

La denuncia veronese si inserisce in un quadro nazionale segnato dal sovraffollamento. La Camera Penale richiama le 64.773 persone detenute al 30 giugno, a fronte di circa 46.400 posti effettivamente disponibili, indicando un tasso di affollamento reale del 139,5%. Sono cifre riferite all’intero sistema penitenziario italiano, non al solo istituto di Montorio. L’associazione richiama inoltre un bilancio di 46 suicidi dall’inizio dell’anno, senza precisare la data alla quale è aggiornato questo conteggio.

Per i penalisti, alla mancanza di spazio si sommano strutture degradate, insufficiente assistenza sanitaria e psicologica e difficoltà nel costruire percorsi di reinserimento. La contestazione riguarda quindi la vita quotidiana negli istituti e la possibilità concreta che la pena conservi una funzione rieducativa.

A Verona, l’allarme ha precedenti precisi. Il 31 luglio 2025 il Baco aveva raccontato l’appello dell’assessora del Comune di Verona Stefania Zivelonghi e le preoccupazioni del garante don Carlo Vinco: allora venivano segnalate oltre 630 presenze a Montorio, rispetto a una capienza teorica di 330 posti. Dati di quel momento, che documentano quanto la questione fosse già aperta, insieme alle difficoltà di chi nel carcere lavora.

La stessa Camera Penale Veronese aveva proclamato un’astensione autonoma dal 23 al 25 giugno, denunciando le criticità del Tribunale di Sorveglianza di Venezia e dell’Ufficio di Sorveglianza di Verona. Gli avvocati contestavano gli ostacoli burocratici all’accesso alle misure alternative e un ricorso alla custodia cautelare in carcere giudicato eccessivo. Quella protesta era arrivata dopo la morte di una detenuta di 21 anni, che aveva trascorso un lungo periodo nell’istituto veronese e per la quale, secondo l’associazione, non era stata ritenuta praticabile una misura meno afflittiva o terapeutica.

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L’astensione di settembre, deliberata il 31 luglio dall’Unione delle Camere Penali Italiane, riguarda anche la tutela del diritto di difesa. Tra le ragioni della mobilitazione figura la captazione dei colloqui tra detenuti e avvocati nel carcere perugino di Capanne, insieme alla richiesta di conoscere gli esiti degli accertamenti annunciati dal Ministero della Giustizia.

La Camera Penale Veronese contesta inoltre quello che considera un arretramento delle garanzie: dallo stallo della riforma sul sequestro dei dispositivi digitali ai tentativi di ampliare l’impiego delle intercettazioni in procedimenti diversi, fino agli interventi e alle proposte che riguardano i minorenni. Su questi punti i penalisti esprimono un giudizio netto, denunciando una politica penale orientata soprattutto alla sicurezza e all’ordine pubblico, a scapito dei diritti fondamentali.

Il messaggio che lega l’astensione alle iniziative cittadine è riassunto nelle parole del direttivo veronese: “La certezza della pena non è e non deve essere la certezza del carcere”. La richiesta è di rendere effettivo il richiamo all’articolo 27 della Costituzione, riportando nel dibattito pubblico le condizioni in cui la pena viene scontata e la dignità delle persone alle quali viene applicata.

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Mario Salvetti
Nato nel 1969, risiede da sempre a Lugagnano. Sposato con Stefania, ha due figli. Molti gli anni di volontariato sul territorio e con AIBI. Nella primavera del 2000 è tra i fondatori del Baco, di cui è Direttore Responsabile. E' giornalista pubblicista iscritto all'Ordine dei Giornalisti del Veneto. Nel tempo libero suona (male) la batteria.