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Nei giorni scorsi stampa e televisioni hanno dato ampio risalto all’articolo “In Italy, north-south differences in IQ predict differences in income, education, infant mortality, stature and literacy” pubblicato sulla rivista scientifica Intelligence. L’autore sosterrebbe che gli italiani del Sud sono meno intelligenti di quelli del Nord a causa della mescolanza genetica con popolazioni del Nord Africa e del Medio Oriente. Considerato l’interesse che può rivestire anche per la nostra comunità abbiamo pensato di chiedere un parere in merito alla Dottoressa Paola Spera, psicologa e collaboratrice del Baco.

Nell’articolo oggetto di tanta attenzione Richard Lynn, professore emerito di psicologia presso l’università dell’Ulster (Irlanda del Nord), sostiene che molte delle differenze che si osservano in Italia tra Nord e Sud (reddito, scolarità, mortalità infantile, statura e alfabetizzazione) siano causate da differenze nel QI (Quoziente Intellettivo) degli abitanti delle diverse regioni.

L’articolo riporta il QI medio degli abitanti di 12 diverse regioni italiane: il Friuli Venezia Giulia risulta essere la regione con il QI medio più elevato (103), seguito da Veneto e Trentino Alto Adige (101). All’ultimo posto di questa “classifica” troviamo la Sicilia, con un QI medio di 89.

La domanda sorge spontanea: siamo quindi meno intelligenti dei Friulani e più dei Siciliani? Per rispondere a questa domanda è necessaria una breve spiegazione di che cos’è il QI, di cui così tanto si sente parlare e così poco si sa. Il concetto di QI venne introdotto agli inizi del ‘900, quando un gruppo di psicologi iniziò a lavorare ad un test per identificare bambini che necessitavano di un supporto particolare nelle materie scolastiche.

L’idea era di valutare se l’età mentale del bambino corrispondesse alla sua età cronologica, e l’assunto di base era: un bambino di 7 anni è “normale” se riesce a risolvere i problemi che, in media, gli altri bambini di 7 anni sanno risolvere. Se risolve problemi adatti ad un bambino di 8 anni, sarà quindi iper-dotato, se invece è in grado di risolvere solo quelli per un bambino di 6, è ipo-dotato: in questo caso il bambino è in ritardo rispetto ai coetanei (ecco la spiegazione dell’espressione “ritardo mentale”). Il QI era quindi dato, nella prima formulazione di questo test, dal rapporto tra età mentale e età cronologica (moltiplicato per 100). Qualche decennio più tardi questo tipo di test venne esteso, con qualche modifica, anche agli adulti.

L’idea di base è la stessa, con la differenza che il parametro di riferimento non è più solo l’età cronologica, ma una serie più ampia di fattori: senza sottilizzare troppo, una persona con QI compreso tra 70 e 130 viene considerata “normale” perchè questo è il punteggio ottenuto, in media, da persone della stessa età, della stessa estrazione sociale, e con gli stessi anni di scolarità. Questi test di intelligenza, e molti altri che sono stati ideati a partire da questi, sono tuttora molto usati in psicologia, e sono molto utili e importanti in ambito clinico: ad esempio sono fondamentali per riconoscere e gestire situazioni, come si diceva prima, di ritardo mentale.

Tuttavia molti psicologi ritengono che i risultati di questi test siano troppo dipendenti dal livello socio-culturale, e che questo limite emerga in maniera particolarmente evidente quando questi test vengono usati in un contesto non clinico, come può essere il confronto tra popolazioni diverse.

Solo per fare qualche esempio, le domande “In che direzione si viaggerebbe andando da Roma a Berlino?” o “Qual è il tema principale del libro della Genesi?”(queste sono solo due dell’oltre centinaio di domande presenti nella scala WAIS-R, una delle più usate per calcolare il QI) ci dicono poco sull’intelligenza della persona che sa – o non sa – rispondere a queste domande: ci dicono solo se la persona in questione ha – o non ha – determinate conoscenze geografiche o religiose.

È evidente, sulla base di queste considerazioni, che è difficile sostenere l’equazione QI = intelligenza. Per questo motivo gli studiosi che si occupano di intelligenza suggeriscono di interpretare con molta cautela i risultati di questo tipo di test: non si può dire che una popolazione è più intelligente di un’altra semplicemente perché ha un QI maggiore, e per questo Lynn non può affermare che le popolazioni del Nord Africa e del Medio Oriente sono meno intelligenti di quelle Americane o Europee: semplicemente, hanno una bagaglio di cultura ed esperienze diverso.

Inoltre, l’autore sostiene che in Italia le differenze di QI tra Nord e Sud sono la causa delle differenze di reddito (e di scolarità, mortalità infantile e alfabetizzazione) tra Nord e Sud. Ma i dati che egli riporta non supportano questa tesi: quello che lui osserva è semplicemente una correlazione tra QI e reddito. Che cosa vuol dire? Facciamo un esempio pratico: altezza e peso correlano, cioè maggiore è la statura di una persona, maggiore è il peso, ma non ha nessun senso dire che una persona pesa 60 chili perchè è alta 1 metro e 70, né tantomeno che una persona è alta 1 metro e 70 perché pesa 60 chili.

Non è quindi obbligatorio un rapporto causa-effetto tra i due dati: ed ecco perché Lynn, sulla base dei risultati che riporta, non può sostenere che il Veneto è più ricco della Sicilia perché il QI medio della popolazione è più alto nei Veneti che nei Siciliani. Il QI potrebbe essere superiore nei Veneti perché sono più ricchi, e di conseguenza hanno più soldi per studiare, o per esempio per leggere i giornali.

Per questi motivi l’articolo di Lynn è al momento al centro di numerose polemiche, in Italia e all’estero. In un comunicato stampa dell’8 febbraio scorso, ad esempio, per citare un autorevole personaggio, il Prof. Roberto Cubelli, presidente dell’AIP (Associazione Italiana di Psicologia), ha dichiarato che l’articolo ha gravi limiti teorici e metodologici, che sono attualmente in discussione presso la comunità scientifica. E per gli stessi motivi la risposta alla domanda “siamo meno intelligenti dei Friulani e più dei Siciliani?” non può che essere no… ma finchè gli accademici dibattono sull’argomento, nulla ci vieta di scherzarci su con i nostri amici Siciliani!