Vendemmia 2017 a Sona: potrebbe essere un’annata straordinaria. Ne parliamo con la Cantina Venciu di San Giorgio in Salici

Come sarà la vendemmia del 2017 a Sona? Il caldo, il freddo tardivo, le grandinate, la pioggia, la siccità: quali i fattori che possono influenzare un raccolto?

L’abbiamo chiesto a due esperti in materia: Angelo Venturelli ed il figlio Federico, titolari dell’Azienda Agricola Venciu di San Giorgio in Salici, in località San Rocco.

Angelo e Federico Venturelli dell’Azienda Agricola Venciu.

Angelo, Federico, come classifichiamo la vendemmia del 2017 ormai alle porte?

“Al momento – ci spiega Angelo – possiamo dire che nasce sotto tutti i buoni auspici. Noi siamo usciti miracolosamente illesi sia dalle gelate tardive di questa primavera sia dalle devastanti grandinate di queste ultime settimane. Siamo dei privilegiati, ce ne rendiamo conto. La qualità dell’uva si presenta quindi eccellente. Siamo in attesa della maturazione dei primi uvaggi e verso la fine agosto/primi di settembre inizierà la raccolta”.

Quali uvaggi verranno raccolti per primi?

“Partiamo dai bianchi – indica Federico -, in particolare Pinot Grigio e Chardonnay. Poi a seguire gli uvaggi bianchi utilizzati per la produzione del Custoza, quindi Trebbianello Fernanda poi Trebbiano Toscano e Garganega. Poi nel frattempo si inizierà anche con la raccolta di Malvasia e degli uvaggi neri come Rondinella, Corvina e Molinara”.

 La produzione è stabile o in aumento?

“Stabile. I vigneti – prosegue ancora Federico – sono ormai strutturati in modo che non ci siano picchi in alto o in basso di produzione. Parliamo di una produzione standardizzata che è sinonimo e garanzia di qualità del prodotto finale. Curiamo molto bene la concimazione invernale che garantisce la presenza di sostanze organiche nutritive nel terreno che sostengono la spinta primaverile. Poi interveniamo anche a primavera con un ulteriore supporto organico per sostenere la maturazione dell’uva. Diciamo che, salvo fattori esterni quali freddo tardivo o grandinate, la produzione è costante. Ribadisco che questo ci permette di mantenere altro il livello di qualità del prodotto finale”.

Quest’anno l’estate è stata decisamente calda, oserei dire torrida. Qualche conseguenza per voi?

“Nel nostro territorio no. Il Consorzio di Bonifica Veronese – spiega Angelo – ci ha garantito una costante fornitura di acqua per l’irrigazione. Abbiamo avuto qualche piccolo ma inevitabile problema di filtrazione nelle aree dove irrighiamo a goccia, ma nel complesso però la portata del canale dell’acqua dell’Adige è stata costante, quindi direi nessun problema di siccità. In qualche appezzamento più esposto i 37-40 gradi hanno provocato qualche scottatura degli acini ma questo non rappresenta un difetto. L’uva è sana e non è attaccata da muffe come potrebbe accadere in caso di pioggia. Il caldo, stemperato da una buona irrigazione, è garanzia di buona qualità e di buon grado dell’uva. I trattamenti di irrorazione sono stati limitati perché non c’è necessità di combattere le muffe. Siamo dovuti intervenire nel momento di caldo maggiore con qualche trattamento per combattere lo oidio”.

Oidio? Spiegatemi meglio…

“Le malattie funginee principali dell’uva sono oidio e peronospora – elenca Angelo -. La Peronospora colpisce in presenza di troppa umidità, lo oidio quando c’è clima più secco e dilatiamo un po’ troppo nel tempo l’irrigazione tra una somministrazione e l’altra. Diciamo che lo oidio colpisce in presenza di clima secco e sbalzi di temperatura non controllati”. 

Come li combattete?

“Con rame e zolfo – ci spiega Federico – che sono prodotti che possono essere usati anche nell’agricoltura biologica. Sono due elementi naturali che possono essere usati contro queste due malattie dell’uva che rappresentano i due principali fattori di rischio per l’uvaggio. Ci sarebbe poi anche la tignola, ma le due principali sono queste”.

Una produzione sana è solo questione di buoni trattamenti?

“Quasi l’80% delle nostre coltivazioni è irrigata a goccia – prosegue sempre Federico -. Questo ci permette di irrigare la vite sono nella parte radicale senza intaccare fusto, foglie e frutto. Una volta irrigato non dobbiamo intervenire con dei trattamenti per prevenire i danni da eccessiva umidità. Il corpo della vite rimane asciutto e sano. Abbiamo fatto dei grossi investimenti circa 15 anni fa. Siamo stati un po’ dei pionieri nella nostra zona, ma i risultati ora ci danno ragione. Il fatto di non dover intervenire sulla vite dopo l’irrigazione ci libera da attività manuali di prevenzione e ci permette di dedicarci ad altre attività della coltivazione. Lo stesso accade mentre stai irrigando, ti puoi dedicare ad altre attività”.

Quali ad esempio?

“Utilizziamo uno strumento che si chiama cimatrice – aggiunge ancora Federico -. Ci permette di non lasciare la vite eccessivamente carica di tralci e foglie, ma pulita ed essenziale nella sua funzione di sostegno e maturazione dell’uva. Dove c’è ingolfamento di fogliame a tralci si crea un microclima di umidità che favorisce la crescita di muffe quali la peronospora. Non gira aria, non c’è il sole. Le muffe prosperano. Abbiamo poi anche la macchina che defoglia. La utilizziamo appena dopo la nascita del graspo quindi la comparsa del frutto nella fascia della vite in cui il frutto nasce e cresce. Togliamo le foglie in eccesso lasciando l’uva esposta agli agenti atmosferici positivi quali aria e sole”.

Quindi molte delle attività sono agevolate dalla meccanica e dalla tecnologia?

“Non totalmente. In questi giorni che precedono l’inizio della vendemmia stiamo facendo il lavoro di defogliazione “di fino” a mano. E’ un lavoro manuale che completa quanto fatto con la defogliatrice. Sono giornate di sole ottimali per la maturazione definitiva dell’uva che va esposta il più possibile a questo sole gradevole di agosto. E’ un lavoro certosino – ci indica Angelo -, i frutti li vedremo durante e dopo la raccolta. Il prodotto ne esce arricchito in qualità. Diciamo che è l’ultimo sprint”.

Quanto dura la raccolta?

“Dipende dalla stagione. Di solito – spiega Federico – la conclusione è attorno al 15 di ottobre. Quest’anno la stagione è precoce dato il caldo, potrebbe essere che la fine sia attorno al 10 di ottobre”.

Quanto cuba la produzione complessiva?

“Dobbiamo distinguere tra le due aziende Venturelli, entrambe coltivano la vite. ‘Venciu’ – prosegue Federico – dispone di circa due ettari e mezzo di coltivazione e la produzione si aggira attorno ai 200 quintali. L’altra azienda storica Venturelli, ‘l’Azienda Agricola Forni’, produce circa 7.000 quintali”.

Quindi possiamo classificare la stagione come buona se non ottima?

“Assolutamente sì. L’aver scampato il gelo post Pasqua – ci indicano Angelo e Federico – è stato un regalo dell’universo. Ci dispiace immensamente per chi ha avuto danni, non dovrebbe mai accadere a nessuno. Il freddo tardivo è incredibile. Chirurgico nel fare il suo lavoro di danneggiamento. In certe situazioni sembra che il freddo sia tirato con una riga e una livella. Colpisce una fascia territoriale ben precisa di coltivazione e una precisa altezza verticale delle vigne. Si secca solo una certa parte della stessa. E’ veramente incredibile! In Valle dei Molini, vicino all’agriturismo Corte Vittoria andando verso S. Lucia dei Monti, c’è un piccolo avvallamento. Ha raso al suolo tutto, solo all’altezza verticale di quel avvallamento. Sopra di quel avvallamento nessun danno”.

Novità sulla vostra gamma dei vini?

“Proseguiamo nella produzione di spumante Extra-Dry, Bardolino, Garganega e Custoza. Per il futuro – spiegano Angelo e Federico – stiamo pensando ad un Corvina in purezza. Stiamo sperimentando, per arrivare ad un’effettiva produzione servono almeno tre o quattro anni”.

Soddisfatti della scelta di aver fondato la Venciu?

“Assolutamente sì! – annuiscono con entusiasmo Angelo e Federico – L’abbiamo fondata nel 2014 con la prima vendemmia e non passa giorno che le soddisfazioni che abbiamo non ricompensino la nostra scelta. Nel 2013 abbiamo acquistato il terreno, Monte Oliveto, che ha dato il via al tutto. Altro passo è la cantina Venciu: la stiamo allestendo, la strada è avviata. Qualcosa conferiremo nelle cisterne che abbiamo già quest’anno”.

Prosegue poi la vostra offerta enogastronomica rivolta al turismo.

“Sì, è una nostra peculiarità e un nostro fattore distintivo. Grazie anche alla collaborazione nata con la ‘BiKe Experience’ di Fabio Boeti, cicloturismo, e con la ‘Moto Ragazzi’, vespe, abbiamo fatto un bel salto di qualità. Tutto ciò ci permette di accogliere e far conoscere a molta gente la nostra azienda e i nostri prodotti. Dal vino alle ottime confetture confezionate dalla mamma Loretta. E’ un approccio dinamico che ci stimola e che abbiamo abbracciato sin da subito. La nostra casa è aperta e accoglie. Poi proseguiamo con l’organizzazione e la partecipazione ad eventi territoriali ivi compreso un punto vendita stabile presso il parco acquatico Alto Mincio a Salionze. Tutto ciò genera contatti, incontri e scambi di relazioni. Questo è il nostro approccio. Non l’abbiamo inventato noi – indica Federico -, ma abbiamo sposato totalmente questa filosofia. Ci appartiene umanamente e professionalmente”.

Qualche evento da citare?

“Saremo presenti, dal 13 al 15 ottobre a Hostaria Verona. Avremo un nostro stand in piazza Bra. E’ la terza edizione a cui partecipiamo e siamo molto soddisfatti di essere presenti. Sotto tutti i punti di vista. Essere presenti è essere nella rete. E stare nella rete ha i suoi indubbi vantaggi”.

Bene. Grazie infinite della vostra disponibilità! E’ sempre un piacere.

“Grazie a voi del Baco da Seta – ribattono Angelo e Federico -. Siamo una azienda del territorio e dialogare con voi è fonte di soddisfazione ed ispirazione”.

Buona vendemmia 2017 a Venciu e a tutti i produttori di vino di Sona e della nostra Italia.

Alfredo Cottini
Sono nato a Bussolengo l'8 ottobre 1966. Risiedo a Lugagnano sin dalla nascita, ho un figlio. Sono libero professionista nel settore della consulenza informatica. Il volontariato è la mia passione. Faccio parte da 30 anni nell'associazione Servizio Operativo Sanitario, di cui sono stato presidente e vicepresidente. Per diversi anni sono stato consigliere della Pro Loco di Sona. Amo il mio cappello da Alpino per quello che rappresenta. Ritengo che la solidarietà, insita nell’opera del volontario, sia un valore che vale la pena vivere ed agire. Si riceve più di quello che si dà. Considero la cooperazione tra le organizzazioni di volontariato di un territorio uno strumento utile per amplificare il valore dei servizi, erogati da ognuna di esse, al cittadino