Nella zona industriale di Valeggio sul Mincio, quando i capannoni si svuotano e le strade restano quasi senza traffico, un’auto che avanza piano tra i piazzali può diventare un dettaglio che stona. È da lì che, nella serata del 9 aprile, è partita la verifica dei Carabinieri della stazione locale, impegnati in un servizio di controllo del territorio nelle ore notturne.
I militari hanno notato il veicolo mentre procedeva a bassa velocità in un’area che, a quell’ora, di solito resta deserta. Un passaggio abbastanza insolito da far scattare un controllo. Al volante c’era un uomo di 45 anni, di origine paraguaiana e residente nel Veronese, che avrebbe spiegato di aver appena concluso il proprio turno di lavoro in un’azienda poco distante.
A far cambiare tono alla scena, però, sarebbero stati gli scatoloni sistemati sui sedili posteriori. Da dentro spuntavano componenti metalliche e altro materiale. Alla richiesta di chiarimenti, l’uomo avrebbe sostenuto che si trattava di scarti aziendali che gli sarebbero stati lasciati per uso personale. Una versione che, stando alla ricostruzione, non ha convinto i Carabinieri, anche per alcune esitazioni e incongruenze emerse durante il controllo.
Da lì il passaggio in caserma per approfondire. E il quadro, secondo quanto riferito, si sarebbe definito con l’arrivo del titolare dell’azienda, chiamato a verificare quel carico. Il materiale trasportato non sarebbe stato affatto di scarto, ma merce aziendale: 48 chili di raccordi in ottone e 20 chili di tubi in rame, per un valore complessivo superiore ai 1.000 euro. Secondo gli accertamenti, il dipendente, che lavorava come addetto al magazzino, non avrebbe avuto alcuna autorizzazione a portarlo via.
A quel punto, informata la Procura della Repubblica di Verona, per il 45enne è scattato l’arresto con l’accusa di furto aggravato. L’uomo è stato posto agli arresti domiciliari in attesa del giudizio direttissimo. Nella mattinata del 10 aprile è comparso davanti al giudice del Tribunale di Verona, che ha convalidato l’arresto; l’udienza è stata poi rinviata a novembre 2026 per i termini a difesa.
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