Vale ancora la pena di costruire?

La definizione “sviluppo sostenibile” è di questi ultimi tempi ampiamente inflazionata. Anche noi vorremmo “rubarla” a tematiche di portata mondiale per applicarla alla piccola realtà sonese in quanto riteniamo che possa bene sintetizzare il futuro dell’ediliza locale. Perchè parlare di uno sviluppo sostenibile?

 

Ci troviamo di fronte ad un incremento dell’edilizia abitativa che vede ben otto aree di espansione residenziale in corso, quasi ultimate o appena approvate nella sola Lugagnano, di cui una, quella del “borgo”, con qualche centinaia di nuovi alloggi. A Sona, paese che 5 anni fa contava forse su duemila abitanti, ci sono bel sette nuove lottizzazioni residenziali in corso.

 

Palazzolo vede crescere nuove abitazioni in tre nuove lottizzazioni, San Giorgio in due.

A fronte di tutto ciò i servizi sono rimasti pressoché inalterati. La viabilità principale è rimasta ferma da decenni, ma vorremmo addirittura affermare che l’impianto viabilistico è quello di quando ad attraversare i nostri paesi erano i carri trascinati dai cavalli. Un verde pubblico effettivamente da definirsi come tale è praticamente inesistente; tanti piccoli “fazzoletti” di terreno sparsi e abbandonati qua e là, ritagli di verde ricavati dove era impossibile edificare, magari sotto i cavi dell’alta tensione.

 

I parcheggi, incubo di ogniqualvolta ci si avventurava a Verona, magari in particolari occasioni come i banchetti di S.Lucia, sono diventati un grossissimo problema per Lugagnano quanto per Sona. Le scuole sono le stesse di vent’anni fa, con paesi e popolazione completamente differenti, nella loro struttura e nel loro numero.

 

Ciononostante prosegue imperterrita la corsa alla costruzione di nuovi fabbricati. C’è chi obbietta che l’edilizia è il motore dell’economia locale. Vero! Ma forse perchè negli ultimi trent’anni non abbiamo fatto altro che costruire, seguendo logiche espansive da boom edilizio degli anni ’60. L’economia locale non ha fatto altro che seguire questa fonte di reddito. Basti solo pensare che, a Lugagnano, a sostituire la vecchia e quasi unica figura del “sensal” sono sorte ben cinque agenzie immobiliari costellate da un nugolo di agenti a caccia di immobili in vendita. Dove prima eravamo contadini, ora siamo diventati immobiliaristi.

 

Forse è arrivato il punto di fermarci un attimo, respirare a fondo e fare un attento esame della situazione. Perché costruiamo? Per far muovere l’economia locale o perché non siamo in grado di trovare un’alternativa a questa forma di economia o forse meglio, perchè riteniamo questa una forma di economia molto redditizia?

 

Per chi costruiamo? Non certo per noi. Non possiamo pretendere di costruire, rendere edificabile il nostro piccolo pezzettino di terra per poi trasformarlo in qualche dozzina di bilocali e poi lamentarci che nostro figlio deve fare il doppio turno a scuola perché non ci sono aule a sufficienza. Dobbiamo renderci conto che le otto lottizzazioni di Lugagnano, o le sette di Sona, portano centinaia di nuovi nuclei famigliari, con tutte le loro sacrosante necessità di servizi, quindi nuovi bambini a scuola, altre macchine per le strade, smog lungo i paesi, attrezzature sportive sempre più carenti, per non parlare della necessità di sale civiche, biblioteche o spazi pubblici all’aperto.

 

A Sona, molto probabilmente, verrà “svenduto” il campo sportivo del Bosco per far fronte alla sentenza Matra. Un’attrezzatura sportiva in meno e una lottizzazione in più! Fermiamoci un istante e ragioniamo se non è il caso di pensare ad uno sviluppo edilizio più di qualità che di quantità! Uno sviluppo edilizio sostenibile dalla nostra realtà sociale, dalle nostre strutture.

 

E’ inutile sviluppare un gran numero di contenitori, attirare centinaia di nuovi residenti a Sona e poi non avere la capacità, la forza per dare un livello di qualità di vita idoneo ad una società del terzo millennio. Ma ci rendiamo conto che l’unico spazio pubblico coperto a Lugagnano, un paese di oltre settemila abitanti, l’unica sala civica è la saletta sopra l’anagrafe che conterrà forse quindici persone?

 

Nel nostro incessante chiacchiericcio ci troviamo a rilevare che le richieste della maggior parte della cittadinanza non sono nuove abitazioni o nuovi capannoni, bensì piste ciclabili, nuove aule per i bimbi del nido o dell’elementare, spazi verdi adeguati per il gioco. Siamo una comunità, bisogna oltrepassare tutti quei “piccoli interessi personali” che portano a ragionare unicamente sulla base del proprio portafoglio o della salvaguardia della proprietà esclusiva. La maturità di una società civile, di una comunità come la nostra si misura nella capacità di perseguire il bene comune, mettendo in secondo piano il tornaconto personale.

 

Un’edilizia di qualità comprende le strutture, le strade, un verde effettivo e non simbolico. Se non ci preoccupiamo prima di curare gli standard abitativi, ci troveremo sempre a rincorrere le situazioni di fatto. Saremo sempre in carenza di aule o di campi sportivi.
E in questo ci deve essere la mano di un’Amministrazione, nel ricercare, nell’aumentare, nel migliorare questi standard. Solo a quel punto, quando avremo dato tutti quei servizi fondamentali per una comunità evoluta come quella sonese, si potrà tornare a ragionare se e come ampliare ulteriormente i nostri paesi.

 

Torniamo a riappropriarci dei Nostri paesi.