VaccinarSI o VaccinarNO? Due medici di Sona rispondono alle domande del Baco

In questi giorni è tornato centrale nel dibattito in tutta Italia il tema delle vaccinazioni, a seguito del via libera del Consiglio dei ministri al decreto legge che reintroduce l’obbligatorietà delle vaccinazioni a scuola. Da 0 a sei anni, in assenza dei vaccini i bambini non potranno accedere ad asili nido e scuole materne. Dai 6 ai 16 anni scatta una serie di misure: si dovrà presentare alla scuola il certificato di vaccinazione, altrimenti il dirigente scolastico farà una segnalazione alla Asl, la quale contatterà la famiglia e darà un arco di tempo nel quale effettuare la vaccinazione al proprio figlio, se non lo farà andrà incontro a multe pesanti, fino a 7.500 euro. Non solo: chi violerà l’obbligo sarà segnalato dalla ASL al Tribunale dei Minorenni per la sospensione della potestà genitoriale.

“Le vaccinazioni di massa sono l’unica difesa certa contro le malattie infettive. Non farle è un atto sconsiderato e ingiustificabile.” Così sostiene Beatrice Lorenzin, Ministra della Salute.

Al tempo stesso però, in Italia, ben 5 bambini su 100 sfuggono alla profilassi antipolio, tetano, difterite, epatite B, pertosse ed emofilo influentiae, somministrate con un’unica puntura. E addirittura 14 bambini su 100 non ricevono il vaccino contro morbillo, rosolia e parotite.

Per avere precise informazioni abbiamo sentito due medici abitanti nel nostro Comune e a quotidiano contatto con pazienti di ogni età: il pediatra di libera scelta dottor Roberto Zuanazzi e il medico di medicina generale Dottor Andreas Dellis. Il primo con ambulatorio a Villafranca ed il secondo a Valeggio sul Mincio. Entrambi si sono mostrati da subito disponibili ed entusiasti di trattare e provare a fare chiarezza su questo argomento.

Concorda nell’affermare che le vaccinazioni hanno cambiato il volto della storia della medicina?

Il Dottor Roberto Zuanazzi.

Zuanazzi: Certamente! La poliomelite, il vaiolo, il tetano, la difterite sono alcuni esempi di malattie, un tempo letali, ed oggi scomparse dai nostri paesi. Paradossalmente però le vaccinazioni sono vittime del loro successo, non essendo più visibili le patologie debellate o sensibilmente ridotte, è diminuita la percezione del loro pericolo; tutti questi nomi di malattie non hanno alcun significato nell’immaginario di chi ha meno di 30/40 anni (poco anche in chi ne ha 50). Nei paesi in cui le campagne vaccinali non vengono effettuate in modo efficace e la popolazione non è coperta adeguatamente, le malattie si manifestano in tutta la loro gravità: provocando gravi handicap e livelli di mortalità assai elevata soprattutto nella popolazione infantile.

Se in Italia ed altri paesi industrializzati la poliomelite, il tetano, la difterite sono praticamente scomparse, perché è necessario ancora vaccinarsi?

Dellis: Le infezioni sono presenti, in tutta la loro drammaticità, nei paesi a scarso sviluppo economico e a basso livello di igiene. In un mondo dove sempre più i viaggi, specialmente aerei, hanno abbattuto le distanze e i tempi di percorrenza, un qualsiasi microorganismo in 24 ore può fare il giro del mondo e ritrovarsi là dove era scomparso. Ecco perché non possiamo diminuire i livelli di protezione anticorpale, sia individuale che collettiva. Se si diminuisse la copertura vaccinale in uno strato di popolazione diversi individui diventerebbero aggredibili e si perderebbe il controllo della malattia e della sua diffusione.

La vaccinazione è un diritto o un dovere?

Dellis: Vaccinarsi è un diritto individuale ma è anche un obbligo nei confronti dell’intera collettività L’obiettivo delle vaccinazioni di massa è quello di tutelare la collettività ma anche il singolo individuo dal pericolo di contagio di una malattia grave e spesso letale.

Ma perché allora aumentano le persone che rinunciano alla vaccinazione? Esistono effetti collaterali?

Il Dottor Andrea Lellis.

Dellis: Per quello che riguarda la responsabilità dei vaccini a produrre gravi effetti collaterali, malattie e complicanze a lungo termine occorre precisare che le reazioni gravi, prodotte dai diversi vaccini, sono assai rare (da 1/10.000 a 1.000.000), gli effetti collaterali sono lievi e temporanei (dolore nel punto d’inoculo,  reazione infiammatoria locale, febbricola) e non sono documentati decessi legati direttamente alla somministrazione di vaccini (sono sempre accompagnati da altri motivi).

Che cosa succede fino ad oggi, prima dell’entrata in vigore del nuovo decreto del Governo che ne introduce l’obbligatorietà, se un genitore non vaccina il proprio figlio?

Dellis: Se un genitore si rifiuta di far vaccinare il figlio, verrà chiamato per un colloquio informativo presso le ASL di appartenenza. Un tempo i bambini non vaccinati non potevano frequentare le scuole e i genitori venivano segnalati ai Tribunali dei minori per una verifica dell’idoneità genitoriale. Oggi non è più così. Il rifiuto non compromette la scolarità del bambino, anche se il genitore verrà richiamato periodicamente dalle autorità sanitarie nella speranza che abbia cambiato idea. Al compimento del diciottesimo anno di età, il ragazzo non vaccinato verrà invitato ad attuare di sua spontanea volontà le misure di prevenzione.

Quali sono i motivi che spingono i genitori a non vaccinare i figli?

Zuanazzi: L’atteggiamento di timore verso le vaccinazioni è dato da riferiti fantomatici collegamenti con malattie di cui ad oggi non è nota la causa, soprattutto in ambito neurologico, psichiatrico, immunologico (autismo, sclerosi multiple, schizofrenia, ecc.) Inoltre questo aumento è dovuto anche al facile accesso ad informazioni non selezionate via web; purtroppo senza strumenti per verificare l’attendibilità dei siti è facile cadere preda di informazioni false o non scientificamente provate.

Ma risulta anche a lei che sono in aumento le persone che non si vaccinano?

Dellis: Le confermo un progressivo aumento delle persone che mettono in discussione i vaccini. Secondo il mio punto di vista sono tre gli elementi che spiegano questa tendenza: gli anni passati da quando esistevano le malattie debellate dai vaccini sono tanti. Specialmente i più giovani non hanno visto/vissuto le tragiche conseguenze; si fa fatica ad eseguire qualsiasi atto preventivo che può evitarci una patologia che ancora non possediamo e, terzo, è difficile convincere una persona senza disturbi ad effettuare profilassi dolorose o potenzialmente pericolose. Tutti accettano di fare una ecografia ma pochissimi fanno  colonscopie; lo stesso principio vale anche per le vaccinazioni.

Quali sono le percentuali di vaccinazioni dei suoi pazienti?

Zuanazzi: Nella zona dove opero le percentuali sono molto alte. 95% per le vaccinazioni Difterite Polio Tetano Pertosse e un po’ meno per Morbillo Parotite Rosolia Varicella. Comunque sopra la media nazionale. Negli ultimi anni i genitori sono diventati più critici, anche se poi decidono di vaccinare, magari in tempi successivi a quelli suggeriti dal calendario vaccinale. Inoltre nella mia esperienza ho verificato che è più probabile che il primogenito sia regolarmente vaccinato, mentre con il secondo e terzogenito possono insorgere nei genitori dei dubbi; nel qualcaso c’è quasi sempre anche il viraggio verso terapie mediche alternative (omeopatia, fitoterapia, omotossicologia, ecc) cambi alimentari (vegetariani, vegani, macrobiotici) insomma un cambio di filosofia di vita.

Per il vaccino antinfluenzale?

Dellis: E’ la vaccinazione che viene effettuata prevalentemente nel contesto della medicina generale. Riservata ai pazienti ultra 65enni, ai pazienti con particolari patologie croniche, come diabete, ipertensione, cardiopatie, broncopneumopatie, ecc.

Immagino che non tutta la popolazione anziana faccia questa vaccinazione…

Dellis: La percentuale nazionale desiderabile è del 55%, in questi ultimi anni coi miei pazienti sono riuscito ad arrivare al 60%, grazie ad una informazione precisa ed attiva.

Sono soddisfatti del vaccino i suoi pazienti?

Dellis, dopo aver fatto un ampio sorriso: Li possiamo dividere in due nette categorie, che spesso estremizzano l’effetto del vaccino. I favorevoli attribuiscono al vaccino il benessere degli ultimi anni; i contrari attribuiscono al vaccino qualsiasi disturbo emerso dopo la vaccinazione. Vorrei precisare che le vaccinazioni puntano a risparmiare all’individuo un processo morboso che sovraccarica l’organismo e può mettere in difficoltà un organo già compromesso e ad evitare una debilitazione dell’individuo che potrebbe scatenare una serie di ricadute.

Entrambi i medici sono concordi nell’affermare che vaccinare è fondamentale per tutta la popolazione. E non si deve assolutamente tornare indietro.