V per Veronica: Un lutto rende consapevoli di ciò che si ha e che non deve essere sprecato. Una riflessione dopo la tragedia di San Giorgio in Salici

La morte, con la quale la nostra comunità ha dovuto confrontarsi questa settimana con la tragedia che ha colpito San Giorgio in Salici, è un tema su cui l’uomo, dalle sue origini fino ad oggi, non ha mai smesso di interrogarsi. Le popolazioni più antiche già studiavano come rendere migliore il passaggio del defunto e ipotizzavano quello che potesse affrontare dopo il decesso. Nascono da questo grande concetto le religioni, le usanze e anche le scaramanzie che caratterizzano ogni popolazione.

Ciò si spiega in un solo modo: per l’essere umano è pressoché impossibile accettare qualcosa senza la minima spiegazione. Ecco quindi che è così difficile per l’uomo accettare la morte, che da millenni (e ora più che mai) si arrovella nel tentativo disperato di comprenderla, prevederla, combatterla ed evitarla.

Eppure, è ineluttabile: è una partita a scacchi contro il destino, a cui si può opporre resistenza facendo orecchie da mercante, fingendo che ci sia davvero una possibilità di vittoria, pur sapendo che questa non è destinata a verificarsi. Non a caso, la mitologia greca, tramite Esiodo nella Teogonia, ci racconta che Thànatos, personificazione della Morte, è fratello di Moros, Destino Inevitabile.

Tuttavia, siamo diventati bravi, noi umani, ad evitarne almeno il pensiero: conduciamo le nostre vite in modo spensierato, magari sgarrando, sfidandola compiendo gesti che ci mettono a rischio, come ad esempio correre in auto, praticare sport estremi o fumare tabacco.

Succede però che mentre viviamo nella spensieratezza, una notizia ci sconvolge. Un coetaneo, un conoscente, un amico o un caro. E accettarlo diventa ancora più difficile. Il solo pensiero di non poter più rivedere quella persona ci disarma, e il ricordo della morte come concetto imprescindibile ci rende increduli: sembra impossibile che ci sia veramente un punto di non ritorno. Si realizza dunque di non essere invincibili, a vent’anni come ad ottanta.

Sarebbe però importante interrogarsi sulla natura di questa epifania: è così negativo essere consci della possibilità che un giorno tutto finisca? Che poi, siamo sicuri che tutto finisca veramente? Una risposta a quest’ultima domanda purtroppo non la ho, ed è forse il motivo per cui la mia risposta alla prima è che, no, non trovo del tutto negativo avere chiara l’inevitabilità della morte.

Non sapendo con certezza cosa succederà alla fine ci permette di vivere a pieno ciò che abbiamo qui ed ora, per noi stessi e per chi prematuramente ci ha lasciato. Questo penso sia il valore aggiunto di chi ha superato lo scoglio di un lutto, soprattutto quando si ha perso una persona cara.

Sebbene sia la tragedia più dura che un uomo possa vivere, un lutto fortifica, rende consapevoli di ciò che si ha e ciò che non deve essere sprecato per niente al mondo. Si smette di interrogarsi, si smette di combattere la morte a tutti i costi, e si vive con una marcia in più, anche con l’aiuto di chi non c’è più, ma che ha comunque lasciato un segno, quasi a ricordare a tutti noi, da morto, come si deve vivere.

Veronica Posenato

About Veronica Posenato

Nata nel 1996, risiede a Lugagnano. Diplomata presso il liceo scientifico Messedaglia a Verona nel 2015, si è laureata in infermieristica presso l'Università di Verona nel dicembre 2018. Scrive per il Baco dal 2010, alla ricerca di persone del Comune di cui raccontare le storie, per valorizzare ulteriormente il nostro territorio.

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