Utilizzo dei cellulari a scuola: dopo le polemiche di Verona scopriamo quali sono le regole a Sona

Buonsenso, questo sconosciuto. Altro non servirebbe per smettere di parlare dell’uso improprio dei cellulari.

Uso improprio da parte degli adulti o dei minori, nel privato e non. Si perché alla fine il problema si riduce a questo, l’uso che ne facciamo. E quando sono i minori a finire sulla cronaca per l’uso improprio di questi mezzi di comunicazione noi adulti rabbrividiamo.

Se poi succede a scuola, dove deleghiamo la tutela e l’educazione dei nostri figli agli insegnanti, è ancora peggio. Anche se i cellulari negli zaini dei nostri figli ce li abbiamo messi noi, proprio come fossero un sussidio didattico.

Ecco che allora i dirigenti scolastici si trovano a dover decidere il provvedimento scolastico che impedisca agli alunni di scattare selfie nei bagni, di filmare i docenti nei corridoi, di denigrare i compagni e condividere poi il tutto nei social network, o impedisca più semplicemente che gli squilli disturbino le lezioni.

L'Arena del 4 febbraio 2015La scuola media Catullo di Verona è recentemente finita sulla cronaca de L’Arena (nella foto) e de Il Corriere di Verona perché la Dirigente scolastica, a causa di uno spiacevole caso di cyber bullismo finito in rissa, ha deciso di ritirare i cellulari a inizio lezione per restituirli alla fine.

Ma sul tema come si regolano le scuole del nostro Comune?

La linea tenuta dalla Dirigente della scuola di Verona – ritiro dei cellulari durante le ore di lezione e restituzione a fine mattinata – è la stessa tenuta da tre anni la dirigente Cattaneo dell’Istituto Comprensivo di Lugagnano. Recentemente però, considerato che tale procedura sottrae tempo all’attività didattica, che si sono verificati due episodi di smarrimento dei cellulari e che è opportuno responsabilizzare i ragazzi sull’argomento, la Dirigente di Lugagnano ha deciso di cambiare metodo. Resta assolutamente vietato l’uso del cellulare in orario scolastico e la trasgressione è punibile con la sospensione da tre a cinque giorni dalla comunità scolastica, ma i cellulari non vengono ritirati durante le lezioni.

Anche il regolamento dell’Istituto Comprensivo di Sona prevede che il cellulare a scuola debba essere spento e che in caso contrario verrà ritirato e consegnato all’ufficio didattica dove il genitore potrà chiederne la restituzione. Tale procedura è ribadita anche nel Patto formativo di corresponsabilità, sottoscritto dalle famiglie all’atto dell’iscrizione. Inoltre sempre nel Patto si invitano i genitori a controllare il comportamento dei figli al di fuori dell’edificio scolastico (pulmino, uso dei dispositivi elettronici ed in particolare dei social network). Ciò nella convinzione, spiega al Baco il Dirigente Squarzoni, che anche al di fuori dell’ambiente scolastico si sviluppano dinamiche relazionali che hanno magari origine nelle aule e che quindi la scuola non può ignorare, ma che richiedono non solo la piena consapevolezza da parte delle famiglie, ma anche una presa in carico da parte loro degli aspetti educativi e, quando necessario, anche degli opportuni controlli.

Personalmente ritengo importante aggiungere che l’uso improprio dei cellulari, come la diffusione di immagini con dati personali altrui non autorizzate, costituisce anche un reato per violazione della privacy e quindi passibile di denuncia presso le autorità giudiziarie. Non è solo un’infrazione al regolamento scolastico. Ecco che qui mi torna alla mente la parola buonsenso. Chissà dov’è! Non si vede più in giro eppure ne basterebbe poco poco ciascuno.

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