US Open 2026, the show must go on: New York riparte senza Sinner

Ci sono assenze che cambiano un tabellone e altre che cambiano il modo in cui lo si guarda. Quella di Jannik Sinner appartiene alla seconda categoria. Lo US Open 2026 parte domenica 30 agosto senza il numero uno del mondo, fermato dal problema al ginocchio destro che lo aveva già costretto a saltare Montreal e Cincinnati. E per noi, inutile nasconderlo, fa male.

Ma essere campioni significa anche sapere quando fermarsi. Il tennis moderno pretende undici mesi di viaggi, cambi di superficie, fusi orari, allenamenti e partite ad intensità spesso feroce. Sinner quest’anno ha già giocato 47 incontri, vincendone 44, e soprattutto ha costruito qualcosa destinato a durare: sarebbe assurdo rischiarlo per inseguire qualche settimana in più. Preservare il corpo non significa rinunciare, significa proteggere il futuro.

New York dovrà quindi fare a meno dell’uomo che aveva vinto qui nel 2024 ed era tornato in finale nel 2025. Per una volta seguiremo lo Slam senza aspettare ogni sua partita come un appuntamento irrinunciabile. Sarà diverso, molto diverso. Ma il tennis continua, e il tabellone lasciato libero da Sinner apre scenari affascinanti.

Tutti gli occhi saranno inevitabilmente su Carlos Alcaraz. Lo spagnolo torna in singolare dopo cinque mesi lontano dal circuito per l’infortunio al polso e lo fa proprio nel torneo di cui è campione in carica, dopo i successi del 2022 e del 2025. Il talento non si discute. La condizione, invece, è il gigantesco punto interrogativo di questo US Open.

Il suo primo ostacolo sarà Roman Safiullin, avversario tutt’altro che ideale per togliere la ruggine. Alcaraz ha già mostrato qualche comprensibile incertezza nel doppio misto giocato a New York con Serena Williams: cinque mesi senza tennis vero non possono essere cancellati con uno schiocco di dita. Eppure stiamo parlando di Carlos Alcaraz, uno capace di trasformare una partita in uno spettacolo e uno stadio in una corrida. Se il polso reggerà e le gambe ritroveranno rapidamente il ritmo dei cinque set, lo spagnolo tornerà immediatamente a essere l’uomo da battere.

Dall’altra parte del tabellone c’è invece il numero uno del seeding, Alexander Zverev. Il tedesco arriva a New York da campione del Roland Garros e finalista a Wimbledon e, dopo aver finalmente cancellato a Parigi l’etichetta di magnifico incompiuto negli Slam, può puntare al secondo Major della carriera e della stagione. Flushing Meadows, poi, è un luogo che Zverev conosce fin troppo bene. Nel 2020 arrivò a due punti dal titolo contro Dominic Thiem, prima di veder sfumare una finale che sembrava già sua. Sei anni dopo torna con un’altra maturità, uno Slam finalmente nella bacheca e una strada che, almeno sulla carta, non gli era mai sembrata così invitante. Curiosamente, il primo a tentare di sbarrargli la strada sarà proprio un italiano, Lorenzo Sonego: pronostico durissimo, visto che Zverev ha vinto tutti i sei precedenti, ma New York è uno di quei posti dove il copione ama essere strappato.

E poi c’è lui, Novak Djokovic. Il vecchio lupo, quello che ogni volta che il mondo comincia a parlare di ricambio generazionale trova il modo di ricordare a tutti che è ancora lì, e che resta pericoloso indipendentemente dall’età, dagli acciacchi e dal tempo che passa. A 39 anni suonati insegue il 25º titolo dello Slam, quello che lo porterebbe da solo in cima alla storia del tennis, a una quota mai raggiunta prima da nessuno nel singolare. L’assenza di Sinner, che ha vinto cinque degli ultimi sei confronti diretti tra i due, spalanca a Djokovic una porta che sarebbe da folli non provare a spingere. Il serbo esordirà contro l’argentino Mariano Navone e, seguendo il seeding, potrebbe ritrovare nei quarti Daniil Medvedev e in semifinale lo stesso Alcaraz. Un percorso lungo e per nulla scontato, certo. Ma chi ha davvero il coraggio di cancellare Djokovic da una corsa al titolo prima che sia il campo, e non il calendario, a farlo?

In assenza di Sinner, il numero uno azzurro a New York sarà Flavio Cobolli. E già scriverlo racconta quanto sia stata straordinaria la sua stagione: il romano è salito fino al numero 6 del ranking ATP, suo nuovo best ranking, e allo US Open sarà testa di serie numero 5. Cobolli arriva inoltre dalla splendida semifinale nel Masters 1000 di Cincinnati, dove si è arreso soltanto ad Arthur Fils, futuro vincitore del torneo. Nel singolare partirà contro Francisco Comesaña e, seguendo le teste di serie, potrebbe trovare Felix Auger-Aliassime nei quarti. Non è più il giovane italiano da osservare con curiosità: ormai Flavio appartiene alla nobiltà del ranking, e New York può diventare la prova definitiva della sua nuova dimensione.

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Poi c’è Lorenzo Musetti, testa di serie numero 13, atteso al debutto dal britannico Arthur Fery. Cincinnati lo ha visto raggiungere i quarti prima della sconfitta contro Frances Tiafoe, ma la fotografia più bella della sua vigilia americana non arriva da una partita. Sul campo dell’Arthur Ashe Stadium Musetti si è allenato con Roger Federer. King Roger in persona: non un incontro organizzato per una foto ricordo, ma una vera sessione di lavoro davanti al pubblico di Flushing Meadows, alla vigilia dell’esibizione che ha riportato lo svizzero sul Centrale di New York.

E prima ancora Musetti aveva palleggiato anche con Djokovic. La chicca è meravigliosa perché sullo stesso campo si sono ritrovati due straordinari custodi del rovescio a una mano, un colpo diventato quasi una specie protetta nel tennis moderno. Federer, parlando proprio di questo, ha detto che gli fa piacere vedere i giocatori con il rovescio a una mano ottenere buoni risultati. Per Musetti, che quel colpo lo ha trasformato in un gesto d’arte, allenarsi con l’uomo che più di ogni altro lo ha reso iconico deve essere sembrato quasi un passaggio di consegne.

E qui occorre fare un po’ d’ordine, perché l’Italia presente a New York è addirittura più numerosa di quanto sembrasse inizialmente. Nel tabellone erano già entrati direttamente Cobolli, Musetti, Luciano Darderi, Matteo Arnaldi, Matteo Berrettini, Lorenzo Sonego e Mattia Bellucci. A loro si è aggiunto dalle qualificazioni Andrea Guerrieri, 28 anni, numero 187 ATP, che si è guadagnato proprio a New York il primo main draw Slam della carriera battendo Aziz Dougaz 6-2 6-4. Una di quelle piccole grandi storie che rendono magnifiche le qualificazioni di un Major. All’Armata azzurra potrebbero inoltre aggiungersi Federico Cinà e Francesco Passaro, qualora riuscissero a superare l’ultimo turno delle qualificazioni.

Tra gli incroci più suggestivi spicca quello di Matteo Berrettini contro Stan Wawrinka. Per il romano, semifinalista qui nel 2019, vincere significherebbe probabilmente guadagnarsi al secondo turno niente meno che Djokovic. Arnaldi partirà invece contro James Duckworth, mentre Darderi e Bellucci attendono un qualificato.

C’è infine una curiosità davvero notevole nel sorteggio: tutti gli uomini presenti che hanno già vinto lo US Open sono finiti nella metà bassa del tabellone. Alcaraz, Djokovic, Medvedev, Wawrinka e Cilic sono tutti dalla stessa parte, una concentrazione di storia che rende quella zona del draw quasi un torneo nel torneo. Dall’altra parte Zverev, Cobolli, Auger-Aliassime e De Minaur intravedono un’occasione enorme, e dietro i favoriti premono gli americani, tornati ad avere profondità e ambizione con Ben Shelton, Taylor Fritz, Frances Tiafoe e Brandon Nakashima. Un uomo statunitense non vince qui dai tempi di Andy Roddick nel 2003: prima o poi quel digiuno dovrà terminare.

New York, intanto, è pronta. Domenica 30 agosto comincia il tabellone principale e il 13 settembre resterà soltanto un uomo sull’Arthur Ashe Stadium, con un assegno da 5,5 milioni di dollari e la coppa dell’ultimo Slam della stagione tra le mani.

La Tribuna VIP, dopo un’estate torrida, è pronta a rimettersi comoda. Questa volta con un pizzico di tristezza in più, perché mancherà proprio il giocatore che più di tutti avremmo voluto vedere protagonista a New York. Ma, in attesa di ritrovarlo in campo, resta intatta la curiosità di scoprire chi saprà approfittare dell’assenza del più forte. Perché le stagioni passano, i campioni recuperano, ma New York non aspetta nessuno. Forza Sinner sempre!

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Davide Rudari
Nato a Bussolengo nel 1974, risiede da sempre a Corte Salvi, tra Lugagnano e Verona. Sposato con Chiara ha un figlio di nome Emanuele. Analista programmatore presso il Banco BPM. E’ appassionato di tecnologia, computer, fotografia, di manga/anime. Nel tempo libero gioca (male) a tamburello e segue con passione la squadra della propria contrada A.T. Salvi per la quale è segretario fotografo e reporter. Amante del freddo e dell’inverno, della buona cucina e delle persone che ridono di gusto.