“Chissà lei cosa avrà fatto per fargli commettere un atto così”, “quell’uomo era un pazzo, è solo per questo che ha fatto quello che ha fatto”, “evidentemente se le meritava“, “è giustificabile, uscire la sera senza il proprio partner è irrispettoso”. Quelle riportate sono alcune frasi che purtroppo, ancora oggi, sentiamo fin troppo frequentemente e la cosa peggiore è che colui che le ascolta spesso non le percepisce come espressioni problematiche. Malgrado i progressi che si sono verificati nel corso degli anni, molti condividono ancora idee distorte sul ruolo della donna sia a livello familiare così come nel contesto lavorativo che in quello coniugale, ma soprattutto screditano il loro valore.
Quello della violenza sulle donne è un atto disumano e denigratorio che affonda le sue radici nei pensieri che sono alla base della nostra società: la donna è vista ancora come un soggetto tenuto a obbedire, a subire, è considerata inferiore e in quanto tale merita di essere punita se disobbedisce.
Una mentalità malata, che sfortunatamente dilaga anche tra i pensieri dei più giovani, per cui la figura femminile non è altro che un oggetto che appartiene all’uomo, il quale la può comandare in tutti gli ambiti e che è autorizzato anche a picchiarla se lo ritiene giusto. Donne che vengono violentate o assalite perché il loro partner è geloso, o perché non è di buon umore o semplicemente perché può farlo. Questi ragionamenti nascono proprio da un desiderio di avere il potere su qualcuno, perché nel profondo si sa di essere deboli.
Spesso e volentieri si pensa che queste situazioni si verifichino solo in contesti familiari più poveri o disfunzionali, ma non è affatto così: in moltissime famiglie, anche rispettabili, questo fenomeno prende piede perché è il frutto di un’educazione sbagliata e retrograda, che in Italia è ancora fin troppo accettata. E’ spaventosa come realtà ma non possiamo fingere che non esista, perché così come la violenza anche l’indifferenza è un peccato imperdonabile.
In base alle stime preliminari desunte dalla rilevazione in corso, sono circa 6 milioni e 400mila (il 31,9%) le donne italiane dai 16 ai 75 anni di età che hanno subito almeno una violenza fisica o sessuale nel corso della vita. Il 18,8% ha subìto violenze fisiche e il 23,4% violenze sessuali; tra queste ultime, a subire stupri o tentati stupri sono il 5,7% delle donne. Dati che fanno venire i brividi.
Per questo motivo come singoli individui e come comunità dobbiamo prendere piena consapevolezza del problema e affrontarlo attraverso l’istruzione: educando all’affettività , alla parità di genere, alla sessualità e alle emozioni (di modo che si impari come gestirle). Inoltre è importante avvisare sempre quando si subisce questo tipo di azioni e quando si viene a conoscenza di una situazione simile da qualcun’altro. Solo così potremo estirpare questi atti di pura crudeltà e salvare milioni di ragazze terrorizzate.
Facciamo sì che impegnarsi alla lotta contro la violenza sulle donne non significhi soltanto con un paio di scarpe di colore rosso il 25 di novembre.
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