All’Istituto Sanmicheli di Verona, anche tra i banchi di scuola nascono riflessioni profonde su ciò che accade nel mondo.
Siya (nella foto), studentessa della classe 2ª P dell’indirizzo moda, ha scelto di esprimere il proprio pensiero attraverso la poesia, affrontando il tema della guerra con immagini forti e significative.
La sua poesia, “Iran”, scritta prima in cinese e poi tradotta in italiano, nasce da ciò che ha visto sui social e nelle notizie. Attraverso parole semplici ma incisive, Sia racconta una realtà difficile, con l’obiettivo di far riflettere chi legge.
Di seguito riportiamo il testo della poesia e l’intervista in cui l’autrice ne spiega il significato.
“Iran”
伊朗
抱着软绵绵的枕头 ,
抱着冷冰冰的尸体。
摸在脸上的蛋糕 ,
溅在脸上的血丝。
和伙伴捉迷藏 ,
藏在安全的地方 。
藏的好 ,
很久才被找到。
藏的不好 ,
不断呼唤我的名字。
美味的饭 ,
吃进嘴里的是沙子。
鲜血成了我独一无二的印记,
成了我被人民发现的印记。
美丽的烟花,
危险的导弹。
天真的孩子以为是流星,
闭上眼睛许愿世界和平。
导弹要飞多久才能变成和平鸽子呢?
Iran
Abbraccio un cuscino molle,
che si trasforma in un cadavere freddo.
Torta sul viso,
sangue che mi segna il volto.
Gioco a nascondino con i compagni,
cerco un luogo sicuro.
Se mi nascondo bene,
mi ritrovano solo dopo tempo.
Se mi nascondo male,
il mio nome risuona senza fine.
Cibo delizioso, ma inghiotto sabbia,
il sangue è il mio segno unico,
il segno con cui il popolo mi riconosce.
Mamma piange per la mia nascita,
mamma piange per il mio segno.
Fuochi d’artificio splendenti,
missili terribili.
L’innocente bimbo crede siano stelle cadenti,
chiude gli occhi e prega per la pace nel mondo.
Quanto tempo dovrà passare
prima che un missile diventi
una colomba di pace?
Siya, quale esperienza o riflessione ha dato origine alla poesia “Iran”?
Dal mio punto di vista, mesi fa su TikTok e sui social ho visto delle notizie e dei video sulla situazione in Iran. Ho visto immagini molto forti: una scuola iraniana bombardata, libri pieni di sangue, cadaveri, tutto distrutto. Questa cosa mi ha colpito molto e mi ha fatto venire voglia di scrivere questa poesia per far capire cosa sta succedendo nel mondo.
Perché hai scelto di raccontare questa realtà attraverso lo sguardo di un bambino?
In realtà non è proprio lo sguardo di un bambino, ma uno sguardo più generale: può essere quello di una madre, di una persona o di un familiare.
Che significato attribuisci ai forti contrasti presenti nelle immagini, come “cuscino-cadavere” e “torta-sangue”?
Il cuscino rappresenta il cadavere di un bambino. Ho visto un’immagine di una madre che abbracciava il corpo del figlio, coperto da un telo bianco sporco di sangue. La torta invece rappresenta un contrasto: i bambini festeggiano con la torta, ma ho visto anche immagini di bambini con il viso pieno di sangue accanto ai corpi dei genitori. Per il “nascondino”, mi sono ispirata alle case crollate: quando arrivano i missili, le persone restano sotto le macerie e devono essere cercate, come in un gioco.
Come va interpretato il verso “il sangue è il mio segno unico, il segno con cui il popolo mi riconosce”?
Il sangue è un segno che indica la morte. È come una prova: significa che quella persona è morta ed è diventata uno dei tanti cadaveri di cui si parla nei giornali.
Cosa rappresenta l’immagine “cibo buono ma in bocca c’è sabbia”?
Noi in Italia possiamo mangiare ogni giorno, ma nei paesi in guerra spesso manca il cibo. Lì hanno solo terra e sabbia, quindi o mangiano quello oppure restano senza cibo.
Quale messaggio vuoi trasmettere con la domanda finale: “Quanto tempo dovrà passare prima che un missile diventi una colomba di pace?”.
Vorrei far capire che non tutti vivono in un paese sicuro e in pace. Ci sono persone che vivono nella guerra, tra bombe e distruzione. Spero che un giorno ci sia pace per tutti.

Perché hai scelto proprio “Iran” come titolo della poesia?
Mi ha colpito molto la situazione in Iran, soprattutto per il ruolo delle donne e per quello che sta succedendo lì. È un tema che mi ha toccato molto e mi ha ispirato più di altri.
Qual è il messaggio principale che vorresti arrivasse ai lettori?
Spero che tutti possano vivere in pace, senza guerre.
C’è un verso che ti ha colpito più degli altri durante la scrittura?
No, direi tutta la poesia.
Se potessi parlare direttamente al bambino della poesia, cosa gli diresti?
Gli direi di non avere paura, di cercare un posto sicuro e di stare tranquillo, perché un giorno la guerra finirà e ci sarà la pace.
In che modo speri che questa poesia influenzi chi la legge?
Spero che faccia capire che il mondo è grande e che esistono realtà diverse dalla nostra.
La poesia è nata come compito scolastico?
No, l’ho scritta spontaneamente. Prima in cinese e poi l’ho tradotta in italiano.
Articolo scritto con la collaborazione di Elena Lijun Dong.
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