La sala della Provincia di Padova oggi non era solo il set di un passaggio di consegne. Dentro il Direttivo dell’UPI Veneto si è giocata una partita che parla di equilibri, di peso politico e, soprattutto, di quel livello “di mezzo” che in Veneto tiene insieme strade, scuole, ambiente e sicurezza del territorio quando il tempo stringe e le emergenze bussano forte.
È qui che, nel corso della riunione, è arrivata l’elezione del nuovo vertice dell’associazione che mette attorno allo stesso tavolo le Province venete. All’unanimità è stato scelto Flavio Pasini, presidente della Provincia di Verona, come nuovo presidente di UPI Veneto. Al suo fianco, come vicepresidente, il Direttivo ha indicato Andrea Nardin, presidente della Provincia di Vicenza. Una decisione compatta, che manda un segnale chiaro: l’organizzazione cerca una guida capace di tenere il passo con le urgenze dei territori e con le partite nazionali, anche perché Pasini ricopre già l’incarico di vicepresidente vicario di UPI nazionale.
Attorno al tavolo c’erano volti e ruoli che raccontano una geografia amministrativa completa: Daniele Canella (vicepresidente della Provincia di Padova), Marco Staunovo Polacco (presidente della Provincia di Belluno), Marco Donadel (presidente della Provincia di Treviso), Enrico Ferrarese (presidente della Provincia di Rovigo), Michele Fratino (segretario generale della Città Metropolitana di Venezia) e Carlo Rapicavoli (direttore di UPI Veneto). E, in controluce, già si intravede la prossima tappa: l’Assemblea nazionale delle Province, fissata a Roma il 13 maggio, appuntamento che farà da banco di prova anche per misurare quanto “conta” oggi la voce dei territori.
Ma il cambio di guida non è stato l’unico punto. Prima dell’avvio formale del Direttivo, si è tenuto un confronto tecnico con l’assessore regionale all’Ambiente Elisa Venturini. Tema: difesa del suolo e, soprattutto, la definizione delle competenze che devono restare in capo alle Province. Dietro questa formula c’è materia concreta: chi fa cosa quando si parla di rischio idrogeologico, manutenzione, controlli, prevenzione, gestione delle criticità. Questioni che, nella vita reale, diventano cantieri, ordinanze, tempi e responsabilità.
Da quell’incontro è uscita una proposta che i presenti hanno condiviso: calendarizzare tavoli di confronto periodici con Regione, Province e Città metropolitana, coinvolgendo anche gli organi competenti su qualità dell’aria e tutela ambientale. L’obiettivo dichiarato è costruire una sede stabile di coordinamento, capace di mettere in fila le casistiche e di reagire con soluzioni efficaci alle emergenze ambientali, senza rincorrersi tra competenze frammentate e rimpalli.
Il nuovo presidente ha scelto parole dense, che vanno oltre la stretta di mano di rito: “Assumo questo incarico con grande senso di responsabilità e spirito di servizio verso tutti i territori del Veneto”. E ha indicato un perimetro preciso: continuità di lavoro ma anche determinazione nel rafforzare il ruolo delle Province, chiamando in causa tutela ambientale, sicurezza del territorio e funzioni assegnate agli enti. Nel suo intervento, Pasini ha legato il ragionamento a un nodo politico che da anni resta sullo sfondo e che oggi torna in primo piano: “auspicando in una prossima e urgente revisione della legge 56/2014”. Tradotto: per incidere davvero serve rimettere mano al quadro normativo che ha ridisegnato le Province, tra competenze ridotte e risorse spesso non all’altezza delle aspettative.
Anche il neovicepresidente Nardin ha marcato la linea della collaborazione: “confermare la mia piena disponibilità a collaborare in modo costruttivo”. E ha definito UPI Veneto come un punto di riferimento per il coordinamento tra enti e la rappresentanza delle istanze dei territori, annunciando un lavoro a due voci con Pasini sulle priorità amministrative e su uno sviluppo “equilibrato” delle comunità.
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