Una vittoria per te: Riflessioni post gara F1 Miami 2026

Cyclist in a purple jersey foreground, handling a pink cloth; a second athlete with medals rises in the blue sky behind him.

Maggio è strano forte: c’è caldo e c’è freddo, c’è il sole e piove, si ride e festeggia e si piange in silenzio. Se fosse una città, maggio sarebbe proprio Miami, l’altalena delle contraddizioni per antonomasia, che da una parte canta “Miami” di Will Smith e dall’altra “Hustlin’” di Rick Ross.

Alex Zanardi vede tutto questo da lassù, dopo esserci salito il primo maggio come il suo collega Ayrton Senna: vede un intero continente che ancora lo ricorda per il suo sorpasso in Formula CART su Bryan Herta (“The Pass”, ovvero Il Sorpasso con la maiuscola), vede il suo Paese che brilla e vince in (quasi) tutti gli sport in suo onore e vede anche tutto il mondo esclamare: “ma ti rendi conto di cos’è stato capace?”.

News del mese:

Bye bye GP: Giampiero Lambiase, ingegnere di pista di Max Verstappen lascerà Red Bull nel 2028 per vestire arancio McLaren in qualità di Chief Racing Officer.

8 è più di 6: il Presidente FIA Ben Sulayem conferma che i motori V8 termici torneranno di certo nel 2031 ma si punta ad un anno prima, a prescindere dai pareri dei costruttori. Che sia la volta buona che la Formula 1 torni degna di questa dicitura?

Venerdì 1, prova libera: unica sessione in cui spicca la presenza di Oscar Piastri e Max Verstappen assieme a Charles Leclerc mentre le Mercedes di Kimi Antonelli e George Russell sono meno brillanti.

Sabato 2, qualifiche sprint. SQ1: a parte Mercedes, tutti presentano numerose novità, McLaren e Ferrari presentano già una versione “B” delle loro rispettive MCL40 E SF-26 e l’ala “Macarena” sembra aver fatto scuola anche per Red Bull e Mercedes. Lando Norris e Oscar Piastri dettano il passo mentre il crono di Fernando Alonso è più lento dei giri di qualifica di tutte le Formula 2 (tanto che, in preda alla disperazione, Nando si mette a fischiettare, un mito!). SQ2: brutto inizio per le Racing Bulls, con Liam Lawson fermo ai box per problemi e Arvid Lindblad eliminato dalla SQ2. Al contrario, le Alpine accedono entrambe alla terza sessione. SQ3: Antonelli sembra farcela ma la pole position la prende Norris.

Griglia di partenza Sprint: Norris, Antonelli, Piastri, Leclerc, Verstappen, Russell, Hamilton, Colapinto, Bortoleto, Bearman, Sainz, Lawson, Ocon, Pérez, Albon, Bottas, Alonso e Stroll. Non partono Lindblad e Hülkenberg.

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La sbandata controllata

Gara Sprint: Norris ha imparato a partire, Antonelli no e infatti finisce da Miami ad Orlando ma risale in un lampo e, in due giri, è nello scarico di Leclerc. Russell fa in tempo a risalire, superare, perdere, ri-superare e ri-perdere Antonelli. Anche Hamilton e Verstappen lottano, Leclerc arriva speso sotto Piastri ma le McLaren ne hanno di più in rettilineo. Antonelli, d’altro canto, prende penalità per quattro track limits (ogni volta che si parla di TL Villeneuve si rivolta nella tomba). Gara piuttosto regolare che si conclude con la vittoria di Norris davanti al compagno Piastri e a Leclerc.

Ordine di arrivo: Norris, Piastri, Leclerc, Russell, Verstappen, Antonelli, Hamilton, Gasly, Hadjar, Colapinto, Bortoleto, Ocon, Bearman, Sainz, Lawson, Pérez, Alonso, Stroll, Bottas e Albon. Fuori Lindblad e Hülkenberg.

Qualifiche vere. Q1: Gabriel Bortoleto viene squalificato dalla Sprint perché il suo airscope faceva entrare troppa aria nel motore, Antonelli retrocede ottavo per i troppi track limits e Leclerc dimostra la sua signorilità scusandosi di sua sponte per le parole rivolte in gara ad Antonelli durante il ruota a ruota. Piastri monta l’assetto da bagnato ed esce a pochissimi minuti dalla fine sessione e l’Audi di Bortoleto va arrosto. Q2: la lotta per il tempo migliore si gioca tra Antonelli e Verstappen ma si fanno notare le McLaren affilate come lame. Q3: Antonelli decide di entrare – ancor più – nella storia aggiungendosi agli unici altri due piloti che hanno fatto tre pole position di fila al debutto. I nomi? Mah, Michael Schumacher e Ayrton Senna. Robetta…

Momentino F2: una gara 2 incasinatissima che si conclude in sorpasso con la vittoria di Gabriele Minì, per una volta – e si spera per sempre – non affondato dalla sfortuna. Grande Gabri!

Griglia di partenza: Antonelli, Verstappen, Leclerc, Norris, Russell, Hamilton, Piastri, Colapinto, Gasly, Hülkenberg, Lawson, Bearman, Sainz, Ocon, Albon, Lindblad, Alonso, Stroll, Bottas, Pérez, Bortoleto e Hadjar (dalla Pit Lane).

Domenica 3, giornata di gara. Dopo aver inquadrato per la milionesima volta il conduttore americano Jimmy Fallon, la gara inizia con un capolavoro di astuzia da parte di Leclerc: parte a fionda, sia Verstappen che Antonelli cercano di stargli davanti ma, mentre lui frena per affrontare la curva e passare primo, i due vanno lunghi fuori pista e retrocedono (addirittura Verstappen fa un 360° completo non si sa come senza colpire nessuno). Boato, Charles sa leggere il futuro. I primi giri li passa al comando, Antonelli stacca e lo passa ma Leclerc ricambia subito.

Al sesto giro assistiamo all’uscita di scena di Isack Hadjar e Pierre Gasly, seppur per motivi diversi: il franco-algerino detto “boxer” (per collo e naso alla Tyson e per le punizioni fisiche che riserva al volante e al casco in caso di incidente) stringe troppo la curva e va dritto a muro della 13, prendendola con “pacatissima filosofia”. Al contrario, il franco-milanese detto “Gaslyyyyyy” viene colpito dalla VCARB fuori controllo di Lawson e fa una capriola finendo su due ruote sul muretto della 17. Santissimo Halo, sempre sia lodato. Più tardi anche Lawson con vettura danneggiata e cambio fuori uso si ritirerà. Verstappen entra a montare gomma bianca, Hülkenberg entra per non uscire più e la Safety Car gironzola.

Giro 14, Antonelli al comando, Leclerc sbanda, Norris passa. Pare che piova a breve (spoiler: balle), c’è chi scommette sulla sopravvivenza delle gomme e chi confida nella buona sorte meteorologica (anche perché c’è un’allerta fulmini in corso). Tra questi Mercedes con Russell e Ferrari con Leclerc, che la prende malissimo perché non si sono consultati prima con lui e il tempo del pit stop torna all’epoca di Mattia Binotto: 3.7 secondi (e con Hamilton 3.8). Al giro 29 Antonelli si pianta ma non abbastanza per lasciarsi superare da Norris, discorso che vale anche nel duello Leclerc-Russell in cui sbalordisce la lentezza del britannico rispetto al suo compagno di squadra teenager, tanto che al giro 35 viene passato anche da Piastri.

Giro 36, Leclerc incrocia traiettorie con Verstappen e lo passa all’esterno ma di lì a poco Piastri sarà nuovamente dietro il monegasco, così come Norris rimarrà sempre alle calcagna di Antonelli fino alla fine. Giro 55, mancano due giri e Leclerc, in preda al degrado gomme e alla disperazione, non riesce più a tenere dietro Piastri e decide di lasciarlo passare per poi sfruttare su di lui la modalità sorpasso ma qui il disastro: ala ballerina e troppo acceleratore, la SF-26 finisce in testacoda e sbatte con la sospensione sinistra al muro della curva 3, la geometria va a farsi benedire e i Tifosi a farsi confessare. Questo gli fa allargare troppo la curva successiva andando quindi a beccarsi 20 secondi di penalità (retrocedendo da 6° a 8°).

Almeno lì davanti l’Italia gioisce, grazie alla terza vittoria consecutiva del nostro sacrosanto Andrea Kimi Antonelli, la ciliegina sulla torta di un weekend che ha pianto Alex Zanardi ma che l’ha omaggiato con una vittoria in Superbike di Nicolò Bulega, nella Formula 2 con Gabriele Minì, nel tennis con Jannik Sinner e in F1 col burdél nazionale. Viva Alex, viva Kimi, viva l’Italia sportiva che non ha bisogno dei Mondiali di calcio per essere grande.

Ordine d’arrivo: Antonelli, Norris, Piastri, Russell, Verstappen, Hamilton, Colapinto, Leclerc, Sainz, Albon, Bearman, Bortoleto, Ocon, Lindblad, Alonso, Pérez, Stroll e Bottas. Fuori Hülkenberg, Lawson, Gasly e Hadjar.

Menzioni d’onore:

1 – Antonelli: lui e Jannik – oltre a molti altri ovviamente – sono i fari che illuminano le giornate più nere, uniti da una grande amicizia e dalla coincidenza giornaliera di tre loro vittorie (rispettivamente Shanghai-Indian Wells, Suzuka-Miami Open e Miami-Madrid Open). Tornando alle ruote scoperte, Kimi ancora non sa partire bene, lo abbiamo visto in gara e, specialmente, nella Sprint terminata fuori podio. Eppure quanto gli basta per recuperare? Un paio di curve sì e no. Mi direte: “Grazie, graziella ed eccetera, ha la Mercedes, per forza vince” (non fatelo). Vero, peccato che il compagno di squadra Russell, il “vecchio” di casa, è sempre dietro di lui e, per tutto questo weekend, non c’era paragone tra i due. Varrà pure qualcosa, no?

2 – McLaren: eh insomma, ci sono anche loro. Il motore Mercedes adesso funziona anche per i papaya e le prestazioni non tardano ad arrivare. Premio “disturbatori ufficiali” meritatissimo. Che il discorso sul “ritorno stile 2024” di Andrea Stella non sia proprio aria fritta?

3 – Colapinto: bisogna dargliene atto, avercene di weekend così. L’argentino che manda in visibilio il suo intero Paese (500.000 persone a Buenos Aires per vederlo sfilare sulla Mercedes W196 di Juan Manuel Fangio) si è comportato egregiamente sia al sabato che alla domenica. Al suo fianco ci sarebbe anche Gasly ma purtroppo non ha concluso la gara su tutte e quattro le ruote.

Premio “Nontiscordardimé”:

Williams, non buono il sabato ma la domenica a doppi punti è ciò che conta davvero.

Pillole del disonore:

1 – Ferrari: pillolone della sfiga. Lewis inesistente e Charles che manda in malora tutti i soliti miracoli compiuti in gara. Buona la Sprint, per carità, ma la troppa disperazione della domenica ha portato all’erroraccio su Piastri. Anche la squadra purtroppo va inclusa, perché un doppio pit stop che rasenta i 4 secondi non è più accettabile dagli indiscussi campioni di velocità della pit lane, anche perché ha fatto perdere tempo.

2 – Hadjar: da dimenticare anche il fine settimana di Isack, appena fuori dai punti in Sprint, macchina inaffidabile e cappella domenicale da auto-pugni. Il ragazzo il potenziale ce l’ha sconfinato ma, come il compagno Verstappen, non ha ancora una macchina accettabile.

3 – Racing Bulls: purtroppo la freschissima livrea gialla-bianca-nera stile Minardi degli anni che furono corrisponde alle stesse prestazioni e affidabilità di queste ultime. Lindblad spento e Lawson fregato dal cambio. Brutto, perché su di loro normalmente si può contare più che sulla Scuderia madre.

4 – Audi: problemi, problemi, problemi. In una settimana in cui persino le Aston Martin – non si sa come – sono arrivate entrambe a fine gara, la momentanea parabola discendente di Audi stona, dopo un inizio (seppur non remoto) brillante. Recuperare.

Il prossimo appuntamento il 24 maggio sul circuito di Montreal, in Canada. Come dice il detto “Non c’è due senza tre e il quattro vien da sé”, vero Kimi (se lo legge Toto Wolff mi fulmina)? Concentrazione e occhi sul circuito canadese. Ci si becca in pista!

Col mio umile articolo, mi aggiungo alle dediche verso di te e ti ricordo con quel cappellino che gentilmente mi autografasti nel lontano 2008. Buon viaggio Alex.

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Nicola Franchini
Nato nel 2004 e Palazzolese doc, si è diplomato al liceo linguistico Medi di Villafranca nel luglio 2023. Frequenta attualmente il corso di Scienze della Comunicazione all'Università di Verona ed ha iniziato a collaborare con il Baco da Seta nel novembre 2023 come corrispondente per Palazzolo. Cresciuto secondo il culto dell'automobile, negli anni ha collezionato centinaia di modellini e riviste del settore dell'automotive e visto tutti gli episodi del celebre programma britannico "Top Gear". Ascoltatore sin da neonato dell'emittente radiofonica che trasmette "musica di gran classe", nel tempo libero si diletta ad ascoltare (per ore) la musica, suonare (per altrettante ore) la chitarra e nuotare (fin dai tempi dell'asilo).