Una serata a Lugagnano con la Banca del Tempo: ecco come funziona

Durante la recente campagna elettorale amministrativa le liste che oggi stanno governando il Comune presentarono il progetto Banca del Tempo che destò molto interesse ma che sembrò, fatta salva la credibilità di chi lo presentava, che sapesse molto di elettorale.

A distanza di un anno il progetto si presenta invece in dirittura di partenza e mantiene tutto il suo fascino e tutta la sua difficile interpretazione. Salvatore Calvagna, presidente, di Sona, Alessandro Turri, vicepresidente, di Palazzolo, Laura Stevanoni , tesoriere, di S. Giorgio e Mirco Rizzotti, segretario, di Lugagnano mercoledì 14 hanno presentato a Lugagnano il “nuovo nato”. Il Consigliere comunale Ilaria Aldegheri ha presentato l’Onlus Spazio al Tempo che è stata costituita “per creare attraverso scambi di servizi, senza intermediazione monetaria, rapporti interpersonali a vantaggio del benessere sociale”.

La Banca del Tempo della quale hanno parlato poi, alternandosi, gli organizzatori dell’incontro vuole essere una iniziativa che “faccia comunità” e “aiuti le relazioni sociali” soprattutto a vantaggio di chi si trasferirà nel Comune o vi abita da poco.

Durante la presentazione del progetto è stato più volte ribadito che non sarà un’attività di volontariato tradizionale, né una fonte di lavoro. Infatti nessun socio potrà essere solamente fornitore di prestazioni, né esserne esclusivamente fruitore.  Tutti gli aderenti al progetto forniranno servizi i più vari ed in cambio ne riceveranno altri di diversa natura. Il tutto avverrà in forma gratuita, con unità di misura “ l’ora” senza distinzione di valore fra prestazione intellettuale e manuale. Per divenire soci ci si dovrà iscrivere, pagare un contributo annuale di 10 euro e si verrà ammessi dopo un colloquio conoscitivo attraverso il quale l’organizzazione verrà a conoscenza del tipo di attività che il socio si propone di fornire e di quella che intende richiedere.

Questo primo passaggio consentirà di ottenere un elenco di possibili interscambi che sarà costantemente aggiornato. Ampia la gamma delle prestazioni possibili: assistenza ai bambini e agli anziani, cura degli animali, comparto dell’arte, attività di artigianato, cucina, casa e giardino, hobby e sport, escursioni, lezioni scolastiche, lavori creativi. Le prestazioni sanitarie sono escluse.

Ai soli soci verrà  reso noto l’elenco delle prestazioni offerte e di quelle richieste. Chi fra i soci sarà interessato ad una prestazione contatterà direttamente chi si è proposto di fornirla e, se c’è accordo, la segreteria dell’organizzazione lo registrerà assieme al numero delle  ore di attività fornite, a credito per il fornitore ed a debito per il fruitore. Chi fornirà una prestazione non ne riceverà in cambio una da chi gliela fornita, ma da altro socio e chi ha ottenuto la prestazione sarà tenuto, nel tempo, a fornire ad altro richiedente un servizio di analoga durata temporale.

I servizi di ciascun iscritto non potranno superate l’impegno di venti ore mensili in quando la Banca del Tempo non intende interferire con le attività che forniscono prestazioni professionali onerose.  E’ stato chiarito che il progetto parte con il sostegno dell’Amministrazione comunale, che fornirà spazi e logistica, ma il suo futuro non è legato alle vicende presenti e future di questa maggioranza amministrativa. Inoltre i promotori del progetto si propongono di creare veloci ricambi nei loro quadri dirigenti. Queste due scelte potranno garantire continuità, perché non sarà condizionata né dall’evolversi del contesto amministrativo locale né dalle vicende personali dei promotori.

Il progetto presenta due facce che sembrano in contrasto fra loro e lasciano perplessi. Da un lato si percepisce desiderio e forte volontà di fornire solidarietà che va oltre le finalità del volontariato perchè include la ricerca di vicinanze amicali e dall’altra appare problematico l’avvicinamento all’organizzazione per i più deboli  nei rapporti interpersonali, ai quali in prima istanza è rivolta  l’iniziativa. E’ un progetto ambizioso, che merita però tutto il sostegno possibile. La constatazione che progetti di questo tipo stanno operando in Italia, anche nel Veronese, da vent’anni e la determinazione di chi lo ha avviato a Sona ci fa ritenere che funzionerà anche da noi. 

Renato Salvetti
Nato a Rovereto (Trento) il 24 maggio 1940, ha conseguito il diploma di ragioneria a Verona. Sposato, con tre figli, ha svolto l’attività di dirigente d’azienda. È stato per quindici anni un amministratore comunale come assessore e sindaco di Sona. È storico delle vicende del Comune ed è autore di pubblicazioni sulla storia recente e dei secoli passati del territorio di Sona e dell’area veronese.