Una ripartenza scolastica con lo spettro della Dad

Il recente aumento dei contagi, intensificatosi inevitabilmente durante le Festività, sta facendo riemergere l’ipotesi Dad per gli studenti. Il governo si è espresso più volte contrario il mese scorso, ribadendo l’assoluta necessità della frequenza in presenza.

Attualmente rimane confermata per la maggior parte delle regioni la data di riapertura il 10 gennaio, tuttavia negli ultimi giorni si sta facendo sempre più acceso il dibattito sulle nuove regole per ridurre l’aumento dei casi e decongestionare i centri tampone, perché in queste ultime settimane il sistema è andato in tilt. E nuove decisioni potrebbero arrivare già oggi.

Alcuni propongono screening obbligatori per gli studenti alla ripresa delle lezioni, altri la Dad per i non vaccinati, altri ancora un rinvio dell’apertura degli istituti scolastici di una settimana o di un mese. Di sicuro le scuole italiane hanno fatto i salti mortali in questi mesi per adeguarsi ai continui cambiamenti di regole, nuovi protocolli e misure, perciò, perché la didattica sia efficace, servono scelte chiare anche ora, anzi soprattutto ora, dato il periodo delicatissimo.

Zaia ha dichiarato proprio ieri di essere contrario alla didattica a distanza per i non vaccinati e che “soprattutto per le Superiori le percentuali di vaccinazione sono molto alte, per cui riusciamo a gestire le presenze in maniera migliore.” A questo proposito ha precisato che la regione Veneto sta predisponendo delle proposte, anche legate al sistema delle quarantene.

Al di là dei pareri delle varie regioni, appare evidente come sia necessario fare di tutto per evitare il ricorso alla didattica a distanza, chiudendo di nuovo nelle proprie camere i ragazzi, che già hanno ampiamente dato il loro contributo in questo senso per mesi sia nel 2020 che nel 2021, in particolare la fascia d’età che va dai 14 ai 19 anni, quella che ha pagato di più l’isolamento e che psicologicamente rischia di nuovo moltissimo.

Già a giugno 2020 era evidente un calo nella motivazione e nel rendimento, ma anche un aumento dell’abbandono scolastico. Una recente indagine promossa da Fondazione Soleterre e dall’Unità di Ricerca sul Trauma dell’Università Cattolica di Milano ha evidenziato infatti come la qualità della vita degli adolescenti sia notevolmente peggiorata con la pandemia, causando disturbi e disagi importanti, alleviati solo in parte dalle riaperture dei luoghi di socialità e dal supporto psicologico.

L’ansia costante, lo stress legato all’incertezza e alla continua evoluzione della pandemia, il distanziamento, le mascherine, l’impossibilità di accedere a molti spazi di incontro hanno creato voragini profonde di scoraggiamento e paura. Questa sofferenza è evidente anche nel nostro territorio, come ha sottolineato il sindaco Mazzi nell’intervista di fine anno concessa al Baco. Ha spiegato infatti che la pandemia non ha portato solo seri problemi economici, ma anche psicologici: “Sono sempre più diffuse situazioni di autolesionismo, chiusura sociale, difficoltà relazionali, uso esclusivo di internet come forma di comunità.”

La scuola ultimamente sta rimanendo uno dei pochi baluardi contro l’isolamento, uno dei rari luoghi dove vengono veicolati cultura, regole e principi, lo spazio più importante dove avviene l’incontro tra coetanei. Quindi la scuola in presenza è imprescindibile ma non basta per ridare voglia di vivere ai ragazzi. Serve più che mai la presenza reale, affettuosa e autorevole di genitori che vedono davvero e non distrattamente i figli, ma anche poter fare affidamento su altri spazi e opportunità di crescita e incontro, creati dal Comune e dalle associazioni sportive, certo, ma anche dalle parrocchie, che dovrebbero davvero fare di più.

Dobbiamo tutti darci una mano e agire in maniera sinergica. La scuola ha il compito primario dell’istruzione, ma i ragazzi devono avere un motivo per uscire ed incontrare gli altri, imparando a convivere e a fare comunità. Dobbiamo capire davvero che le nuove generazioni hanno bisogno degli adulti più che mai, oggi, per essere il nostro futuro domani, per non veder morire tutto quanto di buono sul nostro territorio è stato realizzato con e per le persone.

Ce lo ha ricordato anche il Presidente Mattarella nel suo ultimo discorso di fine anno: “Alle nuove generazioni sento di dover dire: non fermatevi, non scoraggiatevi, prendetevi il vostro futuro perché soltanto così lo donerete alla società. Vorrei ricordare la commovente lettera del professor Pietro Carmina, vittima del recente, drammatico crollo di Ravanusa. Professore di filosofia e storia, andando in pensione due anni fa, aveva scritto ai suoi studenti: ‘Usate le parole che vi ho insegnato per difendervi e per difendere chi quelle parole non le ha. Non siate spettatori ma protagonisti della storia che vivete oggi. Infilatevi dentro, sporcatevi le mani, mordetela la vita, non adattatevi, impegnatevi, non rinunciate mai a perseguire le vostre mete, anche le più ambiziose, caricatevi sulle spalle chi non ce la fa. Voi non siete il futuro, siete il presente. Vi prego: non siate mai indifferenti, non abbiate paura di rischiare per non sbagliare’”.