Una guida del Baco per orientarsi tra case di riposo, ospedali di comunità, case di cura, ospedali e lungodegenze

Ascolta questo articolo

Quanto più la società si articola in forme nuove di socialità, quanto più si evolvono gli stili di vita, le necessità dell’uomo e le aspettative delle persone, tanto più nascono nuove strutture, sigle e apparati specifici atti ad accogliere le mutate esigenze.

A questa regola generale, alla quale non possiamo sottrarci nonostante il nostro innato desiderio di semplificazione, non fanno eccezione gli istituti che si occupano (a vario titolo) dell’assistenza e della cura delle persone e degli anziani in particolare.

Senza la pretesa di essere esaustivi, con questo breve intervento cerchiamo di fare un po’ di chiarezza sull’articolato mondo dell’assistenza sanitaria, cercando di cogliere le principali differenze che si nascondono dietro le tante sigle che caratterizzano i diversi servizi. Anche alla luce di come i diversi termini vengano oggi usati in relazione alla pandemia in corso.

Oggi, infatti, nel lessico quotidiano, sentiamo parlare indifferentemente di case di riposo, di ospedali di comunità, di case di cura, di residenze sanitarie assistenziali, di ospedali, di lungodegenze. Come se dietro tutte queste realtà ci fosse un unico modus operandi, un unico approccio al problema dell’assistenza che deve essere data a persone in difficoltà, quando, invece, la cosa non è così e le differenze che si celano dietro le diverse sigle ci sono e, talvolta, sono sostanziali.

La prima distinzione, fondamentale, sta nel cogliere l’impellenza della patologia che si sta manifestando: per questo dobbiamo innanzi tutto distinguere gli istituti preposti a far fronte ad episodi “acuti” (ossia ad episodi che si manifestano in modo improvviso e repentino o che sono conseguenza di traumi o interventi chirurgici) da altri episodi, che, invece, colpiscono le persone quando le loro patologie diventano “croniche” e, ahinoi, si sono consolidate nel tempo.

Sono strutture dedicate al trattamento di episodi acuti gli ospedali e le cosiddette “case di cura”; in queste strutture, oltre alle forme di assistenza infermieristica e di tipo socio-sanitario di cui i pazienti necessitano, è sempre garantita, 24 ore al giorno, la presenza di personale medico qualificato per intervenire quando si verificano situazioni di urgenza.

Se è relativamente semplice individuare un Ospedale o una “Casa di cura”, più laborioso è distinguere una Lungodegenza, da una RSA, da un Ospedale di Comunità e, da ultimo, da una Casa di riposo.

Per “Lungodegenza” dobbiamo intendere uno specifico reparto ospedaliero che ha il compito di accogliere i degenti nell’immediata fase post acuta, avvalendosi anche in questo caso di assistenza medica garantita durante tutte le 24 ore della giornata, con il precipuo compito di “stabilizzare” l’ospedalizzato.

Per questo, la lungodegenza non è una succursale di un reparto di geriatria, viceversa, la stessa serve a sostenere tutti i pazienti che, indipendentemente dall’età e dalla patologia che li ha colpiti, devono riacquistare, se possibile, le condizioni di salute che avevano prima del manifestarsi dell’episodio acuto.

Dopo le lungodegenze, se le condizioni di salute dell’assistito lo consentono, il medico responsabile decide per le dimissioni del paziente oppure per il proseguimento delle terapie in altra struttura ad hoc.

Il caso più semplice si ha quando il paziente riacquista le normali funzionalità e rientra nella propria residenza, sia questa intesa come la “propria abitazione” che come “casa di riposo” se proveniva da lì. Quando le condizioni del paziente non consentono (anche per motivi di carattere socio-sanitario) un suo ritorno a casa, può essere disposto un ricovero in una RSA.

La RSA accoglie pazienti con gravi deficit di autosufficienza, garantisce la presenza di personale infermieristico e socio-sanitario per tutte le necessità del paziente ma la presenza del medico non copre le 24 ore giornaliere. In queste strutture è garantita la presenza giornaliera del medico di base che annovera fra i suoi pazienti anche persone ricoverate in RSA, il numero di ore durante le quali è presente il medico, tuttavia, può variare anche per accordi stipulati dalle singole RSA e dal numero di pazienti ricoverati; il medico di base può disporre della presenza giornaliera di uno specialista (generalmente un geriatra) anche questo in accordo con i reparti di geriatria presenti sul territorio.

Quando il medico di base o l’eventuale medico specialista non è presente, nel caso si manifesti una urgenza, l’assistenza è garantita dalla presenza di personale infermieristico che, contatta il medico di base il quale decide se modificare la terapia o inviare il paziente al Pronto Soccorso.

Al personale infermieristico, nelle RSA, si affianca personale specificamente formato per garantire lo svolgimento delle attività quotidiane, come i pasti o l’igiene personale. A differenza della Casa di riposo, quindi, le RSA sono pensate come strutture para-ospedaliere, dove alle terapie che devono essere somministrate per i problemi fisici del paziente, può essere associata anche l’assistenza del fisioterapista, logopedista, ecc.

Il periodo che una persona può trascorrere in una RSA può essere molto variabile e dipende dal tempo necessario ad una sua “completa” riabilitazione.

Gli “Ospedali di comunità” sono strutture che dispongono di assistenza infermieristica qualificata ma non hanno medici “interni” e quindi, per le persone ricoverate, si fa riferimento ai medici di base o a personale nominato allo scopo da altre strutture.

Vi vengono accolte persone con problematiche molto diverse, ma principalmente persone che non possono muoversi agevolmente (perché non hanno parenti che li possono accompagnare o perché non hanno i mezzi per farlo o per altri motivi)

Un esempio che può servire a chiarire l’idea è quello di un paziente che ha avuto un episodio acuto di polmonite che però non ha necessitato di un ricovero in un reparto acuti; quando non ci sono le condizioni di gravità e urgenza per mantenere la persona in una struttura ospedaliera ma, la stessa deve essere seguita per effettuare la terapia, ad esempio per la mancanza dell’aiuto di familiari, l’ospedale di comunità svolge la sua funzione di assistenza.

Solitamente una permanenza negli Ospedali di comunità va dai 15 ai 20 giorni, dopodiché la persona, generalmente, rientra al proprio domicilio.

In buona sostanza, gli Ospedali di Comunità costano meno degli ospedali e delle RSA e servono quando è già stata fatta la diagnosi e la prognosi ed il decorso della malattia non è prudente che sia vissuto a casa propria; pur non essendo un vero e proprio “Ospedale”, la presenza di personale infermieristico garantisce la somministrazione della terapia e l’intervento del medico in caso di necessità.

Le Case di riposo, infine, oltre ai normali casi in cui gli anziani vengono accolti in esse, accolgono persone che dopo aver trascorso un periodo in RSA o in Lungodegenza risultano non più in grado (come livello di autosufficienza) di rientrare nella propria abitazione, neppure con la presenza di una “badante” a tempo pieno.

Fase della malattiaMedicoPersonale infermieristicoGrado di autosufficienzaDurata del ricovero
Ospedale/Casa di CuraAcutaSempre presenteSempre presenteIn funzione della patologia
LungodegenzaPost acutaSempre presenteSempre presenteVariabile.

Il grado di autosufficienza, spesso, varia durante il periodo di ricovero in RSA.

Fino al recupero delle normali funzioni vitali
RSACronicaPresente ad orari prefissati (*)Sempre presenteNon autosufficienti.

Il grado di autosufficienza, spesso, varia durante il periodo di ricovero in RSA.

Temporanea, anche se con periodi che potrebbero essere lunghi in funzione delle necessità mediche.
Ospedali di ComunitàPost acuta o cronicaPresente ad orari prefissati

(**)

Sempre presenteVariabile15 – 20 giorni circa
Case di riposoCronicaPresente ad orari prefissati (*)Sempre presenteVariabile

(*) Medico di base (**) Gli Ospedali di Comunità si avvalgono di Medici provenienti da Strutture Ospedaliere “di riferimento”.

Quando il paziente viene dimesso dal luogo di cura/assistenza in cui si trova, può, per così dire, prendere diverse direzioni; nei casi in cui la persona manifesta problemi di tipo economico, familiare e/o socio/sanitario, un ruolo chiave nella sua futura destinazione, viene svolto dai Servizi Sociali degli Enti Territoriali che intervengono quando la situazione per il reinserimento della persona nella propria comunità di appartenenza, presenta problematiche altrimenti difficilmente risolvibili. Interventi, questi ultimi, che saranno graduati secondo le reali necessità dell’individuo.

 

 

Luogo di ricoveroDestinazione possibile
Da un Ospedale/Casa di CuraRientrare alla propria abitazione
Entrare, per un breve periodo, in un reparto di lungodegenza
Essere accolti in una RSA
Essere accolti o rientrare in una Casa di riposo
Da un reparto di LungodegenzaRientrare alla propria abitazione
Essere accolti in una RSA
Essere accolti o rientrare in una Casa di riposo
Da una RSARientrare alla propria abitazione
Essere accolti in una Casa di Riposo
Da un Ospedale di comunitàRientrare alla propria abitazione

Queste tabelle riassumono in modo sintetico quello che “dovrebbe essere” un normale percorso di degenza presso una delle strutture sanitarie sopra menzionate, l’esperienza dei medici che seguono il paziente e del personale dei servizi sociali, può prevedere, nei casi in cui vi siano comprovate esigenze socio-sanitarie, lo sviluppo di un percorso diverso.

Come abbiamo detto in premessa, in una società complessa come quella in cui viviamo, non si può essere esaustivi di tutte le realtà, molte volte facenti capo ad organizzazioni di volontariato, che la compongono; abbiamo cercato di descrivere nelle loro linee essenziali le principali strutture di assistenza socio/sanitaria, senza per questo voler dimenticare le IPAB, le Case Famiglia per giovani, donne e/o anziani, Centri Diurni e altre realtà più o meno territoriali, che spesso vivono nascoste nelle pieghe dei grandi avvenimenti della storia ma che, in realtà, fanno anche loro Storia.