Una delegazione da Sona in visita ai paesi colpiti dal terremoto. Dove le cose non migliorano

Un anno è passato sulla pelle, sulle spalle e sugli animi di tanti cittadini italiani che, nel 2016, hanno vissuto e subito il dramma di ben due terremoti. Parlo dei due sismi accaduti in Centro Italia il 24 agosto e il successivo il 30 ottobre che hanno letteralmente raso al suolo intere comunità ed interi paesi, procurando anche delle perdite di vite umane.

A settembre del 2016 la comunità di Sona ha iniziato ad appassionarsi ad una delle tante storie drammatiche che hanno colpito queste comunità. Grazie ad una conoscenza diretta con una ragazza sonese, che si è trasferita in quelle zone dopo essersi sposata, è nato il progetto #sonaprofontedelcampo, divenuto poi #solidarietaprofontedelcampo a seguito dell’adesione di altri quattro comuni veronesi e tra loro territorialmente vicini: oltre a Sona quindi Sommacampagna, Povegliano Veronese, Castelnuovo del Garda e San Pietro In Cariano.

Cosa sia diventato e quali straordinari risultati stia ottenendo questo progetto è stato ampiamente trattato e documentato sulle pagine de Il Baco da Seta nonché sui quotidiani locali della provincia di Verona e su moltissimi social, in primis la pagina FB delle Pro Loco di Sona.

Ricordo solamente che la finalità della estesa raccolta fondi tuttora attiva e viva è quella di aiutare la ricostruzione della sede dell’Associazione Vico Badio, fulcro sociale e aggregativo della Comunità di Fonte del Campo, una frazione del Comune di Accumoli, devastata dai due sismi. Nel momento in cui i cittadini potranno fare ritorno sul territorio ospiti dei MAP (Moduli Abitativi Provvisori) avranno la necessità di potersi ritrovare in un luogo di aggregazione, per far rinascere il senso di comunità.

Ad esattamente un anno dal sisma del 24 agosto 2016, giorno della celebrazione del patrono San Bartolomeo, una delegazione di cittadini dei cinque Comuni aderenti al progetto si è recata giovedì 24 agosto 2017 a fare visita alla comunità di Fonte del Campo. Un incontro dal forte valore simbolico ed umano di vicinanza a queste persone e alle loro sofferenze. Idealmente una occasione per dare un messaggio di speranza e per cercare di infondere coraggio e fiducia portando in dote l’impegno del nostro territorio e i risultati del progetto #solidarietaprofontedelcampo.

Il Sindaco di Sona Mazzi con la nostra concittadina a Fonte del Campo. Sopra un momento della messa comunitaria.

E’ stato un incontro molto toccante. A fare da cornice una Santa Messa molto semplice ed intima che, alla fine, ha visto le persone presenti unirsi in una processione da Fonte del Campo verso la vicina Libertino in ricordo della storica ed amata processione di San Bartolomeo che tutti gli anni il 24 agosto portava con se il ritrovarsi con momenti di gioia di festa e spensieratezza.

Proprio la processione da lo spunto per alcune riflessioni. Si è dovuti rimanere ovviamente su un tratto di strada percorribile al di fuori della Zona Rossa, l’area che delimita la zona colpita dal terremoto chiusa al pubblico nella quale le macerie sono rimaste più o meno la stessa quantità di anno prima e nella stessa posizione in cui le aveva collocate il terremoto con la sua devastante azione. Sì, a distanza di un anno la stessa situazione. Ma è mai possibile una cosa del genere?

Non sono un critico a priori e per partito preso della Pubblica Amministrazione e dei suoi a volte infiniti dedali burocratici e non amo dare addosso a qualcuno per il gusto di farlo. Mi piace cercare di pensare in positivo e comprendere che non è facile far lavorare una macchina che si chiama ricostruzione come non è nemmeno facile, per un impiegato pubblico, svolgere con celerità compiti e mansioni così come richiesto da questi eventi straordinari.

Ma è altrettanto e maledettamente vero che non è possibile accettare e convivere con la frustrazione e l’umiliazione in cui vivono i cittadini di Fonte del Campo. Abbiamo visto e sentito le loro emozioni, abbiamo visto i loro occhi lucidi, abbiamo respirato il loro senso di rassegnazione. Vedere ancora lì le macerie delle loro case, con i ricordi di una vita distrutti e ammassati in qualche modo tra mattoni e calcinacci, porte e finestre divelte, reti di letti e materassi abbandonati, porzioni di mobili, fotografie, utensili. Una coltellata direttamente al cuore! Ma si può far vivere a queste persone queste frustrazioni? Ci dicono che le gare d’appalto per la rimozione delle macerie sono state fatte da tempo e gli incarichi sono stati assegnati. Bene, e quindi? Perché ancora questo scempio a cielo aperto?

Mi dispiace, ma con tutta la buona volontà non riesco a trovare alcuna giustificazione a questo stato di cose. Se non una causa: la latente e disdicevole abitudine italica, incancrenitasi nella macchina pubblica, a non essere responsabili di fatti e cose. Senza generalizzare e senza mancare di rispetto alle tante persone che lavorano nel pubblico che sono oneste e laboriose. Queste si devono sentire assolutamente escluse dalla critica. Basta proclami, basta “adesso ci pensiamo noi”, basta promesse, basta illusioni. Servono fatti.

Ritornando alla giornata del 24 agosto, la processione si è conclusa con un momento conviviale sotto un tendone allestito nella vicinissima Libertino. Più di 200 le persone presenti tra cittadini di Fonte e Libertino residenti, stagionali, amici e conoscenti e noi da Verona. Il Presidente di Vico Badio Giuseppe Servilio ha preso la parola per fare un punto della situazione. La comunità di Libertino ha ricevuto gli alloggiamenti e gli abitanti sono ora insediati. Ora tocca a Fonte del Campo, con una previsione temporale che dovrebbe portare i cittadini ora sfollati negli alberghi della costiera adriatica a ritornare li entro i primi di ottobre.

Auspicabile prima del ritorno dell’inverno, che da quelle parti è spesso severo. E’ stato dato spazio di parola anche a noi per raccontare cosa abbiamo fatto e cosa stiamo facendo nelle nostre comunità per sostenere la raccolta fondi a loro favore. Ma anche per lanciare un messaggio di speranza e di sprono a non mollare, così come hanno rimarcato il Sindaco di Sona Mazzi, la Vicesindaca di San Pietro in Cariano Salzani, per la Pro Loco Sona il Presidente Foroni e il Consigliere Cottini e il Presidente della Pro Loco di Povegliano Cordioli.

Loro, assieme a tutti i cittadini dei cinque Comuni, sono parte della nostra famiglia”. Queste le parole del Presidente Servilio e del Vicepresidente Volpetti che ci hanno emozionato e che ci hanno fatto sentire orgogliosi di quanto stiamo facendo.

La Vicesindaca di San Pietro in Cariano Maria Francesca Salzani era al suo primo contatto con la Comunità di Fonte del Campo. Abbiamo chiesto le sue impressioni.

Le ferite che lacerano le anime delle persone che si sono viste travolgere dalla forza bruta di una natura che si è scatenata contro di loro sono incolmabili – spiega il Vicesindaco di San Pietro in Cariano -. Guardare l’interno di queste case squarciate con impietosa curiosità dove il tempo si è fermato all’istante in cui la vita quotidiana si è trasformata in un incubo, lascia sgomenti ed impauriti. Pensavo di essere pronta, mi sono trovata difronte a tanto dolore. Ho pensato al mio paese e a quanto ogni mattone ogni casa ogni persona rappresenti la mia vita e la vita di tutti noi e ho avuto il grande privilegio di capire quanto sia importante preservare ciò che abbiamo e sorreggere chi di per noi diventa prossimo, in un concetto di comunità ampia che in questo momento noi stiamo sperimentando con il progetto di solidarietà Pro Fonte del Campo. Bisogna posare pietre nuove di ricostruzione di un tessuto sociale e umano che altrimenti andrà a disperdersi. Posare un verbo che ne contiene un altro osare perché bisogna avere il coraggio di essere solidali il coraggio di andare contro i propri egoismi e campanilismi ma soprattutto si osa per ricominciare a vivere. Osiamo essere uniti come Comuni diversi, come comunità diverse in un concetto di politica rivoluzionaria che concentra due principi cardine rappresentati da progettazione e da realizzazione di obiettivi comuni, implementando come valore aggiunto gli elementi che ci rendono culturalmente diversi a partire dagli entroterra culturali che sono la nostra formazione politica. Quindi non solo Fonte del Campo ma progettazione per le nostre comunità.

Un pensiero quindi, assolutamente condiviso, che va oltre l’impellente esigenza di Fonte del Campo e abbraccia le nostre comunità. #solidarietaprofontedelcampo è un progetto di sostegno concreto e realistico, ma è anche un grande “opportunità di relazione” per le nostre comunità.

Voglio ora riportare però il pensiero al centro della vera questione e rimarcare alcuni concetti. L’area in cui sorgerà la nuova sede di Vico Badio è ancora all’interno della Zona Rossa. Una riperimetrazione, fatta recentemente, la colloca al di fuori della Zona Rossa, lasciando così via libera allo sgombero delle macerie della ex sede e all’inizio della costruzione della nuova. Un altro scenario prevede che la sede sorga in un’area diversa da quella attuale. Sono due ipotesi al vaglio. Affettivamente ed elettivamente gli abitanti di Fonte del Campo la vorrebbero ricollocata nella vecchia location, ma si farà quello che è permesso e concesso di fare.  Avere una sede, ovunque sia, è una priorità! Il terreno della vecchia sede è di proprietà della curia di Rieti, che ha già dato il suo benestare affinché l’area venga riqualificata.

Il concetto che voglio ribadire è che ora più che mai è necessaria la concretezza dei fatti. Nel 2009 all’Aquila si era riusciti a fare interventi straordinari (3 mesi) che hanno portato quasi tutti gli abitanti ad essere ospitati nei MAP. Non mi interessa se farlo è stato il Governo Berlusconi, poteva essere il Governo Prodi o il Governo D’Alema o il Governo Vattelapesca. Non mi interessa gettarmi nella mischia della polemica pruriginosa per portare acqua al mulino di una corrente politica o l’altra. Mi interessano i fatti concreti. Punto. I fatti concreti che portano beneficio al paese Italia non hanno bandiera.

Dove non arriva il senso di responsabilità (ma accidenti, cosa ci vuole!) è auspicabile arrivi l’amor proprio e la dignità. Mi riferisco a funzionari comunali, provinciali, regionali, commissari straordinari, prefetti, generali, politici non certo ai cittadini di Fonte del Campo che l’amor proprio, la dignità e il senso di responsabilità l’hanno messo in campo un minuto dopo il terremoto. Con le proprie mani e con la propria iniziativa hanno raccolto 105.000 €!  Così come non mi riferisco a quella parte di cittadini di Sona, Sommacampagna, Castelnuovo V.se, Povegliano Veronese e San Pietro in Cariano che si sono messi in gioco con grande partecipazione hanno permesso ad oggi di raggiungere la cifra complessiva di ulteriori 50.000 €.

Parlando di eventi catastrofici l’amor proprio e la dignità di un funzionario pubblico, a qualsiasi livello esso sia, dovrebbero portarlo a sentirsi uno strumento di ricostruzione di massa. Serve uno slancio di emotivo, valoriale, umano, di contenuti. Serve sentirsi parte di una missione, di un progetto oltre gli schemi e straordinario, serve non creare ostacoli ma costruire ponti, serve remare a favore della corrente e non contro. Molti dei lacci che frenano questo paese hanno origine nella macchina pubblica, inutile negarlo.

Serve non perdersi la possibilità di lasciare un segno personale: il proprio contributo alla rinascita di un paese, piccolo o grande che sia. Non sempre c’è una seconda chance e non sempre le sventure accadono solo agli altri. Se si semina si raccoglie.