Un ricovero antitubercolare a Villa Trevisani a Sona nel 1927. Nel terzo volume storico del Baco si parla anche di sanità

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Il terzo volume storico del Baco “Lugagnano, Palazzolo, S. Giorgio, Sona: Il Ventennio Fascista ed il ritorno alla Democrazia (1926-1951)”, scritto dai nostri storici Renato Salvetti, Luigi Tacconi, Mario Nicoli e Valentino Venturini, in distribuzione da qualche settimana, dedica molto spazio alla sanità.

Il cartello che riproduciamo qui sopra, di propaganda antitubercolare e antiblasfema che veniva esposto in luoghi pubblici, pare avesse la pretesa di curare sia il corpo che l’anima di chi lo leggeva.

In quegli anni un notevole sforzo fu fatto per combattere la tubercolosi che negli anni ’30 portava alla morte in Italia ogni anno 60mila persone, non disponendo ancora la medicina pubblica degli antibiotici.

Nel 1927 fu istituito nella nostra provincia il Consorzio antitubercolare del quale facevano parte anche tutti i Comuni della provincia, che per anni furono tenuti a pagare per il suo finanziamento, annualmente, 0,50 Lire per abitante residente. Il Consorzio gestiva fra l’altro ricoveri ospedalieri in aree salubri, ove veniva inviato in convalescenza chi aveva superato la malattia.

Villa Trevisani a Sona, l’attuale sede della scuola materna del capoluogo fu una di quelle sedi, fino alla fine degli anni 1960, quando il Comune l’acquistò dal Consorzio antitubercolare, perché dismesso. Ospitava ancora due bambini, trasferiti in altro istituto.

Le autorità sanitarie dell’epoca diedero anche grande importanza alla prevenzione della malattia e, per irrobustire i fisici dei bambini ed il loro sistema immunitario, vennero organizzati numerosi soggiorni climatici. Il Consorzio Provinciale Antitubercolare di Verona organizzò nel 1929 a Cesenatico una colonia marina di 500 posti, che venne aperta sia d’estate che d’inverno, dove i bambini potevano usufruire sia di un vitto adeguato, sia del salutare clima del mare.

Regolamento d’igiene del Comune di Sona, approvato il 18 agosto 1891.

Grande fu anche lo sforzo perché la popolazione rispettasse le norme igieniche. Il Comune disponeva di un regolamento proprio, che tuttavia non veniva sempre rispettato dai cittadini, come risulta da questa sconsolante relazione consegnata dal Medico Condotto al Podestà: “L’Ufficio Sanitario ha dovuto dolorosamente constatare come non da tutte le famiglie siano rigorosamente rispettate le norme di igiene e di pulizia, sia nei cortili come nelle fogne e concimaie. Secchi poco puliti vengono spesso anche usati per attingere acqua potabile. Questo Ufficio, a bene esclusivo degli abitanti, da oggi a mezzo dei propri agenti inizierà l’accertamento di contravvenzioni a carico dei contravventori”.

Particolare attenzione veniva data anche alla corretta conservazione degli alimenti. La Prefettura scrisse al Podestà il 2 maggio 1926: “Alla S.V. non è certo ignoto che la frazione di Lugagnano, che appartiene a cotesto Comune e a quelli di Sommacampagna e di S. Massimo A., ha rinomanza di essere il luogo di accentramento e di consumo delle carni di sventura. E’ necessario ricondurre gli esercenti locali alla osservanza delle disposizioni vigenti in materia, ciò che si può ottenere con la applicazione di sanzioni a loro carico, quali la sospensione di esercizi e la revoca della licenza di esercizio, e coll’esigere che i locali di macellazione e di spaccio delle carni abbiano i prescritti requisiti. Il tollerare la continuazione dello stato di fatto, significherebbe tollerare e incoraggiare l’attuale disonesto spaccio delle carni insalubri”.

Nel volume un capitolo è stato dedicato alla storica Ostetrica comunale Annita Panini Finotti, diplomatasi nel 1914, assunta dal Comune di Sona nel 1919, che lasciò il Comune, per cessata attività, nel 1956. Si sposò due volte, il primo marito morì a pochi anni dal matrimonio e, pur avendo fatto nascere un notevole numero di bambini, non riuscì ad averne.

La Levatrice va ricordata perchè in quegli anni le famiglie erano numerose; i dieci figli per famiglia non erano certo una eccezione. La prestazione della levatrice era gratuita per chi era iscritta all’elenco dei poveri, ben numerosi in quegli anni, e la quasi totalità delle nascite avveniva in casa, senza la presenza di un medico.

E’ facile immaginare come l’ostetrica avesse molto da fare, in quell’epoca in cui le famiglie, oltre che essere numerose per tradizione, venivano incentivate alla prolificità dal Regime fascista. Ai nostri giorni il numero dei componenti per famiglia è inferiore di 2,5 (2,47 nel 2011) ed in quegli anni era superiore a 5,5 (5,6 nel 1936).

Queste e molte altre notizie sono leggibili nel capitolo sei del volume, che è composto da 352 pagine, corredate dalla riproduzione di 400 documenti originali, quali manifesti, deliberazioni e lettere, reperiti nell’archivio storico comunale, oltre a decine di foto in buona parte inedite, fornite da cittadini sonesi.

Il volume può essere acquistato nei seguenti punti di distribuzione:

  • Edicola Castioni, via Cao Prà 30, a Lugagnano.
  • Edicola Mancalacqua, via Mancalacqua 31 a Lugagnano.
  • La Cornice di Salvetti Elena, via di Mezzo 8 a Lugagnano.
  • Edicola Troiani presso il Centro Commerciale La Grande Mela.
  • Studio Fotografico Mario Pachera, via Cao Prà 20, a Lugagnano.
  • Cartolibreria Villaboni, via IV Novembre 24 a Palazzolo.
  • Edicola L’Arcobaleno di Zaramella Nadia, via Celà 5 a San Giorgio in Salici.
  • Edicola El Giornal di Venturi Elisa, piazza Roma 3 a Sona.
  • Alimentari Cherubini, piazza Vittoria 1 a Sona.