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Alla fine degli anni ’70 il nostro Comune fornì ai propri cittadini la prima copertura di welfare sul territorio. Sona si convenzionò con l’Ospedale di Bussolengo per garantire interventi specialistici nelle scuole e per la diagnosi precoce dei neurolesi per i neonati.

Con la Clinica Ospedaliera di Borgo Roma e la Provincia sottoscrisse accordi per interventi di medicina scolastica nei plessi del Comune. Si misero a disposizione alcuni appartamenti protetti per anziani e venne avviato un Consultorio famigliare. Passarono alcuni anni e le problematiche mutarono. Divenne il “disagio” il problema nelle famiglie agli inizi degli anni ’90. Il Comune di Sona promosse una seconda serie di iniziative di welfare.

Le nuove emergenze furono affrontate fornendo assistenza ad anziani e minori ed organizzando un servizio per bambini in età scolare assistiti al termine dell’orario scolastico per il pasto e nel pomeriggio fino all’ora del rientro a casa ed un Centro di aggregazione per ragazzi della scuola media per lo studio e per socializzare. Venne aperto un Circolo per anziani e convenzionato un servizio di Telesoccorso. Sono passato ulteriori 20 anni dalle ultime importanti iniziative nel settore e si impone un ripensamento di tutto il comparto socio-assistenziale sul territorio.

La “manutenzione” di quanto ancora esiste delle vecchie iniziative e ciò che è stato aggiunto in anni successivi è insufficiente per coprire le nuove esigenze. Un’attenta osservatrice di quanto sta cambiando, ci disse recentemente “le nonne che oggi svolgono ruoli da babysitter per bambini ed anziani fanno parte dell’ultima generazione in grado di fornirle”. E’ vero infatti che le madri di oggi, da nonne, saranno ancora al lavoro quando nipoti e parenti anziani chiederanno il loro aiuto. Servono delle strutture che riescano a coprire gli spazi che le famiglie non possono impegnare nella cura dei figli o degli anziani autosufficienti che necessitano di assistenza.

La conoscenza di un italiano che operava a Copenaghen nel settore socio-sanitario, portò nei primi anni ’80 gli Amministratori di Sona a prendere visione di quanto era stato realizzato in un quartiere della capitale danese. Il centro polifunzionale disponeva di aree nelle quali potevano essere accolti i bambini di chi era impegnato nel lavoro e anziani parzialmente non autosufficienti per brevi periodi. Un’area era dedicata al tempo libero con spazi attrezzati. Un’altra area era dedicata al lavoro, sempre del tempo libero, con officine presso le quali si potevano avvicinare la meccanica, l’elettrotecnica e la falegnameria. Il complesso era dotato di palestra e mini piscine, anche per la rieducazione motoria. Il tutto era in parte gratuito, alcuni servizi erano forniti a pagamento, con tariffe accessibili.

L’Ente pubblico contribuiva con una quota fissa ed una variabile legata al numero dei fruitori dei servizi, ma il volontariato era il fulcro dell’attività. La Casa di riposo per anziani, in attività a Lugagnano, era stata progettata sull’esempio di quell’esperienza come centro civico e sede di appartamenti protetti per anziani, modulo iniziale di un progetto più articolato. Decisioni successive l’hanno trasformata in Ricovero per non-autosufficienti e poco altro.

Come ripartire per dotare Sona di strutture e servizi socio-sanitari adeguati alle nuove necessità? Le iniziative sul welfare degli anni ’90 a Sona presero l’avvio dopo aver raccolto informazioni sulla condizione giovanile e degli anziani, che rappresentavano più del 40% dei residenti. I dati raccolti, relativi all’intera popolazione dei due comparti furono pubblicati nel 1986 e nel 1989. Riteniamo che si debba ripartire avviando una analoga ricerca, aggiungendone una terza sulla condizione delle famiglie.

Queste alcune delle domande alle quali dovrebbe rispondere un’indagine accurata: quali sono i problemi degli adolescenti e dei giovani a Sona, quali le loro necessità, quali le risposte che possono essere fornite? Come possono gli anziani mantenere un collaborativo inserimento nella Comunità? Come vivono le famiglie oggi? Molte famiglie di extra comunitari, sono ormai presenti anche a Sona, quali sono i problemi di convivenza con il tessuto civico? L’indigenza è stata debellata nel nostro Comune o si nasconde in forme nuove, sfuggendo così a sguardi disattenti?

I Partiti, le Associazioni, non ultime le Parrocchie presenti sul territorio, dovrebbero promuovere un dibattito su questo argomento ed i nostri Amministratori comunali prendere l’iniziativa di coordinare il tutto.

Siamo veramente convinti che siano la “sicurezza” e l’azione di contrasto ai “diversi” le emergenze che meritano la maggiore attenzione da parte loro? Noi crediamo che la vera emergenza, nel nostro Comune, sia l’insufficiente progettualità nel settore dei servizi sociali sul territorio.

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Renato Salvetti
Nato a Rovereto (Trento) il 24 maggio 1940, ha conseguito il diploma di ragioneria a Verona. Sposato, con tre figli, ha svolto l’attività di dirigente d’azienda. È stato per quindici anni un amministratore comunale come Assessore e Sindaco di Sona. È storico delle vicende del Comune dal dopoguerra ed ha collaborato a pubblicazioni sulla storia recente e dei secoli passati del territorio di Sona e dell’area veronese.