Un mondo di libri: in morte di Sepúlveda, che ci ha insegnato a sognare (ed il valore della speranza)

Giovedì 16 aprile è morto lo scrittore cileno Luis Sepùlveda, colpito dal Coronavirus alcune settimane fa. La notizia ha suscitato forte commozione perché l’autore ha fatto sognare bambini, ragazzi e adulti di tutto il mondo attraverso la dolcezza delle sue storie, a partire da quella più amata: “Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare”.

La storia della gabbiana Kengah e del gatto Zorba tocca con delicatezza temi che sono presenti anche in tanti altri suoi racconti: l’amore per la natura costantemente violata dall’egoismo umano, il potere della solidarietà e dell’altruismo, il coraggio di credere nei propri sogni, il valore della libertà e della diversità.

È molto facile accettare e amare chi è uguale a noi, ma con qualcuno che è diverso è molto difficile. Sentiamo che anche tu ci vuoi bene, che siamo i tuoi amici, la tua famiglia, ed è bene tu sappia che con te abbiamo imparato qualcosa che ci riempie di orgoglio: abbiamo imparato ad apprezzare, a rispettare e ad amare un essere diverso.
La vicenda della gabbianella e del gatto è  rimasta nei cuori di tanti, ma meritano di essere scoperte anche altre favole, come “Storia di una balena bianca raccontata da lei stessa”. Il racconto inizia con una conchiglia, che un bimbo raccoglie su una spiaggia cilena, da cui si leva la voce di una balena bianca, che racconta il suo amore per il mare. La balena si pone infatti a difesa di un tratto di mare violato da troppi egoismi, dimostrando come la convivenza tra uomini e animali sia talvolta travagliata.

Nella “Storia di una lumaca che scoprì l’importanza della lentezza” Sepùlveda porta a riscoprire il senso perduto del tempo, invitando a fare le cose con calma, sostenendo che è giusto inseguire le nostre ambizioni ma senza dimenticare, lungo la strada, di prestare attenzione a chi ci sta intorno, ascoltare e godere della bellezza in cui siamo immersi.

La tartaruga, masticando gli ultimi petali delle margheritine, le disse che se lei non fosse stata una lumaca dall’andatura lenta, molto lenta, se invece della sua lentezza avesse avuto il volo veloce del nibbio, la rapidità della cavalletta che copre a salti enormi distanze, o l’agilità della vespa che ora c’è ora non c’è perché è più veloce dello sguardo, forse non sarebbe mai stato possibile quell’incontro di esseri lenti come una tartaruga e una lumaca.

Nella “Storia di un cane che insegnò ad un bambino la fedeltà” si racconta la relazione speciale tra un bambino e un cane lupo, cercando di dimostrare il valore della fedeltà e della lealtà, che non dovrebbero mai essere tradite, neanche quando la vita si dimostra crudele.

Infine, vale la pena accostarsi ad una delle prime opere di Sepùlveda, “Il vecchio che leggeva romanzi d’amore”. Il romanzo ha per protagonista l’anziano Antonio José Bolívar, che trascorre le sue giornate ai margini della foresta amazzonica in solitudine, in compagnia dei suoi ricordi, della fotografia sgualcita della moglie e di alcuni libri d’amore, che rilegge continuamente. Tra i temi affrontati c’è la magia della parola scritta, che dà sollievo al protagonista durante la stagione delle piogge, ma anche lo scontro tra uomo e natura, legato all’avidità di chi non si fa scrupoli a distruggere la foresta amazzonica pur di arricchirsi.

Le storie di Sepulveda sono spesso lievi e delicate, in netto contrasto con la sua vicenda personale, fatta di tanti momenti difficili.

Nato nel 1949 in Cile, iniziò a scrivere quando era ancora un ragazzo, occupandosi anche di giornalismo. Si unì all’Esercito di liberazione nazionale in Bolivia e lavorò come guardia personale di Salvador Allende. Successivamente al colpo di stato di Pinochet, nel 1973, venne imprigionato in uno stanzino minuscolo per sette mesi e subì torture.

Fu scarcerato grazie alle pressioni di Amnesty International e la sua condanna a morte fu trasformata in un lungo periodo di esilio. Invece di andare in Svezia, dove gli era stato promesso asilo politico ed un impiego, fuggì con l’intenzione di liberare molti compagni che erano ancora imprigionati in Sudamerica. Visse per sette anni in Amazzonia e si unì anche a Greenpeace.

Fu anche regista e sceneggiatore. La sua vita intensa fu impreziosita anche da un grande amore tormentato, quello per la poetessa Carmen Yanez, che per cinquantadue anni, tra alterne vicende, è rimasta accanto allo scrittore, la cui vita, dura ed avventurosa, lo ha reso un uomo consapevole del valore della libertà e profondo conoscitore dell’animo umano.

Ammiro chi resiste, chi ha fatto del verbo resistere carne, sudore, sangue, e ha dimostrato senza grandi gesti che è possibile vivere, e vivere in piedi, anche nei momenti peggiori.

Chiara Giacomi

About Chiara Giacomi

Nata a Verona nel 1977, si è diplomata al liceo classico e ha conseguito la laurea in Lettere presso l'Università di Verona. Sposata, con due figli, insegna Lettere presso il Liceo Medi di Villafranca. Lettrice appassionata, coordina il Gruppo Lettura della Biblioteca di Sona.

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