Un medico “bestiale”. Conosciamo il veterinario Siliotto

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Leggendo il titolo dell’articolo, il lettore non può che pensar male, invece questa volta il diavolo è meno brutto di quanto si pensi. Il nostro “medico bestiale” è il “veterinario”. In particolare questa volta sentiremo cosa ci dice il dott. Rodolfo Siliotto che gestisce un ambulatorio veterinario a Lugagnano in collaborazione con la dottoressa Christina Chubb; fra le altre cose il dott. Siliotto abita a Sona.

 

Vediamo però, prima di entrare nel merito dell’intervista, come si diventa un “medico bestiale”. Per esercitare la professione di veterinario bisogna conseguire una laurea specifica in Veterinaria presso una delle varie sedi universitarie sparse un po’ in tutta Italia; Rodolfo Siliotto si è laureato presso l’Università di Parma.

Tutto questo però non basta ancora, bisogna seguire dopo la laurea un tirocinio di un anno presso un altro veterinario già abilitato alla professione, e solo dopo il parere positivo di quest’ultimo si può iniziare a muovere i primi passi, da solo, per curare i nostri amici animali.

Parlando, Rodolfo inizia così: “Contrariamente a quanto si pensa, la professione di veterinario presenta seri rischi, ci si trova spesso a trattare con animali di grossa taglia che per la loro mole rappresentano un pericolo reale, basti pensare al calcio di un cavallo o di un mulo, all’incornata di un toro, o di un bovino di grossa taglia”. Io per sdrammatizzare la situazione dico: “Beh non sarà sempre così”! Ma, nel frattempo, arriva in studio una telefonata inquietante: “Buongiorno, dottore! Siamo un circo di passaggio a Verona e avremmo il nostro leone che sta poco bene, pensiamo sia mal di denti, potrebbe dargli un’occhiata”? La risposta questa volta è subito pronta: “Mi spiace, ma non sono attrezzato per operare su animali circensi di grossa taglia, deve rivolgersi ad uno studio specializzato in materia”! 

Poi prosegue: “Come vedi, qui le sorprese non mancano mai”. Riprende: “Per fortuna qui di solito operiamo su animali destinati all’ingrasso per l’alimentazione umana, in particolare mucche, suini, ovini, caprini; e poi non smettono mai di capitare sorprese come oggi. Nel corso di questi anni abbiamo operato un pitone, altri tipi di rettili, e non ci siamo fatti mancare neanche una puzzola. A volte il nostro intervento va a cozzare contro una mentalità alquanto strana degli esseri umani; tenendo un cane o un altro animale in cattività si creano spesso sindromi di tipo depressivo, e qui invitiamo i nostri clienti a rivolgersi presso veterinari comportamentalisti, che stanno diventando sempre più numerosi”. 

Continuando si sofferma su un concetto: “Spesso l’uomo non ha presente che allevare o convivere con un animale significa stabilire un rapporto a due con regole ben precise da rispettare, non si può allevare un cane, specie se di grossa taglia, in un appartamento; il cane ha l’istinto del lupo, è un cacciatore, così pure i gatti che sono felini e anch’essi cacciatori; per non parlare degli uccelli, per loro lo spazio vivibile non può essere una gabbia, ma tutto il cielo, ma non voglio entrare in tematiche troppo esistenzialiste”. Poi gli chiedo quali interventi esegue normalmente sugli animali dei sonesi, e qui inizia: “Il nostro lavoro non è dissimile da quello di un medico, solo che noi operiamo con esseri che non parlano, non ci possono dire cosa si sentono e nemmeno dire trentatré; poi i nostri strumenti sono simili, usiamo lo stetoscopio per sentire cuore, polmoni e altri organi vitali, abbiamo qui nel nostro studio una apparecchiatura per radiografie, per ecografie e una serie infinita di siringhe di ogni tipo, usiamo farmaci analoghi a quelli per gli uomini, stessi principi attivi, cambiano qualche volta gli eccipienti. Le operazioni che eseguiamo vanno dalla sistemazione di un arto rotto alla cura del cuore, operazioni su tumori; spesso sterilizziamo, su richiesta dei proprietari degli animali, le femmine che altrimenti sarebbero troppo prolifiche”.

Continua Siliotto: “In pratica facciamo agli animali operazioni analoghe a quelle che subiscono gli esseri umani in un ospedale”. Aggiunge: “Un’operazione, più burocratica che altro, è quella di impiantare un microchip nei cani e dotarli di un passaporto, in caso si smarrissero: è un sistema che funziona molto bene. Collaboriamo spesso con la Polizia Provinciale (leggi guardiacaccia) e operiamo piccoli animali protetti che vengono poi rimessi in libertà e ritornano alla loro vita di tutti i giorni. Concludendo: siamo dei veri e propri medici per animali, ma per fare questo lavoro, che è duro e complicato, bisogna saper amare veramente gli animali e impegnarsi a fondo, seguendo anche corsi di aggiornamento continuo”.

Intanto il tempo trascorre mentre entrano clienti con animali per chiedere consigli, eseguire vaccinazioni, portare il cane per un check-up completo, e tante altre persone che vengono a chiedere aiuto sul da farsi riguardo il loro animale. Nel frattempo è giunta ora di chiusura, e mentre mi allontano vedo il dott. Siliotto chiudere il suo ambulatorio, che aprirà nuovamente il giorno successivo per continuare a prendersi cura degli animali dei sonesi, e non solo.