Un matrimonio che funziona poco

Lo scorso 5 febbraio la Fondazione per la Sussidiarietà ha presentato in Senato il Rapporto 2009, che fotografa il rapporto tra cittadini, famiglie e pubblica amministrazione.

 

Un lavoro di estremo interesse che merita un’attenta lettura. Uno dei dati più significativi che emerge dalle interviste fatte su un campione di 800 capofamiglia è la bocciatura delle Regioni e soprattutto delle Provincie, mentre vengono promossi i Comuni, il soggetto istituzionale percepito “più vicino ai problemi dei cittadini e quindi più in grado di offrire le soluzioni più adeguate ai bisogni di questi ultimi”. In una scala da 1 a 10 i Comuni hanno ottenuto un punteggio pari a 6,32 mentre Regioni a Provincie non raggiungono la sufficienza, rispettivamente 5,05 e 4,84.

 

Un dato che in fondo non sorprende del tutto se si pensa a come i Comuni sono i primi interlocutori dei cittadini, e che spesso si occupano (si dovrebbero occupare) di materie che sono strettamente legate alle esigenze dirette del territorio.

 

A fronte di questi risultati appare pertanto ancora più preoccupante la disaffezione evidente che sta segnando il rapporto tra la popolazione di Sona e l’Amministrazione Leghista che la guida ormai da due anni. Dopo una campagna elettorale giocata soprattutto sulle tradizionali parole d’ordine del Carroccio – sicurezza, federalismo, indipendenza – la pratica ha poi dimostrato in questi anni una scarsa attenzione reale al territorio e un ripetersi invece di prese di posizione solamente di facciata. E quasi sempre incentrate su tematiche che poco o nulla interessano il territorio ma che servono solo come “richiamo alle armi” per lo zoccolo duro dell’elettorato leghista.

 

Argomenti di grande impatto emotivo – sicurezza, tradizioni padane, chiusura verso l’esterno – ma che nulla attengono alle vere problematiche di cui un Comune deve occuparsi. Ad aggravare la situazione di quasi totale mancanza di iniziative è venuto poi l’incancrenirsi dello scontro, tutto interno alla maggioranza, tra l’anima leghista e quella del Popolo della Libertà.

 

Un conflitto che ha di fatto impedito ogni progettualità di ampio respiro, portando quasi alla paralisi dell’attività amministrativa come testimoniato anche da L’Arena con un pezzo del 20 gennaio. Due anni persi, e con poche prospettive per il resto della legislatura. Con inoltre il rischio – che nei corridoi del Comune danno per possibile anche se improbabile – che visto il risultato ottenuto dalla Lega Nord alle recenti regionali, il Sindaco Gualtiero Mazzi potrebbe essere tentato di riportare anticipatamente Sona al voto per sbarazzarsi del Popolo delle Libertà.

 

Un matrimonio quindi – quello tra Sona e la Lega Nord – che non sembra proprio funzionare. Le motivazioni sono essenzialmente due: da una parte un Sindaco che ad oggi ha dimostrato scarsa capacità di leadership personale, troppo soggetto alla politica provinciale e regionale per affrontare le vere problematiche del nostro Comune; dall’altra una squadra di governo che, come si diceva, è risultata da subito spaccata in due fazioni, che a stento dialogano. Va riconosciuto il personale impegno di alcuni Assessori del Popolo della Libertà, ma oltre a questo regna il deserto amministrativo.

 

A monte di tutto va registrata l’incapacità evidente della Lega Nord di Sona di trasformarsi in vera forza di governo. Più adatti a lanciare slogan incendiari e a solleticare paure e timori del proprio elettorato, è palese l’imbarazzo che prende alcuni amministratori della Lega Nord locali quando si trovano nella stanza dei bottoni, quando sono obbligati a prendere decisioni concrete, che portano conseguenze, non potendo limitarsi ad alzare i toni delle polemiche.

 

Ecco che se a Sona ormai siamo assediati da un traffico invivibile serve a poco che il Sindaco Gualtiero Mazzi si spenda invece per organizzare una mostra sulle Pasque veronesi, come fatto lo scorso maggio, inneggiando alla “rivolta antifrancese dell’aprile 1797”, con tanto di “alzabandiera veneto” e figuranti addobbati nei costumi dei soldati veneziani e austriaci.

 

Ecco che se le scuole delle nostre frazioni sono ormai del tutto inadeguate ad accogliere i nostri figli in maniera decorosa serve a poco che il Sindaco Gualtiero Mazzi sia riuscito a far celebrare una messa in latino a San Giorgio per “mantenere vivo il rito tradizionale”.

 

Ed allora tornano in mente le parole che l’ex Governatore del Veneto Giancarlo Galan ha rilasciato a Il Corriere della Sera del 24 dicembre scorso. Alla domanda sul che cosa tema di più da un Veneto a guida leghista ha risposto: “il localismo sfrenato che impedisce di vedere l’interesse superiore, la politica da bar, il piccolo populismo. Temo certe cose che sento sugli immigrati che mi vergogno vengano dalla mia regione, e certe altre sugli omosessuali che fanno ribollire il sangue. Venezia è stata 900 anni di apertura. Qui si pubblicavano i libri che altrove si bruciavano, qui veniva chi altrove non poteva scrivere e parlare. Il Veneto è civiltà dell’incontro che diventa cultura, diventa economia e s’impone in virtù dell’ammirazione degli altri. E invece in giro vedo certi assessori che rievocano le battaglie tra celti e veneti”.

 

Tutte inverosimili battaglie di facciata appunto. Che magari divertono qualcuno, ma nel frattempo le nostre strade restano assediate dalle automobili e le nostre scuole restano fatiscenti.

 

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Mario Salvetti
Nato nel 1969, risiede da sempre a Lugagnano. Sposato con Stefania, ha due figli. Molti gli anni di volontariato sul territorio e con AIBI. Nella primavera del 2000 è tra i fondatori del Baco, di cui è Direttore Responsabile. E' giornalista pubblicista iscritto all'Ordine dei Giornalisti del Veneto. Nel tempo libero suona (male) la batteria.