Un italiano su due non ha buoni rapporti con il vicino di casa. Vale anche per Sona?

“Un italiano su due non ha buoni rapporti coi vicini di casa”; questo è quanto emerso da un recente sondaggio condotto da Nextplora per Sara Assicurazione, secondo cui il 48% del campione ha “un atteggiamento di sostanziale freddezza o persino indifferenza verso chi vive alla porta accanto, e non mancano casi di aperta e continua conflittualità”.

E questo dato interessa non solo le grandi città, dove la densità di abitanti è certamente più alta, ma anche il nostro bellissimo territorio sonese, dove la popolazione è comunque aumentata notevolmente negli ultimi decenni. Tanti di noi quindi, si trovano quotidianamente a doversi relazionare con il proprio vicino, anzi nella maggior parte dei casi, con più vicini, rendendo spesso le cose non semplici.

Schiamazzi, rumori, specie in questa stagione, rappresentano il principale motivo di litigio, ma anche il poco rispetto delle regole condominiali o il mancato pagamento delle spese comuni, sono fattori che, stando all’indagine, infiammano gli animi.

Certo è, che il rapporto “un italiano su due” è a mio parere, qualcosa di sconcertante, che fa riflettere, perché significa che la metà di noi non è contenta, per farla semplice, delle persone che gli vivono accanto. Sì, perché questi “vicini” sono prima di tutto delle persone, esseri umani, con i loro pregi e difetti, con le loro abitudini e la loro personale visione del mondo.

Il rapporto coi vicini (e i problemi che ne derivano), sostanzialmente non è altro che la proiezione, in piccola scala, delle relazioni esistenti fra le persone all’interno di una comunità più grande. I fattori da cui deriva questo malessere, a mio parere, sono infatti i medesimi: mancanza di rispetto verso l’altro, in primis, con la sopraffazione di una delle parti attraverso comportamenti poco corretti, poco educati, ma anche solo atteggiamenti, a volte; intolleranza diffusa verso tutto quello che è al di fuori del nostro concepire, o che per noi “è sbagliato”; intolleranza che poi sfocia inevitabilmente nel giudizio, negativo, il più delle volte.

Siamo spesso tentati dal farci gli affari altrui (credo anche per una caratteristica propriamente italiana, purtroppo) sparando sentenze soprattutto sul modo di vivere degli altri: proviamo a guardare di più in casa nostra, ci accorgeremo che anche certe nostre consolidate abitudini, risulterebbero “strane” agli occhi dei vicini.

Quando ero ragazzina e abitavo ancora con i miei genitori, ricordo che nel quartiere ci si conosceva tutti (eravamo davvero in pochi all’epoca): questo era da un lato confortante, piacevole anche; ricordo che spesso arrivavano a casa prodotti regalati dai nostri vicini, come le pesche coltivate nei campi di proprietà. Ricordo anche, in occasione della mia prima comunione, di aver ricevuto vari regali dal vicinato; oppure quando nasceva un bimbo, si usava fare un regalino, come segno di benvenuto al nuovo nato.

Ma questo contesto custodiva anche il rovescio della medaglia: tutti sapevano tutto delle altre famiglie, non c’era movimento che non fosse registrato ed analizzato… e aggiungerei romanzato, perché spesso le interpretazioni personali falsavano la realtà!

Non saprei dire, a distanza di tanti anni, con l’aumento demografico e l’arrivo di tante persone da altri paesi se questo fenomeno si sia ridimensionato. Sicuramente il rapporto tra vicini, salvo qualche eccezione, è cambiato, così come è cambiata la società: più veloce, più frenetica, più problematica; non si ha tempo per star a guardare cosa fa l’altro.

Certo è, che fonte principale di malumore rimangono i comportamenti poco rispettosi verso le regole base di convivenza: credo sia capitato a tutti di aver sopportato un vicino troppo rumoroso, o la musica decisamente alta della festa nel giardino a fianco. L’importante sarebbe sempre ragionare con il caro, vecchio, buon senso, senza farci prendere da sentimenti negativi o peggio di vendetta, mettendo in atto dispetti reciproci di varia natura.

Intendiamoci, mi rendo conto che di fronte a certi personaggi, sia veramente dura praticare la comprensione, o porgere l’altra guancia come si usa dire; a questo proposito, l’indagine rivela che in caso di litigio, per più di un italiano su due (53%) la soluzione migliore sia comunque il dialogo, per appianare i conflitti. Il 21% lascerebbe semplicemente correre, dando tempo al tempo, mentre un 15% si rivolgerebbe ad altri vicini perché possano fare in qualche modo da mediatori; e c’è un 5% che ricorrerebbe, senza indugi, a un avvocato. Infine, nei casi più estremi, ben un italiano su cinque (20%) penserebbe persino di cambiare casa per il rapporto difficile coi vicini.

Come riportato all’inizio, nell’indagine si parla anche di freddezza e indifferenza verso chi abita accanto a noi: quasi la metà delle persone interpellate dichiara infatti disinteresse o distacco verso di loro. Questo potrebbe portare a pensare che in fin dei conti, nessuno rompe le scatole a nessuno!

Ma credo invece che questo significhi solo che non ci interessa costruire un rapporto personale, non dico amichevole, ma quanto meno cordiale con l’altro; non ci interessa conoscerlo, per comprenderlo meglio anche. Non gli chiediamo nulla, in modo che lui non possa pretendere niente da noi. Siamo tutti presi da mille cose, sempre di corsa questo è vero, ma fare due parole, dire un “buongiorno” sulle scale, il mattino, non comprometterà di certo la giornata. Fare una gentilezza, risolvere un piccolo guasto del condominio, magari senza che nessuno ce lo chieda, chiedere all’altro “come sta quel tuo parente?” Avete mai provato? E’ molto più facile di quel che si pensi e richiede molte meno energie che essere arrabbiati o rancorosi.

La pandemia di certo ha giocato un ruolo importante nella (ri)valutazione del nostro rapporto col vicinato, soprattutto nella costrizione del lockdown: lo ha fortificato nel caso di rapporti già buoni, trovando anzi in esso momenti di sollievo e di socialità. Ma dall’altra parte ha invece acuito le ragioni di conflitto, causati anche dalla compresenza, praticamente per 24 ore al giorno, degli interessati.

Per quanto mi riguarda, la pandemia, ha avuto il merito di permettere a me e alla mia famiglia di approfondire il rapporto con i vicini, portandoci a condividere, inaspettatamente, fatti anche personali di quel periodo, pensieri, preoccupazioni.

Fortunatamente c’è un clima sereno tra noi, principalmente perché c’è prima di tutto rispetto reciproco; ci preoccupiamo anche di non disturbarci troppo uno con l’altro e quando accade (perché accade!) non ci sono polemiche, né recriminazioni, siamo consapevoli che “fa parte del gioco”.

Lo so, il massimo sarebbe il vicino che bussa alla porta per avvertirti che “stasera ghe sarà un pò de casin, portì pasiensa, cerchemo de parlar a pian” o che nella cassetta della posta, un giorno, trovi un biglietto dolcissimo scritto dalla piccola del condominio come gesto di ringraziamento! Non succede, ma se succede…